Mi sono spesso chiesta perchè solo le cattive notizie facciano parlare tanto le persone...for

giovedì 21 luglio 2022

I MAGNIFICI 7! I DONI DELLO SPIRITO SANTO


In questo VIDEO: Dio nella sua immensa bontà ci regala tramite lo Spirito tutto ciò che ci serve per vivere e diventare santi: ci dà la via e il modo per percorrerla
 



lunedì 2 maggio 2022

VOI MI CERCHERETE

 

“Voi mi cercherete e non mi troverete e dove sono io, voi non potrete venire” (Gio 7,34.)

Che senso di distacco e impotenza! Mi chiedo come mai i presenti a quel discorso non si siano resi conto che Gesù stava annunciando la sua morte! Le sue parole mi fanno pensare soltanto a questo: la persona che sta parlando morirà e andrà in un posto, dove noi vivi non potremo raggiungerlo in quanto vivi, appunto.

Quando persi la mia mamma, un istante dopo iniziò a girarmi in testa una sola domanda: “Come posso raggiungerti adesso?” e il cuore si faceva sempre più piccolo. E mentre stavo per annegare in questo doloroso pensiero, la vidi quasi sorridente e capii che il suo spirito non era li, era stato riportato alle Origini, era tornata in un regno d’amore. Come potevo esserne addolorata?

Sì, non era più raggiungibile dal mio corpo, ma stava andando a farsi amare davvero: il suo nuovo indirizzo era l’abbraccio del Padre.

Anche Gesù risiede in quella zona, solo che Lui ci è andato da risorto, col suo corpo glorioso, come abbiamo imparato dalle scritture; e quindi? Non lo troveremo? Sembra quasi una punizione, ma non è Lui a punirci.

Noi lo stiamo cercando, è vero, perché senza di Lui siamo persi e disperati e si evince da alcuni volti. Cerchiamo la vita, cerchiamo il senso della vita, quindi cerchiamo l’Amore che è l’unico a dar senso alle nostre giornate.

Alle volte m’immagino di vedere il suo volto: se potessimo farlo, scopriremo istantaneamente che questo qualcuno che ci ama immensamente è Lui e che questa vita ha senso anche in mezzo alle bombe. Come succede a due innamorati.

Non lo stiamo trovando perché lo stiamo cercando nei posti sbagliati: lo cerchiamo fra i nostri cari defunti e quasi vorremmo avere un cimitero dove andare a lasciarGli dei fiori. Ma se non stanno là neanche i nostri cari, perché mai dovrebbe trovarsi Gesù? Lui che ha ripreso il suo corpo ed è asceso al Cielo davanti agli occhi dei suoi amici? No Gesù non lo troveremo cercandolo così. E’ vero: non possiamo andare dove sta Lui perché è col Padre, ma possiamo cercare meglio e con fede, per esempio ricordando l’ultima sua frase prima di andarsene il giorno della sua Ascensione: “Io sarò con voi tutti i giorni della vostra vita, fino alla fine del mondo”.

Cioè? Gesù si contraddice? Non è assolutamente possibile.

Tutto ruota intorno a quella frase: “Voi mi cercherete, ma non mi troverete”, sì perché non vogliamo credere che ci ami davvero e gireremo per il mondo con i visi tristi di chi sta cercando la vita e non la trova. Felice è chi trova il senso della propria vita: un amore infinito oltre le proprie più rosee speranze. Un amore che sorprenda. E noi invece siamo tristi perché convinti di non avere una cosa simile.

Non vogliamo credere che ci ha lasciato il suo Spirito e il suo Corpo, e quindi tutto se stesso. Pensiamo che siano solo belle parole dette da qualche bravo sacerdote che voglia consolarci, ma in fin dei conti non lo viviamo come una realtà quotidiana.

Invece lo Spirito parla in continuazione; parla attraverso le persone buone che si accorgono della tua depressione e ti strappano un sorriso, parla attraverso l’amico che esulta nell’incontrarti proprio quando tu stavi già per convincerti di essere invisibile a tutti.

Basta affinare i sensi spirituali con la preghiera l’assidua assunzione dell’Eucarestia per iniziare a vedere centinaia di piccole tenerezze di Gesù che cadono piano sulla nostra giornata a illuminarci un passo dopo l’altro.

Gesù è con noi davvero ogni giorno…fino alla fine del mondo e questo significa che sarà con noi in questo passaggio terrestre per ognuno di noi, fino a che il mondo non finirà: capite che già 2000 anni fa stava parlando con me e con te che ascolti ora? Voleva farci sapere che sarà in ogni tempo e in ogni nato di questa terra! Questa è la nostra gioia! E’ esattamente quello che stavamo cercando! Perché significa che Gesù mi amava già da allora, da prima che nascessi!

Questo è un amore straordinario, oltre ogni aspettativa!

Lasciamo le nostre tristezze e non cerchiamolo fra i morti, ma nel volto dell’amico che cerca il nostro sorriso o nel suo Corpo che ci aspetta da sempre sull’altare per darci la forza che serve per vivere qui.

