Mi sono spesso chiesta perchè solo le cattive notizie facciano parlare tanto le persone...for

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mercoledì 29 gennaio 2025

MARIA VA DA ELISABETTA

 RIGUARDO AI MISTERIOSI STATI D'ANIMO DI MARIA...



martedì 14 gennaio 2025

CONSACRATA A DIO

 


mercoledì 9 agosto 2023

martedì 26 febbraio 2013

TRENI NELL'ORA DI PUNTA

"Attenzione! Attenzione! Il treno per Roma subirà un lieve ritardo!"
Ecco l'annuncio dei megafoni alla stazione del mio paese...ormai tutte le mattine da un pò di tempo a questa parte.
La gente sbuffa, oppure continua a leggere il suo giornale indifferente. Ma il bello viene quando il treno arriva. Già quasi tutti i posti a sedere sono occupati e per mio carattere ho rinunciato da molti anni all'idea di accaparrarmene uno.
Così non la pensano le donne e gli uomini di mezza età-ma ci scappa anche qualche giovincello rampante-che prendono il treno con me.
Sarà la vecchiaia che avanza mi chiedo, mentre li vedo, all'avvicinarsi del treno, che scattano in pool position con grande classe e qualche spintone...e come per magia si trovano davanti alle porte al posto mio. Roba che se ci provassi io finirei, come del resto accade sempre, esattamente davanti al punto in cui il vagone non ha porte, oppure davanti allo spazio tra i due vagoni.
Gli uomini a questo punto, raggiungono le vette della cavalleria e travolgendo chi cerca di scendere, rotolano verso il primo sedile vuoto, rubandolo alla vecchietta di turno piena di buste e di acciacchi- roba vista nei film di Re Artù o della Principessa Sissi-
Ovviamente, se vi capita di vedere una donna incinta, allora è a lei che ruberanno il posto.
E mentre loro sono già seduti e leggono il giornale a pagina 8, io tento di sgusciare tra le persone invelenite che ancora non sono riuscite a scendere...e occhieggio il mio posticino preferito: quello addosso alla porta di fronte...quella che se si apre per sbaglio succede una strage, per capirsi. Il vagone non è poi così pieno..è del tutto vivibile. Peccato che siamo solo alla seconda fermata..
Alla terza salgono le scolaresche. Ho detto un rosario nel frattempo, pregando che non mi capitino studenti particolarmente chiassosi e sguaiati...ma niente, è destino: la metà dei passeggeri che sale qui ha inevitabilmente sui 14 anni, l'età alla quale ogni tipo di violenza fisica e psicologica è giustificata. Sui ragazzi, si intende. Ma non voglio apparire troppo intransigente.
E' il contesto che stimola pensieri feroci..perché l'altra metà dei passeggeri che sale ha una caratteristica ancora più notevole: và al raduno settimanale degli idrofobi, ovvero "gente che non ama l'acqua corrente, specie se utilizzata per scopi igienici". Sono persone da compatire, indubbiamente, sia per i loro gravi problemi psicologici ed economici, sia soprattutto, per i loro gravissimi problemi olfattivi (non è possibile che sopravvivano una giornata intera senza morire di puzza!). Tuttavia ogni compatimento umano scompare in un lampo quando- in un treno ormai affollato e che continua a riempirsi- costoro si trovano a soli 5 centimetri da te.
