Mi sono spesso chiesta perchè solo le cattive notizie facciano parlare tanto le persone...for

martedì 23 marzo 2021

CONVERTITEVI!


 

“Convertitevi! Il Regno di Dio è vicino” gridava San Giovanni Battista per annunciare l’imminente arrivo di Gesù nella nostra vita.

“Convertitevi! E credete al Vangelo!” ci ricorda il sacerdote all’inizio della quaresima , nel mercoledì delle ceneri, mentre ci cosparge il capo di quella polvere che diventeremo.

Tutto sembra un ammonimento, quasi una minaccia che ci mette un po' sul “ chi và là” con gli occhi sbarrati; perché in realtà non abbiamo capito niente o quasi niente di Dio.

Convertiamoci sì, facciamo inversione a U nella nostra mentalità che ci fa credere in un amore che và guadagnato a costo di enormi sacrifici e sforzi titanici.

Su questa terra ci sembra di non essere mai all’altezza dell’amore. Esso è costellato di SE, di MA e di milioni di condizioni: Ci amano tutti certo, ma attenzione a non parcheggiare male che si diventa lo scherno dei passanti; occhio a non cedere a momenti di sconforto, altrimenti deludi il tuo prossimo che non ti guarda più come prima o, con un linguaggio da network, ti perdi molti followers!!

L’amore terreno è un filo finissimo teso fra due grattacieli sul quale camminiamo trattenendo il fiato e mentre senti  la testa girare e la stanchezza vincere, giunge Gesù che ci ama come siamo e muore letteralmente per noi, lasciandoci interdetti.

Dobbiamo convertirci a questa mentalità divina che ci porta direttamente il Regno di Dio, cioè il regno del vero amore, anche a me che sono buona a nulla. E’ un pensiero difficile da metabolizzare.

Non è una minaccia questa conversione, ma una lettera d’amore dove si legge soltanto: “Siccome ti amo…sii felice ed ama”.

Il fatto che Dio ci ami per come siamo non significa che non dobbiamo lavorare su noi stessi e sui nostri molteplici difetti, ma significa che partendo dal punto saldo che Lui mi ama troverò più forza e buona volontà per farlo e soprattutto avrò più successo perché mi sentirò già una vincitrice: cosa serve più dell’amore di Dio?

Avrò anche l’aiuto dello Spirito Santo, là dove non riuscirò io.

Convertitevi e credete al Vangelo! Sì crediamo a questa buona notizia che Dio, al contrario di molti uomini, ci ama da subito e che ha in serbo per noi addirittura la Vita Eterna e l’Amore Eterno.

Ecco infatti un’altra notizia meravigliosa che può darci forza e gioia anche ora che siamo continuamente minacciati da un virus insidioso.

Non possiamo attendere che tutto passi per essere felici! Potrebbe “andar tutto bene” come ci ripetiamo poco convinti, o potrebbe andare meno bene, ma noi siamo l’Amore di Gesù e questa nostra esistenza è come una bella crociera intorno alla Vera Vita: ogni giorno vediamo cose nuove e viviamo momenti unici, occasioni per voler bene al prossimo e aiutarlo col nostro sorriso.

Ma poi la crociera finirà e finalmente approderemo alla nostra dimora sicura dove regna l’Amore, dove ci ameremo senza condizioni e difficoltà. Allora di che ci preoccupiamo? E’ già andato tutto bene perché Gesù è già venuto a sconfiggere la morte e ciò che vediamo qui è solo l’approdo alla Vita di chi ha terminato il viaggio.

Questa è la bella notizia. Convertiamoci alla gioia; alla semplicità dei bambini che non si chiedono se meritano di essere amati dai genitori ma che candidamente si lasciano amare e amano.

Convertiamoci alla Resurrezione già qui nella vita di tutti i giorni, perché Gesù è morto, certo, ma è anche Risorto!!

 

Buona Pasqua

Paola Buccheri

P.S.: Dedicato ad Agostino Maresca, già approdato a quella Vita Eterna, sempre entusiasta dei miei articoli che mi dava tanta forza e serenità.

Dio ti benedica amico! Come vedi, ti do del “TU”



mercoledì 22 luglio 2020

GRAZIE AI LETTORI!

Buonasera a tutti!
E' davvero molto tempo che non posto niente. Non perchè non abbia nulla da dire ma perchè sto scrivendo un altro libro che sarà un'altra raccolta delle mie meditazioni insieme al Signore. Inoltre sono impegnata a pubblicare il Vangelo illustrato da me che è un progetto risalente a moltissimi anni fà. Quindi sto per realizzare un sogno!!
Nel frattempo volevo ringraziare tutti coloro che mi hanno seguito fino a qui e che hanno commentato o lasciato le loro impressioni. Mi fà sempre piacere notare che qualcuno passeggia dalle parti del mio blog, non tanto per me, ma perchè mi si accende la speranza di aver potuto portare un po si sollievo e sorriso nel cuore di qualcuno. 
Gesù infatti, è il nostro vero ristoro e il mio più grande sogno è portarlo a tutti coloro che incontro nella vita, anche solo virtualmente.
Dio vi benedica! Un abbraccio e a presto con qualche bella novità!