Se lo cerchiamo nel posto giusto, lo troveremo e allora sarà Gesù a portarci dove sta Lui anche da vivi: nell’abbraccio del Padre, dove ritroveremo ogni amore.

 

mercoledì 15 settembre 2021

IL NOSTRO COSMO


 

“Speravo saremmo stati più sereni”, “avrei voluto vedere i miei nipoti”, “No, ma lui non doveva perdere il lavoro”…. “La mia vita non doveva andare così”.

Spesso certe frasi anche se non dette ad alta voce, ci aleggiano dentro l’anima arrecando un certo sconforto. Ci sembra sempre di essere su una strada non proprio corretta, un sentiero che non vuole veleggiare allegro verso i nostri sogni. Di conseguenza si affaccia in noi l’idea di essere dei falliti. Aver forse potuto far di più e non esserci riusciti: è terribile.

La sensazione è quella della sala d’attesa: tengo la mia esistenza  in stand by, nella misera speranza di iniziare a vivere; cioè a realizzare tutto quello che ho nella testa; la mia “idea” di vita. Come in un Iperuranio sospeso su di me che contemplo quasi assopito.

Quelli di noi che hanno fiducia nella preghiera, iniziano a chiedere insistentemente al buon Dio se perfavore può aiutarci in questo e in quello, ma non sempre il Padre ritiene la cosa migliore esaudire alcune richieste, e nel nostro cuore smette di essere il “ Buon Dio”  e comincia ad assomigliare più ad un capo esigente e poco comprensivo.

Ma possibile che sia questo il modo di procedere  in questo nostro transito sulla terra? Possibile che io sia un fallito, che i miei giorni vissuti siano da buttare via e che non ci siano prospettive buone visto che “il Capo” non mi ascolta?

Questo non è possibile! Non lo è perché io sono l’Amore del mio Dio, visto che Gesù è morto per me, per cancellare la morte e darmi una Vita Eterna, degna di essere chiamata Vita. Sono la cosa più preziosa che ha.

Se qualcuno morisse per voi, pensereste che lo ha fatto per far vedere quanto è bravo, oppure farvi sentire in colpa e in eterno obbligo, o perché vi voleva talmente bene da preferire la vostra vita alla sua? Credo che l’ultima opzione sia più verosimile! E voi ne amereste la memoria  in eterno. Non pensereste che soltanto perché non ha potuto esaudire altre richieste, era in fondo un tiranno.

Pensereste che aveva un buon motivo. Certo non per disamore.

Inoltre: qualcuno di noi si sente di dire che Gesù sulla via Crucis e sul Calvario ha fallito? Perché dal punto di vista umano pare così: un uomo predica l’amore, fa miracoli, salva chiunque dal dolore interiore e fisico, e poi…..muore malamente, assassinato. E’ un fallimento? Dobbiamo scordarci di questo periodo  della sua vita e tenerci solo i bei momenti?

Direi di no: Gesù ci ha mostrato chiaramente che anche quella è vita, anzi, che quello è il momento in cui la vita ci trasforma e passo dopo passo, sotto la croce, lacrima dopo lacrima stiamo costruendo la nostra Resurrezione, stiamo camminando verso il nostro sogno migliore, un sogno in comune con Dio: vivere per sempre nella gioia.

La parola fallimento ci accascia in uno stato preoccupante di tristezza, in quanto ci porta via la forza ed il coraggio per camminare sul nostro sentiero, che forse non è come ce lo aspettavamo, ed ha più ostacoli di quelli che ci sarebbe piaciuto incontrare, ma è il “nostro” sentiero, la nostra vita preziosa, da figli di Dio, e nulla, neanche un singolo istante andrà buttato via: servirà per arrivare alla felicità inscalfibile del Cielo.

Forse la mia storia non è andata come pensavo e probabilmente il Buon Padre celeste, mi ha tenuto su questo percorso non esaudendo alcune mie richieste perché sa che così arriverò sano e salvo nelle sue braccia. Ho tutto il necessario per affrontare il viaggio : un Padre che vede le mie difficoltà e con la sua vicinanza fornisce il coraggio per vivere la mia storia; ho lo Spirito Santo al mio continuo servizio in ogni sacramento, per capire quello che non riesco a capire su questa strada e per asciugare le mie lacrime e rialzarmi; ho Gesù in carne e divinità che posso assumere ogni giorno e che mi alimenta l’anima conferendole già un profumo di eternità visto che quello che prendo è il Suo corpo glorioso, risorto.

Ho tutto: posso sorridere anche nel dolore pensando al traguardo, pensando che vado da Chi mi ama come desidero nel profondo del cuore. Sto correndo o zoppicando o strascinando, ma mi sto avvicinando all’Amore. Non serve pensare ad altro.