Chiunque sul vagone-a parte Madre Teresa, Giovanni PaoloII e gli amici che vanno al raduno di cui sopra- pensa:" No! No! No! e ancora nooooooooooooooo. Queste persone non dovrebbero esistere". Sì è vero, è un pensiero orrendo, orrifico, spregevole, del tutto disdicevole, ma è anche fuori controllo. La mente, infatti, sotto gli effetti della puzza estrema, è entrata in loop e solo coloro che sono più avanti nella via della santità riescono a concentrarsi su detersivi, saponi, vasche di acqua bollente (sterilizzante), lavatrici...gli altri sussurrano a ripetizione "che schifo", a volte in coro, a volte solo muovendo le labbra, fino a che i partecipanti al raduno scendono tutti lasciando il vagone in una confusione totale, con la gente che picchia sui vetri per chiedere la liberazione dalla puzza.
A quel punto il treno si svuota e per terra rimane qualche ferito che rantola, o per la puzza o per la folla che lo ha calpestato per scendere. E' ora di buttarsi nella metro.
Buttarsi è proprio il termine giusto, se si vuole proprio salire. E' l'ora di punta, ma il termine andrebbe un pò rivisto.
E' l'ora bestiale, è l'ora di Aushwitz, è l'ora della deportazione, è l'ora del contatto fisico estremo con vari sconosciuti, è l'ora di ascoltare gli mp3 direttamente dall'ipode del vicino, che ormai è dentro al tuo orecchio, mentre la borsa di quello di fronte entra a far parte del tuo stomaco e la pelliccia della donna accanto ha avvolto tutto il tuo viso, ormai scomparso nella massa di pendolari.
Questo se ti butti subito.
Se aspetti...bhè, ci dispiace, non entrerai mai più.
C'è anche qualche fantasioso trasformista che entra quando ormai l'unico posto vuoto è dentro alla plafoniera del soffitto...e allora vedi la metro che apre e chiude le porte varie volte di seguito finchè il trasformista non ha infilato tutte le braccia all'interno del vagone. In realtà per vedere la scena bisogna essere fuori...tra coloro che non arriveranno mai dove devono andare, e che ormai rassegnati guardano-anche con un certo sollievo-la gente incastrata dentro al vagone...scuotendo anche un pò la testa.
E  questa non è che la prima fermata..nelle seguenti si ripete la scena del trenino, ma con un ricambio maggiore e più intenso di passeggeri (qualcuno se ne và con la tua sciarpa, e a te resta la sua borsa e dei brandelli di cappotto).
Ma per i più fortunati lo strazio è quasi finito: sanno di dover tener duro ancora per poco.
Gli altri invece- e li riconosci perché hanno la tua stessa smorfia della bocca e i tuoi occhi angosciati-dovranno anche salire sull'autobus. Dell'autobus non voglio parlare, per motivi personali. Sento che non ce la farei.
Dico solo che il mio posto riservato è quello contrassegnato da una linea rossa, sulla quale "non bisogna sostare per non bloccare l'apertura delle porte". Càpito sempre lì, per qualche motivo di espiazione personale. E poi c'è sempre qualche amico del raduno che viene con me tutto il viaggio..anche per questo mi sono fatta l'idea di avere molti peccati.
Ma l'autobus è anche il posto dei misteri: la gente scende tutta alla stessa fermata- per cui io che sto sulla porta vengo espulsa automaticamente all'apertura- e...quando sto per risalire improvvisamente non c'è più posto. Dove stavano infilati quelli che sono scesi??? è un mistero che non sono ancora riuscita a risolvere. Ma ormai sono arrivata sul posto di lavoro...e non ci devo più pensare, almeno fino a stasera.
(scritto dalla mia amica Vittoria)