Paola Buccheri



martedì 17 dicembre 2019

ME LO FAI TENERE UN PO'?



Sono davanti alla grotta del Presepe che ho allestito da poco, e c’è una frase che gira nella mia mente: Ho voglia di prendere in braccio Gesù!
Voglio baciare le guancine bianche e tonde, sfiorare col mio volto i suoi capellini dorati e sottili, guardarlo negli occhi limpidi e profondi come l’universo. Che sogno!
Vi capita mai, quando vedete una mamma col suo piccino di avvertire sulle labbra una domanda che lotta prepotentemente per uscire? Quella richiesta audace che nonostante tutto vince sui vostri freni inibitori: “Me lo fai tenere un po'?”
E’ il desiderio che ha sede nel più profondo dell’anima di esprimere tutta la nostra tenerezza e che si scatena quando vediamo qualcuno più piccolo e più fragile di noi, quel tanto che basta per lasciarsi amare.
Probabilmente è questo il motivo per cui Dio è sceso sulla terra come un “Neonato tenerissimo”: così da suscitare in ognuno di noi il desiderio incontrollabile di prendercelo in braccio. Così, nell’apparente convinzione di star proteggendo un Bambino, stiamo abbracciando l’Onnipotente.
Stiamo cullando il Creatore, lo baciamo, lo accarezziamo, come in fin dei conti vogliono tutti i bambini (e non solo); che aspettano di sentirci cantare una canzoncina buffa per osservare il movimento della bocca e sorridere allegri.
Si crea così la pace che scaturisce dall’amore.
Sentirsi amati, infatti, è sentirsi salvati; tirati fuori dal male dei nostri pensieri bui, dalle preoccupazioni che ci rubano il sorriso, dalla monotonia e dal non-senso di questa vita. Sentirsi improvvisamente sollevati da tutto questo: presi in braccio.
Ecco questo Salvatore minuscolo sul mio petto che mi salva facendosi salvare da me! Com’è sorprendente Dio! Spiazza le nostre aspettative e demolisce tutte le nostre convinzioni con una disarmante semplicità, come il semplice desiderio di prendere in braccio un bambino.
Gesù si fa prendere, si fa prendere sempre e da sempre. Come oggi nell’Eucarestia che si presenta a noi tutto vestito di bianco come da Risorto, piccolo piccolo e tondo, si posa nelle nostre povere mani, rischiando di cadere a causa delle innumerevoli instabilità. Eppure si fa ancora prendere in braccio e baciare per diventare una cosa sola con noi.
Come possiamo avere con noi tutti i giorni questo bel Bambino? Forse con quell’audace preghiera che dovremo fare a Maria: “Me lo fai tenere un po'?”, Maria prontamente ci affiderà Suo Figlio magari tremante ma sorridente. Guarderà mentre lo posiamo sul cuore per farlo addormentare col battito del nostro cuore innamorato. E Lei resterà a guardarci piena di gioia.
In fondo il Natale ci ricorda questo: che la nostra vita è impegnarsi per andare a visitare Gesù, mettendo un piede dopo l’altro nelle nostre complicate giornate, consapevoli che ogni sforzo ci sta avvicinando a Lui, lì nel suo Presepe, accanto alla sua Mamma e al suo Papà. E quando saremo arrivati, il nostro amore ci darà l’ardire di chiedere a Maria: “Me lo fai tenere un po'?”…e Lei ce lo consegnerà fra le braccia lasciando che ci inizi a salvare attraverso i nostri baci.
Vi auguro un Natale così!
                                                                   Paola Buccheri