Il nostro centro di gravità è Dio. E noi, come pianeti sereni e obbedienti, dobbiamo solo tenere lo sguardo in Lui per avere sempre il volto scaldato dalla sua Luce. Girando intorno a Lui, niente è inutile, niente da buttare. Girando attorno a Lui, ogni evento del nostro cosmo torna in ordine. Ristabilita la pace interiore. Non siamo più corpi vaganti nello spazio senza una traiettoria precisa, pronti a schiantarsi sul primo terreno disponibile ma siamo capaci, con tutto il nostro peso di restare sul nostro percorso senza destabilizzarci.

La forza di gravità che ci tiene attaccati a Lui è proprio quella preghiera che io credevo inascoltata e che invece è la potenza che mi mantiene in orbita.

Allora la nostra vita doveva proprio andare così come sta andando perché in essa è presente Dio e non potremo fallire.

 

 

Paola Buccheri

 


 

 

martedì 23 marzo 2021

CONVERTITEVI!


 

“Convertitevi! Il Regno di Dio è vicino” gridava San Giovanni Battista per annunciare l’imminente arrivo di Gesù nella nostra vita.

“Convertitevi! E credete al Vangelo!” ci ricorda il sacerdote all’inizio della quaresima , nel mercoledì delle ceneri, mentre ci cosparge il capo di quella polvere che diventeremo.

Tutto sembra un ammonimento, quasi una minaccia che ci mette un po' sul “ chi và là” con gli occhi sbarrati; perché in realtà non abbiamo capito niente o quasi niente di Dio.

Convertiamoci sì, facciamo inversione a U nella nostra mentalità che ci fa credere in un amore che và guadagnato a costo di enormi sacrifici e sforzi titanici.

Su questa terra ci sembra di non essere mai all’altezza dell’amore. Esso è costellato di SE, di MA e di milioni di condizioni: Ci amano tutti certo, ma attenzione a non parcheggiare male che si diventa lo scherno dei passanti; occhio a non cedere a momenti di sconforto, altrimenti deludi il tuo prossimo che non ti guarda più come prima o, con un linguaggio da network, ti perdi molti followers!!

L’amore terreno è un filo finissimo teso fra due grattacieli sul quale camminiamo trattenendo il fiato e mentre senti  la testa girare e la stanchezza vincere, giunge Gesù che ci ama come siamo e muore letteralmente per noi, lasciandoci interdetti.

Dobbiamo convertirci a questa mentalità divina che ci porta direttamente il Regno di Dio, cioè il regno del vero amore, anche a me che sono buona a nulla. E’ un pensiero difficile da metabolizzare.

Non è una minaccia questa conversione, ma una lettera d’amore dove si legge soltanto: “Siccome ti amo…sii felice ed ama”.

Il fatto che Dio ci ami per come siamo non significa che non dobbiamo lavorare su noi stessi e sui nostri molteplici difetti, ma significa che partendo dal punto saldo che Lui mi ama troverò più forza e buona volontà per farlo e soprattutto avrò più successo perché mi sentirò già una vincitrice: cosa serve più dell’amore di Dio?

Avrò anche l’aiuto dello Spirito Santo, là dove non riuscirò io.

Convertitevi e credete al Vangelo! Sì crediamo a questa buona notizia che Dio, al contrario di molti uomini, ci ama da subito e che ha in serbo per noi addirittura la Vita Eterna e l’Amore Eterno.

Ecco infatti un’altra notizia meravigliosa che può darci forza e gioia anche ora che siamo continuamente minacciati da un virus insidioso.

Non possiamo attendere che tutto passi per essere felici! Potrebbe “andar tutto bene” come ci ripetiamo poco convinti, o potrebbe andare meno bene, ma noi siamo l’Amore di Gesù e questa nostra esistenza è come una bella crociera intorno alla Vera Vita: ogni giorno vediamo cose nuove e viviamo momenti unici, occasioni per voler bene al prossimo e aiutarlo col nostro sorriso.

Ma poi la crociera finirà e finalmente approderemo alla nostra dimora sicura dove regna l’Amore, dove ci ameremo senza condizioni e difficoltà. Allora di che ci preoccupiamo? E’ già andato tutto bene perché Gesù è già venuto a sconfiggere la morte e ciò che vediamo qui è solo l’approdo alla Vita di chi ha terminato il viaggio.

Questa è la bella notizia. Convertiamoci alla gioia; alla semplicità dei bambini che non si chiedono se meritano di essere amati dai genitori ma che candidamente si lasciano amare e amano.

Convertiamoci alla Resurrezione già qui nella vita di tutti i giorni, perché Gesù è morto, certo, ma è anche Risorto!!

 

Buona Pasqua

Paola Buccheri

P.S.: Dedicato ad Agostino Maresca, già approdato a quella Vita Eterna, sempre entusiasta dei miei articoli che mi dava tanta forza e serenità.

Dio ti benedica amico! Come vedi, ti do del “TU”



mercoledì 22 luglio 2020

GRAZIE AI LETTORI!