giovedì 31 gennaio 2013

IL PARRUCCHIERE DELL'ANNO

Sogni dementi di appagamenti estetici-Risvegli a 100 gradi C-Il brivido del taglio-Sogni sarcastici sul trionfo di un parrucchiere-Come entrare a far parte dell'equipaggio dell'Enterprise.


Arriva il grande giorno: mercoledi alle 14 in punto vado a tagliarmi i capelli. E' sempre un giorno speciale, per una donna, quello in cui si và dal parrucchiere.
Sono quei rari momenti in cui sai che tutto ciò che la tua testa dovrà fare, sarà sopportare i bulbi piliferi che ricoprono la cute del cranio...nessun pensiero, nessuna preoccupazione deve affollare la mente in quell'ora (due se si tratta di fare la tinta, tre per le fortunate che si affidano alla permanente o ad una messa in piega particolare). Anzi, la tua mente verrà del tutto imbevuta dalla dolcezza dell'acqua tiepida che scorre tra i capelli , dal profumo dello shampoo e dalla sua spuma ovattata, dal morbido massaggio di mani esperte e accurate che ti ricordano tanto i bagnetti d'infanzia.
Poi c'è il taglio e l'asciugatura, fasi in cui il parrucchiere passa e ripassa le mani tra i capelli, producendo un sopore invincibile sulle rilassatissime clienti, sopore enfatizzato dalla musica soffusa e dal rumore indistinto dei phon accesi...che talvolta sovrastano-confondendole provvidenzialmente-le allucinanti conversazioni dei vicini.
Infine la novità apportata dal taglio, la possibilità di scegliere e cambiare il colore, di stupire gli amici e i conoscenti con un look diverso e magari un pò alla moda...la curiosità di scovare tra le riviste qualche acconciatura allettante che non si è mai provata (e che mai più si riproverà poichè inspiegabilmente risulta irripetibile una volta lavati i capelli a casa propria)...
Sono tutte sensazioni che per me si trasformano magicamente in endorfine e benessere non appena entro all'interno della miracolosa sala del parrucchiere, dove il tepore e le chiacchiere inutili  regneranno per me sovrani e incontrastati per almeno tutta la prossima ora e mezza.
Da ciò consegue che io attendo quei momenti, pregustandoli con ansia, spensieratezza e candore...devo dire che la consapevolezza di avere un appuntamento col parrucchiere mi rende quasi più leggera dal giorno prima.
Mercoledi scorso (e quindi già da martedi, se vogliamo) mi sentivo proprio così: leggera già dal mattino. Ah..stavolta niente novità, voglio proprio il taglio dell'ultima volta, che mi ha proprio accontentato. Sì. Gli dirò (il parrucchiere è un lui): "Fammi i capelli così, come li vedi, ma più corti" e lui mi girerà attorno tagliuzzando con amore, mentre io mi contemplerò nello specchio con gli occhi a mezz'asta (a causa del tocco soporifero)...ah...
Entro con questo semplice proposito, innocente...e soprattutto demente. Demente nel senso che appena varco la fatidica soglia, la mia mente magicamente cancella tutte le esperienze precedenti in cui in realtà non mi aveva accontentato per niente.
Ma ora la speranza mi riempie, la musica e i phon già mi ottundono la mente...mi siedo attendendo paziente che tocchi a me. Eccomi!
Il lavaggio è come sempre un momento speciale. La ragazza è nuova, bene. Tuttavia essa si rivela presto molto energica, veramente troppo energica per qualsiasi standard di massaggio, anche dello shatsu. Speriamo si rilassi nel corso del lavaggio o dovrò curare gli ematomi per giorni. Ma nonostante ciò trovo conforto nel poggia-testa del lavandino: esso è costituito di marmo massiccio e gelido ed ha una particolare inclinazione che consente di separare la testa dal suo naturale alloggiamento alla fine del collo.
Premendo sul cervelletto, il poggiatesta mi crea un dolore intenso che leva di sentimento, portandomi infine alla perdita della memoria alternata ad eccezionali visioni mistiche. A questo punto il massaggio shatsu, che proseguiva in crescendo, si trasforma in vera tortura: mi viene infatti sparato un getto d'acqua a 100 gradi direttamente sulla cute, cuocendola a puntino.
La ragazza vede il mio sussulto (l'ultimo?) e chiede pronta:"E' troppo calda?"- "Nonnò!" rispondo io con premura... (in fondo è nuova, meglio non traumatizzarla).
Mi rifarò con l'asciugatura, ci vediamo dopo bella.
Mi alzo barcollando con la sensazione di aver ricevuto un trapianto di encefalo e mi avvicino alla postazione a me assegnata. Prima che l'umidità nei capelli si sia completamente trasformata in brina, il parrucchiere accorre sorridente: "Allora? Come li facciamo?"
"Eh..mha.." sembro indecisa ma so benissimo come li vorrei "li vorrei così...a caschetto come ora..ma un pò meno scalati...e soprattutto più lunghi sui ciuffi davanti. Ecco."
Ce l'ho fatta, mi sono espressa! Lui ha capito. Lui sembra sinceramente interessato a come li voglio. Eppure un sospetto mi assale, mentre una scintilla gli balena nello sguardo. Afferra le forbici partendo all'attacco, come preso da un fuoco sacro. Mi sovvengono allora, e solo allora, le centinaia di esperienze precedenti in cui sono uscita con i capelli di Nicoletta Orsomando, di Nefertiti, di Little Tony, di Rosy Bindi. L'idea mi agghiaccia ancor più dei capelli bagnati. Ma no, non voglio pensarci.