mercoledì 6 febbraio 2019

SBARCATA SU MARTE


Prima serata, dopo cena, non ho ancora sonno: capita quando si lavora molto durante il giorno, perché la mente rimane attiva; perciò decido di rilassarmi un momento davanti alla TV.
Sì. Rilassarmi. Cerco qualcosa di vedibile che sia interessante ma non troppo pesante; magari con un dialogo intelligente e con qualche battuta per sorridere un po'.
Inizio lo zapping. Il mio saltellare da un canale all’altro non è il tipico zapping: in genere mi soffermo almeno 5 minuti sul canale per avere il tempo di captare i dialoghi e capire dalla fotografia se è un programma che potrebbe interessarmi oppure no.
Diciamo che do ai programmi tv la possibilità di esprimersi prima di essere condannati.
Così mi fermo su una notissima serie “ospedaliera”. Ogni tanto distolgo lo sguardo perché qui c’è sempre qualcuno su un tavolo operatorio e la cosa non è propriamente per me. Ma questa volta stanno solo aiutando una donna a prepararsi per il parto così mi soffermo….ma ahimè….mi casca il telecomando dalle mani. Mi accingevo a vedere un piccolino umano preso in braccio dalle infermiere, invece mi ritrovo ad ascoltare un improbabile dialogo fra futura madre e ginecologa dove la prima bestemmia ( in tv????) e la seconda tenta di fare un discorso filosofico-teologico alla signora, per tutta risposta. Nessuno si meraviglia, nessuno controbatte. Tutto normale: è ovvio bestemmiare per il dolore del parto e dare dell’avvinazzato al Creatore che ha inventato la nascita in questo modo.
Recupero alla svelta il telecomando e giro canale con la netta sensazione di essere sbarcata su Marte. Mentre saltello su un altro programma mi si affaccia l’idea che forse sono sorda o magari pazza, o che sono talmente stanca che non ho capito niente di quel che ho visto.
Cerco di non pensarci e mi concentro sulla scena che mi si propone. Deve essere un poliziesco, di quelli dove tutti capiscono tutto e lo spettatore assolutamente niente ma si compiace del fatto che i cattivi, i killer e tutti i tipi loschi del mondo vengano acchiappati e tolti dalle strade. Potrebbe essere un programma seguibile e rassicurante. Qualcuno che si occupa della sicurezza altrui e del benessere generale, inoltre il dialogo è accattivante e umoristico: mi fermo un attimo.
La signorina con tanto di distintivo, sta ora parlando con la dottoressa del reparto patologia legale che le sta dando delle delucidazioni sul povero assassinato di turno. Ora le fa vedere dei fogli, ora la guarda, ora…..la bacia….la bacia???? Aspetta, aspetta, ho perso un attimo il filo della trama: che cosa succede? Ricapitoliamo: si sono viste per la prima volta in quel momento, c’è un cadavere là davanti, e sono due donne; cosa mi si vuol dare ad intendere? Dunque deduco questo: nessun rispetto per il lavoro, nessun rispetto per i morti, perplessità sul modo di condurre una vita personale. Nel complesso allo spettatore passa un concetto: “quello che ti viene in mente di fare fallo perché questa è la terra delle libertà dove tutto è lecito”.
Da sottolineare che la signorina aveva già una relazione con un ragazzo. Quel che ne esce fuori è un gran minestrone dove il “chissene frega” la fa da padrone perché, secondo questa bislacca filosofia, questo modo di essere sarebbe edificante e liberatorio; mentre a mio avviso è soltanto confusionario e a lungo andare deprimente in quanto leva dignità, leva identità, e persino la felicità. Sì perché se hai fatto tutto quello che si poteva fare nella vita è come se avessi svuotato il sacco della tua anima e ora non sapessi più di cosa riempirlo. Non trovi più gioia in nulla.
La televisione ci sta facendo passare questi messaggi erronei che ci raccontano essere benefici per noi, ma che in realtà sono solo delle luci abbaglianti puntate negli occhi. La luce troppo forte in volto, rende tutto scuro intorno a noi. Finiamo col non vedere più niente.
Levando tutte le “regole” (chiamiamole così per ora) non si è più liberi, ma più confusi. Abbiamo bisogno, da un punto di vista psicologico, di una qualche guida, di sapere cosa si può fare e cosa no. Altrimenti ci abbandonerebbero da neonati come fanno le tartarughe sulla spiaggia con i loro piccoli.
Non siamo animali, siamo anima e corpo: siamo esseri spirituali. E se l’animale necessita persino lui di una qualche guida (non tutti gli animali fanno come le tartarughe), figuriamoci noi esseri tanto più complessi e stupendamente “umani”.
Perché cercare in ogni modo di dimostrare che non è così? A chi giova questo? Non a noi.
Vi vorrei far notare inoltre  di quale monotonia di argomentazioni si avvale la maggior parte di questi programmi. Nella serie ospedaliera ci ripropongono il fatto che visto che esiste il dolore allora Dio o non esiste o è un indifferente oppure un crudele che merita per questo di essere bestemmiato nel momento più “miracoloso” di una persona: il momento in cui sta venendo alla luce suo figlio che mi deve spiegare come ha fatto a farlo in quei nove mesi. Voglio sapere dalla donna che bestemmia il giorno esatto in cui lei le ha fatto le impronte digitali o generato il fegato. Invece devo assistere a una donna che nel momento più bello della sua vita, insulta Colui che l’ha enormemente aiutata a creare il suo sogno. Tirando in ballo il solito clichè del  “perché del dolore”. Davvero originali. Vogliamo essere originali? allora provate a dare delle risposte intelligenti che possono aiutare le persone che soffrono. Metterle contro Dio di sicuro non è un aiuto, almeno a me non risulta.
Dall’altra parte vediamo questo sbattere in faccia allo spettatore il tema della stravaganza sessuale facendola passare per “esperienza nuova” e quindi lecita se non addirittura costruttiva. Non sono un tipo che addita o critica, ma qui si passa il segno. Se le preferenze sessuali sono così alternative, non possono essere classificate dai max media come “normali”. Sono alternative, non normali. Se fossero normali, i figli nascerebbero anche dalle unioni fra uomini e da quelle fra solo donne. Ciò sarebbe indice di “naturalità”, cioè di qualcosa contemplato dalla natura e che è conforme alle “leggi” della natura (anche la santissima e bellissima natura ha delle leggi e delle regole e mi sembra che nessuno la insulti!!). Siccome due donne o solo due uomini non riescono a procreare da soli se non si avvalgono dell’aiuto dell’altro sesso, significa che la natura non contempla questa unione sessuale. Se poi però, ti capita di innamorarti di un essere del tuo stesso sesso…và bene, sono affari tuoi…io non sono certo qua a dirti che cosa devi o non devi fare, ma resta il fatto che sono solo affari tuoi e di nessun altro. Perciò perché volere continuamente proporlo come un evento assolutamente normale?? Non lo è. E Dio sa se me ne dispiaccio.
Ormai sembrano anormali le persone che cercano soltanto gente del sesso opposto per avere una relazione stabile: ecco lo sconfinamento, ecco i limiti valicati perché abbiamo tolto qualsiasi paletto. Come se il paletto fosse “il male”. Una regola non è il male . Una legge non è il male. Per quanto la gente dica: ci servono leggi e regole altrimenti andremo in giro nella vita come mosche senza testa. Mi chiedo dove sta la preoccupazione di dover seguire qualche regola?
Non eravate felici da bambini quando la nonna vi chiedeva: “Hai dato la buonanotte a papà?”…la nonna non era il male, era una donna saggia che ci ricordava in un modo semplice che anche le piccole regole, le buone maniere, contribuiscono a crescere una persona piena di amore e attenzioni. L’amore è attenzioni, che forse all’inizio si seguono come regole, ma nel corso del tempo diventano spontanee, e si rivelano pilastri di una grande gioia futura.
Non mi piace creare polemiche e queste non lo vogliono essere: sono soltanto degli spunti di riflessione che ho voluto mettere a disposizione. Perché trovo giusto che ognuno possa esprimere il proprio parere con la speranza anche che sia in qualche caso di sollievo.
Detto questo, non rimane che spegnere la TV, e andare a riposare sperando di non sognare di essere sbarcato su Marte, perciò occorre urgentemente pregare Maria che ci restituisca la dignità di figli di Dio, o meglio, che ci aiuti a recuperarla da soli.