Buonasera a tutti!
E' davvero molto tempo che non posto niente. Non perchè non abbia nulla da dire ma perchè sto scrivendo un altro libro che sarà un'altra raccolta delle mie meditazioni insieme al Signore. Inoltre sono impegnata a pubblicare il Vangelo illustrato da me che è un progetto risalente a moltissimi anni fà. Quindi sto per realizzare un sogno!!
Nel frattempo volevo ringraziare tutti coloro che mi hanno seguito fino a qui e che hanno commentato o lasciato le loro impressioni. Mi fà sempre piacere notare che qualcuno passeggia dalle parti del mio blog, non tanto per me, ma perchè mi si accende la speranza di aver potuto portare un po si sollievo e sorriso nel cuore di qualcuno. 
Gesù infatti, è il nostro vero ristoro e il mio più grande sogno è portarlo a tutti coloro che incontro nella vita, anche solo virtualmente.
Dio vi benedica! Un abbraccio e a presto con qualche bella novità!

Paola Buccheri



martedì 17 dicembre 2019

ME LO FAI TENERE UN PO'?



Sono davanti alla grotta del Presepe che ho allestito da poco, e c’è una frase che gira nella mia mente: Ho voglia di prendere in braccio Gesù!
Voglio baciare le guancine bianche e tonde, sfiorare col mio volto i suoi capellini dorati e sottili, guardarlo negli occhi limpidi e profondi come l’universo. Che sogno!
Vi capita mai, quando vedete una mamma col suo piccino di avvertire sulle labbra una domanda che lotta prepotentemente per uscire? Quella richiesta audace che nonostante tutto vince sui vostri freni inibitori: “Me lo fai tenere un po'?”
E’ il desiderio che ha sede nel più profondo dell’anima di esprimere tutta la nostra tenerezza e che si scatena quando vediamo qualcuno più piccolo e più fragile di noi, quel tanto che basta per lasciarsi amare.
Probabilmente è questo il motivo per cui Dio è sceso sulla terra come un “Neonato tenerissimo”: così da suscitare in ognuno di noi il desiderio incontrollabile di prendercelo in braccio. Così, nell’apparente convinzione di star proteggendo un Bambino, stiamo abbracciando l’Onnipotente.
Stiamo cullando il Creatore, lo baciamo, lo accarezziamo, come in fin dei conti vogliono tutti i bambini (e non solo); che aspettano di sentirci cantare una canzoncina buffa per osservare il movimento della bocca e sorridere allegri.
Si crea così la pace che scaturisce dall’amore.
Sentirsi amati, infatti, è sentirsi salvati; tirati fuori dal male dei nostri pensieri bui, dalle preoccupazioni che ci rubano il sorriso, dalla monotonia e dal non-senso di questa vita. Sentirsi improvvisamente sollevati da tutto questo: presi in braccio.
Ecco questo Salvatore minuscolo sul mio petto che mi salva facendosi salvare da me! Com’è sorprendente Dio! Spiazza le nostre aspettative e demolisce tutte le nostre convinzioni con una disarmante semplicità, come il semplice desiderio di prendere in braccio un bambino.
Gesù si fa prendere, si fa prendere sempre e da sempre. Come oggi nell’Eucarestia che si presenta a noi tutto vestito di bianco come da Risorto, piccolo piccolo e tondo, si posa nelle nostre povere mani, rischiando di cadere a causa delle innumerevoli instabilità. Eppure si fa ancora prendere in braccio e baciare per diventare una cosa sola con noi.
Come possiamo avere con noi tutti i giorni questo bel Bambino? Forse con quell’audace preghiera che dovremo fare a Maria: “Me lo fai tenere un po'?”, Maria prontamente ci affiderà Suo Figlio magari tremante ma sorridente. Guarderà mentre lo posiamo sul cuore per farlo addormentare col battito del nostro cuore innamorato. E Lei resterà a guardarci piena di gioia.
In fondo il Natale ci ricorda questo: che la nostra vita è impegnarsi per andare a visitare Gesù, mettendo un piede dopo l’altro nelle nostre complicate giornate, consapevoli che ogni sforzo ci sta avvicinando a Lui, lì nel suo Presepe, accanto alla sua Mamma e al suo Papà. E quando saremo arrivati, il nostro amore ci darà l’ardire di chiedere a Maria: “Me lo fai tenere un po'?”…e Lei ce lo consegnerà fra le braccia lasciando che ci inizi a salvare attraverso i nostri baci.
Vi auguro un Natale così!
                                                                   Paola Buccheri