Sforbicia, sforbicia, sforbicia...il taglio si delinea, siamo giunti alla scalatura...non la fa, resiste. Ha capito, vedi?E poi si muove verso la frangetta...sì sì anche quella può andare, c'è stato di peggio e poi lui è un professionista, un ottimo parrucchiere.
Ecco, ecco i due ciuffi laterali sul davanti sì...i due ciuffi sono il mio cavallo di battaglia: "Li vorrei più lunghi rispetto al resto"-mi immetto timidamente nel processo di taglio cercando di sovrastare i phon...lo devo fare, devo. E' necessario per ribadire ciò che per me costituisce il culmine della giornata. io ho bisogno di avere quei ciuffi li davanti! Devo dirgli che li lasci così come li voglio, così come li immagino io!
Sì, ha capito, mi ha sentito, ha lasciato i ciuffi più lunghi, li vedo. Sarà un giorno glorioso, come quella volta in cui uscii dal parrucchiere con i capelli proprio come li portava Natalia Estrada. Ma mentre distratta dai miei pensieri a Natalia e a Monica Bellucci (è lecito sognare dal parrucchiere) il professionista si avvicina ratto ai miei ciuffi davanti. Percepisco il pericolo, il mio addominale si contrae, il mio sguardo diviene vitreo, mentre assisto impotente allo scempio: in un millisecondo mi sfoltisce i famosi ciuffi, li scala abbondantemente e prima che io riesca a proferire verbo, li accorcia in maniera irrimediabile. I miei ciuffi-cardine sono per terra.
"Pronta all'asciugatura, cara!"
Grande! Grandioso! E' quello che penso mentre immagino una folla in delirio che applaude e lo acclama parrucchiere dell'anno. "Grande! Sei riuscito a fare il taglio che non volevo! Se solo ci fosse un'assicurazione contro di te e i tuoi tagli, andrei subito a farmela! ma prima sento che devo accompagnarti festante in trionfo!" vorrei dire, ma non faccio in tempo a reagire-sono ancora in trance e mi figuro tra le folla osannante che si straccia le vesti per il parrucchiere dell'anno-che la ragazza nuova si avvicina a tradimento ed incomincia ad allisciarmi i capelli.
Ella lo fa, l'ho potuto constatare in prima persona, con nuovi strumenti di tortura da lei stessa inventati e del cui brevetto è vistosamente orgogliosa. Inoltre mi vede perplessa e tenta di confortarmi:
"Ora dovrà aggiustare il taglio credo, non preoccuparti" "Aggiustare?"-dico io intontita dal phon a 3000 gradi e dala spazzola acuminata avvolta nel fil di ferro.
"Ma sì! Questi ciuffi davanti sono troppo lunghi...mi sa che si è sbagliato a lasciarli così!"-dice lei con aria saccente ma un pò di nascosto per non farsi notare dal principale, dall'artista, dal genio!
"Ma no! glieli ho chiesti io così! Anzi...li avrei voluti più lunghi..."sono ormai sconsolata.
"Ah"risponde lei, con un'espressione che si poteva tradurre con "contenta tu! a me questo taglio fà pena già così!"
Per fortuna ho molti capelli, la ragazza ha modo di torturarmi a lungo con l'asciugatura e io ho tempo per incassare il brutto colpo, il sogno svanito mentre già si realizzava: l'orribile vista dei ciuffi che giacciono sul pavimento.
Non sono cose importanti...i capelli ricrescono. Ed io sono ben allenata a uscire da quella sala con 50 euro in meno ed i capelli nascosti sotto il cappuccio (in effetti per precauzione porto il cappuccio anche d'estate se devo andare dal parrucchiere, nel caso in cui sia costretta ad uscire di li con i capelli come Mike Buongiorno o come Iva Zanicchi).
Poi una volta a casa dimenticherò tutto: li laverò, li pettinerò, sarà un nuovo giorno.
Finisco le mie riflessioni da persona saggia, equilibrata e mi concentro un pò per riuscire a pagare il mio prezzo con un sorriso del tutto soddisfatto (chissà perchè non mi sento mai libera di piangere dal parrucchiere), il tutto mentre mi do un'occhiata distratta allo specchio. In fondo non è neppure male questo taglio...con i capelli così lisci sembro quasi una soubrette...sorrido sinceramente. Ma i cenni che la ragazza mi fa con gli occhi mi avvisano che l'artista è in agguato: costui si avvicina di nuovo per ritoccare il taglio. Non lo avrà mica avvisato che i "ciuffi sono troppo lunghi"??Atterrita mi abbandono al mio destino e chiudo gli occhi...mentre il parrucchiere dell'anno afferra il gel, se lo spande ben bene sulle mani e lavora con lena su frangetta e ciuffi (o su ciò che di essi è residuato): "Fatto!cara!". E' entusiasta (forse già pensa al bagno di folla che lo aspetta e alla solenne cerimonia di premiazione che sto per organizzare).
Non ne posso più, con un balzo sono al portafoglio e con un gesto fluido mi libero di quei 50 euro di troppo gridando "Sì sì grazie!! Sì mi piace proprio questo taglio!Ciao!"e tutto d'un fiato mi ritrovo a casa.
Sento il gel che mi immortala nel mio nuovo taglio...
trovo il coraggio di rintracciare uno specchio.
Davanti ad esso scopro con gioia che ho il viso incorniciato da un perfetto PARRUCCHINO ROMULANO.
Adesso sì che sembro una soubrette di Star Trek.
Sono soddisfazioni.