mercoledì 6 febbraio 2019

SBARCATA SU MARTE


Prima serata, dopo cena, non ho ancora sonno: capita quando si lavora molto durante il giorno, perché la mente rimane attiva; perciò decido di rilassarmi un momento davanti alla TV.
Sì. Rilassarmi. Cerco qualcosa di vedibile che sia interessante ma non troppo pesante; magari con un dialogo intelligente e con qualche battuta per sorridere un po'.
Inizio lo zapping. Il mio saltellare da un canale all’altro non è il tipico zapping: in genere mi soffermo almeno 5 minuti sul canale per avere il tempo di captare i dialoghi e capire dalla fotografia se è un programma che potrebbe interessarmi oppure no.
Diciamo che do ai programmi tv la possibilità di esprimersi prima di essere condannati.
Così mi fermo su una notissima serie “ospedaliera”. Ogni tanto distolgo lo sguardo perché qui c’è sempre qualcuno su un tavolo operatorio e la cosa non è propriamente per me. Ma questa volta stanno solo aiutando una donna a prepararsi per il parto così mi soffermo….ma ahimè….mi casca il telecomando dalle mani. Mi accingevo a vedere un piccolino umano preso in braccio dalle infermiere, invece mi ritrovo ad ascoltare un improbabile dialogo fra futura madre e ginecologa dove la prima bestemmia ( in tv????) e la seconda tenta di fare un discorso filosofico-teologico alla signora, per tutta risposta. Nessuno si meraviglia, nessuno controbatte. Tutto normale: è ovvio bestemmiare per il dolore del parto e dare dell’avvinazzato al Creatore che ha inventato la nascita in questo modo.
Recupero alla svelta il telecomando e giro canale con la netta sensazione di essere sbarcata su Marte. Mentre saltello su un altro programma mi si affaccia l’idea che forse sono sorda o magari pazza, o che sono talmente stanca che non ho capito niente di quel che ho visto.
Cerco di non pensarci e mi concentro sulla scena che mi si propone. Deve essere un poliziesco, di quelli dove tutti capiscono tutto e lo spettatore assolutamente niente ma si compiace del fatto che i cattivi, i killer e tutti i tipi loschi del mondo vengano acchiappati e tolti dalle strade. Potrebbe essere un programma seguibile e rassicurante. Qualcuno che si occupa della sicurezza altrui e del benessere generale, inoltre il dialogo è accattivante e umoristico: mi fermo un attimo.
La signorina con tanto di distintivo, sta ora parlando con la dottoressa del reparto patologia legale che le sta dando delle delucidazioni sul povero assassinato di turno. Ora le fa vedere dei fogli, ora la guarda, ora…..la bacia….la bacia???? Aspetta, aspetta, ho perso un attimo il filo della trama: che cosa succede? Ricapitoliamo: si sono viste per la prima volta in quel momento, c’è un cadavere là davanti, e sono due donne; cosa mi si vuol dare ad intendere? Dunque deduco questo: nessun rispetto per il lavoro, nessun rispetto per i morti, perplessità sul modo di condurre una vita personale. Nel complesso allo spettatore passa un concetto: “quello che ti viene in mente di fare fallo perché questa è la terra delle libertà dove tutto è lecito”.
Da sottolineare che la signorina aveva già una relazione con un ragazzo. Quel che ne esce fuori è un gran minestrone dove il “chissene frega” la fa da padrone perché, secondo questa bislacca filosofia, questo modo di essere sarebbe edificante e liberatorio; mentre a mio avviso è soltanto confusionario e a lungo andare deprimente in quanto leva dignità, leva identità, e persino la felicità. Sì perché se hai fatto tutto quello che si poteva fare nella vita è come se avessi svuotato il sacco della tua anima e ora non sapessi più di cosa riempirlo. Non trovi più gioia in nulla.
La televisione ci sta facendo passare questi messaggi erronei che ci raccontano essere benefici per noi, ma che in realtà sono solo delle luci abbaglianti puntate negli occhi. La luce troppo forte in volto, rende tutto scuro intorno a noi. Finiamo col non vedere più niente.
Levando tutte le “regole” (chiamiamole così per ora) non si è più liberi, ma più confusi. Abbiamo bisogno, da un punto di vista psicologico, di una qualche guida, di sapere cosa si può fare e cosa no. Altrimenti ci abbandonerebbero da neonati come fanno le tartarughe sulla spiaggia con i loro piccoli.
Non siamo animali, siamo anima e corpo: siamo esseri spirituali. E se l’animale necessita persino lui di una qualche guida (non tutti gli animali fanno come le tartarughe), figuriamoci noi esseri tanto più complessi e stupendamente “umani”.
Perché cercare in ogni modo di dimostrare che non è così? A chi giova questo? Non a noi.
Vi vorrei far notare inoltre  di quale monotonia di argomentazioni si avvale la maggior parte di questi programmi. Nella serie ospedaliera ci ripropongono il fatto che visto che esiste il dolore allora Dio o non esiste o è un indifferente oppure un crudele che merita per questo di essere bestemmiato nel momento più “miracoloso” di una persona: il momento in cui sta venendo alla luce suo figlio che mi deve spiegare come ha fatto a farlo in quei nove mesi. Voglio sapere dalla donna che bestemmia il giorno esatto in cui lei le ha fatto le impronte digitali o generato il fegato. Invece devo assistere a una donna che nel momento più bello della sua vita, insulta Colui che l’ha enormemente aiutata a creare il suo sogno. Tirando in ballo il solito clichè del  “perché del dolore”. Davvero originali. Vogliamo essere originali? allora provate a dare delle risposte intelligenti che possono aiutare le persone che soffrono. Metterle contro Dio di sicuro non è un aiuto, almeno a me non risulta.
Dall’altra parte vediamo questo sbattere in faccia allo spettatore il tema della stravaganza sessuale facendola passare per “esperienza nuova” e quindi lecita se non addirittura costruttiva. Non sono un tipo che addita o critica, ma qui si passa il segno. Se le preferenze sessuali sono così alternative, non possono essere classificate dai max media come “normali”. Sono alternative, non normali. Se fossero normali, i figli nascerebbero anche dalle unioni fra uomini e da quelle fra solo donne. Ciò sarebbe indice di “naturalità”, cioè di qualcosa contemplato dalla natura e che è conforme alle “leggi” della natura (anche la santissima e bellissima natura ha delle leggi e delle regole e mi sembra che nessuno la insulti!!). Siccome due donne o solo due uomini non riescono a procreare da soli se non si avvalgono dell’aiuto dell’altro sesso, significa che la natura non contempla questa unione sessuale. Se poi però, ti capita di innamorarti di un essere del tuo stesso sesso…và bene, sono affari tuoi…io non sono certo qua a dirti che cosa devi o non devi fare, ma resta il fatto che sono solo affari tuoi e di nessun altro. Perciò perché volere continuamente proporlo come un evento assolutamente normale?? Non lo è. E Dio sa se me ne dispiaccio.
Ormai sembrano anormali le persone che cercano soltanto gente del sesso opposto per avere una relazione stabile: ecco lo sconfinamento, ecco i limiti valicati perché abbiamo tolto qualsiasi paletto. Come se il paletto fosse “il male”. Una regola non è il male . Una legge non è il male. Per quanto la gente dica: ci servono leggi e regole altrimenti andremo in giro nella vita come mosche senza testa. Mi chiedo dove sta la preoccupazione di dover seguire qualche regola?
Non eravate felici da bambini quando la nonna vi chiedeva: “Hai dato la buonanotte a papà?”…la nonna non era il male, era una donna saggia che ci ricordava in un modo semplice che anche le piccole regole, le buone maniere, contribuiscono a crescere una persona piena di amore e attenzioni. L’amore è attenzioni, che forse all’inizio si seguono come regole, ma nel corso del tempo diventano spontanee, e si rivelano pilastri di una grande gioia futura.
Non mi piace creare polemiche e queste non lo vogliono essere: sono soltanto degli spunti di riflessione che ho voluto mettere a disposizione. Perché trovo giusto che ognuno possa esprimere il proprio parere con la speranza anche che sia in qualche caso di sollievo.
Detto questo, non rimane che spegnere la TV, e andare a riposare sperando di non sognare di essere sbarcato su Marte, perciò occorre urgentemente pregare Maria che ci restituisca la dignità di figli di Dio, o meglio, che ci aiuti a recuperarla da soli.






sabato 15 dicembre 2018

SGUARDO DA BAMBINO



Compleanno della mia mamma: lei non c’è più, ma il cuore non capisce certe realtà perché vive da sempre in un’altra dimensione; così mi metto a sfogliare un vecchio album per ritrovare il suo sorriso. Nel ritrovare il suo…mi si accende una lacrima che và a bagnare il mio. Non è una tristezza inconsolabile, solo una gran nostalgia: di lei, di me.
Rivedo me da piccola: i sorrisi aperti, gli occhi brillanti, le smorfiette da bimba; e mi sorge un pensiero.
Tutte le mamme conoscono il volto bambino dei loro figli, perché li hanno visti fin da piccolissimi. Una mamma non scorda il figlio come era da piccolo. Mai. Neanche questi si trasformasse completamente: nel guardarlo in volto, scorgerà sempre quel suo modo di strizzare gli occhi ridendo, o il broncetto di quando c’è un disappunto. Forse è anche per questo che l’amore di una madre è impareggiabile, inossidabile al tempo e al male che può accadere a un figlio o a lei stessa: perché conosce lo sguardo da bambino di suo figlio.
Grazie a questo tangibile ricordo, una mamma vede attraverso l’anima di suo figlio e comprende anche l’incomprensibile. Probabilmente  è anche questo a  mancarci terribilmente quando scompare un genitore: che era l’unico a vederci per quello che siamo, cioè dei bambini.
Come sarebbe bello se ognuno di noi, pur non conoscendo il volto bambino dell’altro, si sforzasse di immaginare che questi è stato bambino e che in fondo lo è ancora.  Se così fosse,  avremmo delle accortezze diverse e ci tratteremmo proprio come vuole Dio.
Come si può fare secondo voi?
Chiudo l’album delle foto e torno alle mie faccende, passando davanti al Presepe. Maria Santissima è già lì che contempla il suo Bambino: anche Maria deve aver bene impresso il visetto di Gesù nel suo cuore. Lui è lì che ride con le braccine alzate.
Lui vede attraverso le nostre anime, perché è Dio e sicuramente riesce in ogni caso ad amarci  perché in noi vede i suoi bambini. Ci ha visti da piccini, ha disegnato col suo dito le nostre smorfiette su di noi, quindi scorge ancora  quello sguardo innocente e sbarazzino, facendosi luce in mezzo ai nostri errori.
Allora è Lui la chiave di tutto, il mistero dell’Amore. Si presenta bambino, ci fa vedere il Suo volto purissimo di Amore e ci spinge a guardare il prossimo come lo vede Lui: come eterni bambini. Bambini buoni, bambini capricciosi, bambini difficili, bambini tranquilli oppure no. Ma sempre bambini.
Lui è madre e padre. Una madre e un padre che non può lasciarci, che si è spinto per amore a vivere dentro di noi tramite l’Eucarestia. Da dentro la nostra anima, si appoggia dove trova un po' di posto e ci apre gli occhi facendoci vedere gli altri per quello che sono : i Suoi piccoli.
In fondo, lo sguardo di un bambino è questo: guardare il mondo dall’alto del Cielo pulito impresso ancora nella cornea, e così scorgere verità che gli adulti non vedono più. Lo sguardo di un bambino, disarma il nostro, spiazza i pensieri complicati, costringe ad abbassare il tono di voce, porta a semplificare il linguaggio,  fà piegare le ginocchia perché lui, piccolo piccolo, possa guardarci in volto e ristorarci con la sua innocenza.
Che sarà stato lo sguardo di Gesù Bambino? Un vero toccasana per il cuore!
Qualcuno ancora c’è che sa chi siamo veramente: Dio. Allora che ne dite di  fare un regalo a questo bambino amorevole? Portiamo il suo sguardo in giro per il mondo…tramandiamo l’amore di una madre a chi non ce l’ha più, a chi ce l’ha ancora o a chi semplicemente vuole essere amato.
Regaliamoci questa grazia. Guardiamoci con uno sguardo da Bambino, così tutti si ricorderanno chi sono e si sentiranno amati. Non serve altro per un…
Felice Natale .

Paola Buccheri




venerdì 5 ottobre 2018

AMORE FOLGORANTE


“Scusi, lei sta facendo la fila?”, chiedo a un signore al supermercato posizionato in modo dubbio nei pressi della cassa. La risposta che ricevo è: “ E che non si vede?” con un tono decisamente spazientito e senza voltarsi verso di me. Il mio sorriso si accascia di colpo e sento un brividino lungo la schiena. Resto in silenzio e mi nascondo dietro a uno scaffale con la netta sensazione che sarebbe meglio non doverla mai fare la spesa.
Ma il buon umore e la pace persistono in me e riprendo in pochi secondi la fiducia nel mondo.