La mia amica Vittoria (autrice di questo pezzo!!)


lunedì 30 luglio 2012

IL ROSARIO SPARATO

( Dolci vecchiette a sorpresa-Come fare un rosario in meno di 7 minuti-Invidiabile forma fisica delle oranti, me esclusa)

Questa mattina mi sono recata a Messa col gioioso desiderio di arrivare in tempo anche per la recita del Rosario pensando: "Oggi non lo farò da sola, ma in compagnia di quelle dolcissime nonnine sempre pronte a far scorrere i grani della corona nelle loro stanche e ruvide mani."
Tutto procede nel migliore dei modi perché arrivo in Chiesa proprio mentre stanno sistemando il microfono per iniziare col segno della croce.
Le nonnine oggi sono solo due e mi dispiace rimanere in disparte come mio solito; quindi prendo entusiasmo e mi avvicino a quella che mi sembra avere più difficoltà: colei senza microfono. Eccomi pronta a interpretare il ruolo del "pubblico che  risponde".
Sono molto serena e soddisfatta di me e, tutta presa da sentimenti di fratellanza e amore, tiro fuori dalla borsa con grande cura la mia corona preferita: quella violetta regalatami da mia madre in un piovoso giorno in Vaticano.
Mentre lo faccio e già i ricordi mi stanno cullando altrove, la recitazione del Rosario inizia come se qualcuno avesse dato il "Via!"con una pistola da starter.
Qui i centometristi non ci sono, ma ci sono due nonnette che darebbero del filo da torcere ai suddetti.
Sto cercando di agguantare la pallina del Padre Nostro, ma non so come, siamo già arrivati alla terza Ave Maria, così mi adeguo ed inizio anche io a rispondere alle preghiere.
Mi rendo subito conto che la centometrista accanto a me ha una tecnica tutta sua nell'insediarsi col "...Santa Maria, Madre di Dio.."non appena l'altra termina la sua parte. E' una tecnica decisamente interessante basata, penso, su anni di studio. Trattasi di un elemento di sorpresa che lei si gioca sugli altri esseri umani indifesi e all'oscuro di tali studi accurati.
Fatto sta che non riesco mai ad attaccare quando attacca lei. Lei ci riesce sempre prima gettandomi un'occhiata vispa accompagnata da uno strano luccichio degli occhi, come volesse deridermi o perlomeno vantarsi del fatto che non la prenderò mai.
Ma forse è solo la mia immaginazione.
Mi concentro sulla statua della Madonna e cerco di riacciuffare almeno il mio raccoglimento, visto che la nonnina è fuori dalla mia portata.
Dico le Ave Maria come so, cercando ogni tanto di recuperare in velocità come uno che non si è mai allenato, creando un effetto audio simile a un disco mandato troppo in fretta. Noto , tra l'altro, con stupore, che mi serve prendere fiato e perciò non posso fare a meno di perdere alcuni istanti necessari per l'entrata dell'aria nei polmoni. Dico "stupore" perché è ormai ovvio che le signore non ne hanno bisogno!
Hanno quarant'anni più di me e sono in grado di recitare un'Ave Maria in apnea, con voce forte e sicura, a una velocità da record olimpico!
Come si saranno nutrite le dolci nonnine?
Sono io anemica o sono loro ad avere dei super-poteri?
Fra le due è una botta e risposta notevole e gli attacchi di frase una all'altra sono così stretti da mettere paura, tanto che istintivamente ogni tanto salto e mi volto a guardarne una e poi l'altra.
Mi sento in mezzo a due fuochi, e onestamente comincio ad assomigliare più a una che assiste a un set di tennis che a una fedele che parla con Maria!
Anche se cerco di raccogliermi disperatamente in preghiera, fra gli attacchi a sorpresa e le corse senza fiato, c'è materiale sufficiente per distrarsi.
Il mio stato d'animo alterna ilarità e spazientimento..
Arrancando (solo io!) si giunge alle Litanie.
Mi ritrovo a dire "Prega per noi.."come uno che ha scalato il Monte Bianco di corsa durante una tempesta: sono in iperventilazione!
Inspirazione e espirazione si sono totalmente imbrogliate durante le ultime preghiere: il ritmo respiratorio è ormai compromesso, forse per sempre.
Il segno finale della croce potrebbe essere l'ultimo che faccio, almeno è quella la sensazione che avverto li per li; ma in fondo ho solo quarant'anni e sono convinta che ce la posso ancora fare.
Incredibile, ma le due dolci nonnine non ansimano per niente: sono in ottima forma e se ne andranno sulle loro gambe!
Invece io devo restare seduta ancora una mezz'oretta per ristabilire il mio equilibrio fisico.
Pregare dovrebbe tenere in buono stato l'anima, ma oggi scopro che potrebbe essere anche uno splendido e alternativo modo di allenare il fisico a livelli agonistici.
 Chi resiste si ritroverà su un podio!