Esco felice dei miei acquisti meditando già di preparare un bel dolce per il fine settimana e sognando lo stupore dei miei cari quando lo porterò a tavola.
Mi accingo a svoltare nella mia via ma attendo il momento ideale per immettermi con l’auto senza provocare incidenti. Appena riesco a farlo, mi giunge all’orecchio un epiteto poco grazioso e un invito ad andare in visita in paesi poco raccomandabili, che proviene dall’auto dietro la mia. Quasi non posso credere di aver arrecato tanto danno interiore all’ameno individuo che se ne va.
Arrivo a casa sconcertata e chiedendomi cosa succeda agli animi.
Sicuramente non sono la persona più simpatica dell’universo, ma esistono delle regole civili e umane che dovrebbero impedire al prossimo di aggredire verbalmente una signora anche solo per il fatto che è una signora. E anche fossi un uomo, non arrivo a comprendere il perché ci si debba trattare così tra fratelli.
Forse è questo il punto. Che siamo fratelli. Nessuno può davvero comprendere questa realtà se non la contempla dall’ottica del Cielo.
Siamo fratelli non perché siamo tutti uguali: non è vero, siamo diversissimi l’uno dall’altro.
Siamo fratelli non perché abbiamo le stesse idee e le stesse abitudini; non è vero: abbiamo punti di vista differenti e veniamo da famiglie umane differenti che ci hanno abituato a cose completamente diverse l’uno dall’altro.
Siamo fratelli non perché tutti figli di uno stesso padre terreno, ma di uno stesso padre Celeste: Dio.
Il nostro essere fratelli non riguarda l’aspetto, l’età, la famiglia, l’epoca in cui viviamo; riguarda una cosa molto più importante perché è la sostanza che ci mantiene in vita, che ci ha permesso di nascere e respirare: l’anima.
Quindi siamo fratelli perché un solo Padre ha regalato a tutti la stessa cosa: un cuore, un’anima divina in grado di toccare con un dito l’onnipotenza del proprio creatore. Cioè la sua capacità di amare sconfinatamente: amare chiunque incontriamo. Proprio perché anch’esso “amato immensamente da Dio”.
Quando ami una persona e sai per esempio che gli piace la torta al cioccolato, cerchi di fargli proprio quella torta, per renderlo felice! Se ognuno di noi si ricordasse, guardando Dio, che ogni essere umano è figlio Suo, (ognuno è una torta al cioccolato), non tratteremo così gli altri. Cercheremo di rivolgerci a loro con attenzione, con considerazione, con civiltà. Al di là del fatto che qualcuno ci sia simpatico oppure no; che abbia le nostre stesse idee oppure no; che sia poco intelligente oppure no. Non importa nulla di tutto ciò.
Per riuscire a calarsi in questa splendida realtà, però, occorre credere che esista un Dio capace di amare persino me quando io stessa non so perdonarmi, non so piacermi, non so essere come vorrei, non sono una “figlia di Dio” meritevole di questo nome. Questa è la fede vera. Se ci pensiamo un momento è proprio la cosa più difficile da fare: non è poi così difficile credere che esista un Dio (questo lo crede anche il diavolo, ma tal fatto non lo aiuta!!).
La fede è credere che Dio possa amarmi così imperfetta e che può amare anche il signore poco gentile che mi ha mandato a quel paese. Ma c’è di più.
Fede è credere che anche se Lui non mi ha difeso davanti a un’ingiustizia, ciò non significa che non mi sta amando. E’ facile aspettarsi che Dio debba intervenire per essere mio testimone in quel che credo. Vorremmo che Dio dimostrasse il suo amore per noi in questo modo. Questo non è altro che un paradosso.
Siamo noi, suoi figli, che a immagine e somiglianza Sua, diventiamo capaci di folgorare di amore le persone, tanto da testimoniare che Lui esiste e li ama.
Abbiamo le idee confuse invece. La nostra fede è una gran bella auto lasciata in garage. Non riusciamo proprio a credere che Dio ci ami personalmente e che ci abbia concesso la facoltà di amare i fratelli in modo celeste. Ci rifugiamo nella preoccupazione che Lui non ci difenda in un mondo arido che va al contrario e siamo assolutamente convinti che il nostro lavoro, il nostro sforzo, non cambierà nulla.  
Il mondo ha tanto bisogno della nostra fede. Anche e soprattutto i signori scorbutici al supermercato o altri apparentemente sereni che non credono più in nulla. Dio ha già fatto qualcosa per mettere in giro il Suo amore che salva: ha mandato noi che già lo amiamo. Noi con le nostre imperfezioni.
E’ ora di fare la nostra parte: Essere Amore Folgorante!

Nel buio dell'indifferenza, un sorriso porta luce




domenica 26 agosto 2018

MAI PIU’ SENZA TE




Primo pomeriggio, mi vorrei mettere seduta un attimo, allora accendo la TV.
C’è uno dei tuoi film preferiti con Gregory Peck! Visto che è iniziato da pochi minuti, decido di fermarmi su quel canale.
Improvvisamente mi sento come se tu fossi accanto a me. Ti immagino con le gambe accavallate, i tuoi eleganti occhiali da vista che ti adornano il viso e gli occhioni verdi e il tuo sorrisino mentre osservi lo schermo.
Non è solo un mio desiderio: ti sento davvero presente. Così tanto che guardo  verso il film, e ho quasi timore a voltarmi verso il mio lato sinistro.
Sei con me. Perché mai non dovresti?  Mi scende una gran pace nel cuore.
Non una pace qualsiasi: è un rilassamento unico delle membra e della mente. Non devo più resistere nel tentativo di sopravvivere senza di te; la mia battaglia nel contrastare il dolore della tua assenza, si è improvvisamente cancellato. Anche se momentaneamente, ma non c’è più.
Mi devo sdraiare per quanto questo sentimento mi induce a rilassarmi. Mi assopisco accanto a te.
La vita in fondo è costellata di queste continue perdite che ci proiettano verso una nuova esistenza da riprogrammare velocemente “senza quella persona”. Si fa il possibile. Con Dio e la fede che rassicura si fa anche l’impossibile. Ci si risintonizza su un altro canale della propria anima: seguitare ad andare avanti anche con un lutto nel cuore. Alle volte un lutto che ti aspettavi e per il quale ti preparavi; alle volte un lutto neanche contemplato. Comunque sia: devi resistere.
La morte è invece il ritrovarsi con tutti coloro che avevi perso, perciò deve essere un grande stato di rilassamento; e chissà che non sia per questo che ci si addormenta. Il lasciare andare per sempre la sofferenza, non doversene più curare perché semplicemente non ha più motivo di essere.
Questo quello che ho provato con la tua inaspettata presenza questo pomeriggio: tu sei stata con me, ed io sono stata un po' con te, nel tuo stato di beata assenza di dolore.
Ho potuto dire al mio cuore per un paio di ore: “Non devo più stare senza mamma”. Torna presto.
Ti voglio bene.    Tua figlia Paola.