La Super-Nonnina di "Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti"


giovedì 14 giugno 2012

FUNZIONI SPECIALI DI UN'AUTO

Primi giorni di bel tempo. La Primavera, finalmente, fà capolino. Decido di andare a fare una salubre passeggiata. "Non esco quasi mai"-mi dico-"sempre chiusa in casa a lavorare; oggi che c'è il sole conviene uscire e magari approfitto e vado a comprarmi una camicetta estiva, visto che nel mio guardaroba ormai, ci sono solo stampelle vuote."
Pensando così al triste spettacolo di quell'armadio, mi convinco in modo risolutivo e, presa la borsa esco come colta da una folgorazione.
Sì, oggi mi distendo: passeggerò per almeno un'ora sulla via principale della mia città, senza un pensiero per la testa. Una volta tanto, voglio sentirmi libera e senza una cosa precisa da fare.
E' così che mi ritrovo a camminare spensierata e sorridente con un crescente senso di libertà e allegria. Di riflesso si fà strada in me un incalzante e irrazionale affetto verso ogni persona che incrocio. 
La vita mi sorride, perché mai non sorridere alla vita?
Col mio passo rilassato e l'aspetto bonario che intravedo sulle vetrine alle quali mi fermo, devo sembrare una persona gradevole.
In questa ottima predisposizione verso il prossimo, la natura e qualsiasi essere vivente, entro fiduciosa in molti negozi e provo vestiti che so già non mi andranno bene, per via della taglia introvabile (sono un puffo!). Ma al contrario del solito, la cosa non mi indispettisce per niente. Ho deciso che questa sarà una giornata positiva.
Trascorro in questo modo tutta la mia meritata ora d'aria, fino a che mi ricordo della realtà e butto un'occhiata all'orologio: è tempo di tornare a casa!
Col mio sorriso ormai incancellabile, m'incammino verso l'auto, totalmente soddisfatta dei miei acquisti e ricreata dalla  tranquilla passeggiata.
Entro in macchina e sono costretta ad accorgermi che non posso uscire dal parcheggio in quanto ho un'altra auto ferma dietro la mia. La qual cosa non mi smonta per nulla. 
Quella dove mi trovo è una delle vie più trafficate della città e in genere trovare dove lasciare l'auto è un'impresa ardua. Sarebbe più facile e comodo raggiungere il Polo Nord a piedi con i tacchi alti.
Nutro perciò molta comprensione per coloro che percorrendo tale via dopo le 10 del mattino si trovino con l'impellente bisogno di fermarsi 10 minuti ad acquistare un paio di calze o un pacchetto di sigarette.
Solo i mattinieri come me possono sperare di trovare un parcheggio decente per l'auto, senza doverla smontare e metterla in borsa o buttarla così com'è nel Tevere.
Quindi, sulla linea del "voglio bene a tutti", non mi scompongo per niente e con massima serenità provo a fare qualche piccola manovra nell'improbabile tentativo di uscire ugualmente senza dover ricorrere al suono del clacson per chiamare il proprietario dell'auto in seconda fila.
Dopo otto tentativi acrobatici prendo coscienza che non potrei mai uscire da quel posto senza distruggere uno sportello, un cerchione o la fiancata delle auto che mi circondano, oltre a dover rigare tutti i lati della mia.
Non tengo molto allo specchietto di sinistra, potrei anche lasciare che si stritoli sulla carrozzeria dell'auto verde che mi giace accanto, ma lascerei molti vetri rotti in terra e ciò non è educato.
Mi ritrovo con le spalle al muro: devo usare il clacson!
Assolutamente calma, ma dispiaciuta per il disturbo che arrecherò con quel suono, dò un paio di timidi colpetti al clacson e aspetto cercando qualcuno che arrivi correndo.
Nulla.
Ripeto la sofferta operazione, sempre più rammaricata per quel fastidioso rumore, ma la calma pervade tutto il mio essere: non sono affatto spazientita.
Finalmente, guardando nello specchietto retrovisore, noto una ragazza appena uscita da un negozio che si sta tranquillamente dirigendo verso l'auto in questione. Porta degli occhiali scuri e sulla bocca mi pare di vedere un ringhio: non mi sembra molto conciliante.
Mi scende il sorriso e si affaccia in me un flebile tentativo di sgomento. Ma non gli dò peso.
Vedo ora che la fanciulla dice qualcosa in modo concitato, presumo nei miei confronti...così mi sforzo di leggere il labiale e capisco che mi sta dicendo: "Ci esce!"
Cosa ci esce? penso nella mia candida ingenuità da turista per caso di quella via. Non colgo bene il senso, perciò la guardo sicuramente con un'espressione ebete che fà imbestialire la suddetta donzella. Infatti lei sente incalzante il bisogno di esprimersi meglio usando anche una evidente gestualità  e ripete urlando: "Ci esce! Non lo vede che ci esce lo stesso?"
La osservo meglio e comprendo che è decisamente alterata, la qual cosa, più che farmi arrabbiare mi stupisce. Ecco perché la mia mimica facciale deve risultare sempre più idiota e irritante per la signorina che mi sta sbraitando contro.
La poveretta non sa che aleggiavo in sentimenti fiabeschi di positivismo e non può indovinare che sto venendo giù da quello stato con una certa velocità e grande meraviglia.
Non appena atterrata nella realtà, ho un gesto istintivo: chiudermi dentro con la chiusura automatica. Subito dopo faccio un trascurabile tentativo di difesa dicendo con la mimica e la voce che è impossibile uscire da un tale incastro.
Mentre studio le sue reazioni scopro quanto sono contenta che in Italia ci sia ancora bisogno del porto d'armi per tenere una pistola con sè, perchè forse tale legge oggi mi ha salvato la vita: non voglio pensare cosa sarebbe accaduto se la mia stravolta interlocutrice ne avesse avuta una.
Dopo alcuni momenti di suspence nei quali mi sale il dubbio che mi vogliano fare del male, la "ben"predisposta ragazza entra furiosamente nella sua auto e mentre fa questa sudata retromarcia di ben mezzo metro, la scorgo sbraitare e urlare scompostamente, immagino contro la sottoscritta.
Sono troppo sconcertata per arrabbiarmi, ma devo riconoscere che mi viene da piangere.
Mentre torno a casa completamente smontata dal mio ottimismo sfacciato, rifletto sull'accaduto e mi chiedo insistentemente cosa, la signorina, voleva io facessi.
Guardo bene fra i vari pulsanti che ho sul cruscotto e vicino alla radio, li scruto accuratamente approfittando di un semaforo rosso, ma non trovo niente che assomigli alla funzione "salto in verticale dell'auto".
Non avendo questo optional nella mia povera utilitaria, non si spiega come la gentil creatura sosteneva che io potevo uscire comunque.
Ma ci deve sicuramente essere un'altra spiegazione, una diversa da quella che mi si affaccia alla mente insinuandomi che le persone si odiano fra di loro gratuitamente. No, no, non voglio pensarlo.
Domani andrò in un auto-salone della Wolswagen e pretenderò che mi mettano questa funzione nella mia auto.
Sì, lo farò. 
Con questo pensiero, torno a sorridere, accendo la radio, mi rimetto gli occhiali da sole e.....lascio la chiusura automatica innestata...
La mia utilitaria con...l'optional

venerdì 30 marzo 2012

LEGGERE CHE PASSIONE!

Era Domenica pomeriggio. Avevo trascorso la giornata in un meritato riposo, finalmente. Sì,perchè non capita spesso di potersi rilassare, guardare i propri figli giocare e sorridere.
Tanto me l'ero presa comoda, che persino la Santa Messa delle 10 era andata persa. Così, pieni di buona volontà e appagati da una lunga giornata di tranquillità, io e la mia famiglia stavamo per varcare la soglia della Chiesa alle 18 in punto per assistere alla messa persa.
In genere, la domenica pomeriggio, la nostra parrrocchia è meno gremita del mattino e con gioia avevo avvistato un intero banco libero proprio li davanti all'altare: il primo. Chissà perchè nessuno vuole mai sedersi al primo! Forse per la famosa questione degli ultimi che saranno primi? e perciò i primi si vivono quella sgradevole sensazione di diventare ultimi? "Allora qui c'è aria di riti scaramantici"-mi dico-" ma che problema c'è a sedersi qua davanti?" seguito a domandarmi candida mentre prendo posto.
Ignara di tutto, faccio accomodare tutta la famiglia e ,con fare beato, mi alzo non appena entra il sacerdote.
Ci conosciamo bene col Parroco perchè fra catechismo, gruppi del Vangelo e simili, ci vediamo spesso. Infatti entrando dà una veloce occhiata al nostro banco.
Un brivido mi percorre la schiena, perchè mi sono improvvisamente ricordata che a quell'ora la messa non è animata da nessuno e i fedeli sono più che altro anziani con bastone e occhiali spessi quanto fondi di bottiglia, perciò..."chi legge?"
Mi sale l'ansia. Mi volto con fare indifferente e ho la conferma che l'età media si aggira attorno ai 70 anni con i miei figli inclusi che la abbassano notevolmente. Inoltre la metà di loro ha gli occhiali. Alcuni in fondo si sono portati il binocolo da teatro dell'opera e il bambino che sta col nonno avrebbe difficoltà a leggere a causa del ciuccio che comprometterebbe la dizione.
Mi rivolto verso l'altare e cerco di recuperare la beatitudine di poc'anzi. Resto seduta e mostro di attendere qualcuno che vada a leggere la prima lettura. Ma,ahimè, il sacerdote deve aver fatto rapidamente gli stessi miei calcoli e guardandomi mi fà un cenno imperativo molto chiaro con la testa che traduco in "Che fai? Non vai a leggere? E chi legge?"
Mi sento come se una meteora fosse caduta infuocata sul mio posto. Il cuore mi raggiunge velocemente i 300 battiti al minuto, che se fosse il motore di un'auto, sospetterei che fosse truccato. Le gambe si sono ammollate come se qualcuno ne avesse estratto la parte scheletrica, tanto che quando mi alzo riscontro una notevole difficoltà nel deambulare: è come muoversi su una gelatina!
I due gradini per raggiungere il leggio mi sembrano la scalinata di Piazza di Spagna e mi assale il terrore di inciampare. Invece tutto fila liscio e raggiungo la meta ansimando.
Naturalmente il mio self-control e anni di studio a Hollywood fanno sì che dal mio volto non trapeli nulla di quel che sta accadendo dentro e fino a quel momento sono anche riuscita a celare il fiatone che mi impedisce di ragionare con chiarezza.
Non appena inizio la lettura mi si pone un drammatico interrogativo: "Come è possibile leggere e respirare contemporaneamente?" Come mai non ho mai affrontato questo problema prima? Perchè tanta leggerezza nel mio modo di essere?Se solo mi fossi fatta prima certe domande, ora sarei capace di fare questa lettura alleviandomi con qualche boccata d'aria! Invece ora, ero costretta a compiere una scelta tragica: Leggere o Respirare!
Così, mostrando il coraggio dei primi martiri gettati ai leoni, scelgo di Leggere! La prima frase fuoriesce totalmente in apnea e approfitto del punto per tirare un respiro così forte e rumoroso che anche il vecchietto là in fondo provvisto di apparecchio acustico, trasale e si alza in piedi fissandomi.
Mentre sto già cercando il coraggio di pronunciare la seconda frase: è troppo lunga, non vedo virgole, si sono mangiati i punti, chi è che scrive così senza punteggiatura?
Io ho bisogno di aria, anzi, mi sentirei più tranquilla con una bombola di ossigeno sulle spalle e la mascherina saldamente ferma fra naso e bocca!
Penso e il tempo passa; troppo tempo! Sto facendo una pausa troppo lunga. Nessuno crederà che ci fosse un punto così grande nella lettura di Isaia!
Il panico si sta facendo strada nella mia mente, il battito cardiaco sta salendo ancora: sono sulla soglia dell'infarto, me lo sento! Alzo lo sguardo che deve essere disperato e vedo l'intera assemblea come in un incubo: tutta distorta e mi sembra preoccupata.
Cerco allora di recuperare un pò di senso logico e mi convinco che non è il caso di morire sul leggio! Dove si è sentito mai? Sarei la prima donna a morire di agitazione durante la lettura della Bibbia. No, no, non devo fare così.
Finalmente scendono i battiti e riesco a terminare la lettura.
Sarà una mia sensazione, ma quando dico: "Parola di Dio"e l'assemblea risponde "Rendiamo grazie a Dio"..mi sembra di cogliere un tono sarcastico nella risposta. E' come se mi dicessero:" Menomale! Ma chi ti ha mandato a leggere? Ci hai fatto passare un supplizio terribile!".
In realtà mi aspettavo che qualcuno venisse in soccorso sostituendomi con gesto pietoso, ma quel giorno non si alzò nessuno. O erano tutti emotivi come me o impossibilitati dall'età e dalla vista, hanno voluto lasciare a me un tale piacere.
Quando tornai al banco, i miei figli mi accolsero come avessero ricevuto la grazia: la loro mamma era ancora in vita nonostante tutto!
Ebbene sì, avevo letto la prima lettura, il salmo e la seconda in quello stato e non ero nè svenuta battendo la testa nello spigolo dell'altare (come avevo più volte immaginato) nè avevo ceduto allo stress andandomene nel bel mezzo della lettura di san Paolo (come ero tentata di fare) visto che il Santo si era divertito a comporre uno sciogli-lingua!
Queste sono battaglie vinte!
Tornata da poco al mio posto mi assalì un sonno mortale forse per reazione all'accaduto; quindi alla gente sembrai rilassatissima,.....ma nessuno sa che Passione è per me leggere!

Paola Buccheri

(Racconto scritto nel 2006. Oggi leggo tranquillamente e tengo conferenze agli adulti: ecco come Dio ci cambia!!)