sabato 15 dicembre 2018

SGUARDO DA BAMBINO



Compleanno della mia mamma: lei non c’è più, ma il cuore non capisce certe realtà perché vive da sempre in un’altra dimensione; così mi metto a sfogliare un vecchio album per ritrovare il suo sorriso. Nel ritrovare il suo…mi si accende una lacrima che và a bagnare il mio. Non è una tristezza inconsolabile, solo una gran nostalgia: di lei, di me.
Rivedo me da piccola: i sorrisi aperti, gli occhi brillanti, le smorfiette da bimba; e mi sorge un pensiero.
Tutte le mamme conoscono il volto bambino dei loro figli, perché li hanno visti fin da piccolissimi. Una mamma non scorda il figlio come era da piccolo. Mai. Neanche questi si trasformasse completamente: nel guardarlo in volto, scorgerà sempre quel suo modo di strizzare gli occhi ridendo, o il broncetto di quando c’è un disappunto. Forse è anche per questo che l’amore di una madre è impareggiabile, inossidabile al tempo e al male che può accadere a un figlio o a lei stessa: perché conosce lo sguardo da bambino di suo figlio.
Grazie a questo tangibile ricordo, una mamma vede attraverso l’anima di suo figlio e comprende anche l’incomprensibile. Probabilmente  è anche questo a  mancarci terribilmente quando scompare un genitore: che era l’unico a vederci per quello che siamo, cioè dei bambini.
Come sarebbe bello se ognuno di noi, pur non conoscendo il volto bambino dell’altro, si sforzasse di immaginare che questi è stato bambino e che in fondo lo è ancora.  Se così fosse,  avremmo delle accortezze diverse e ci tratteremmo proprio come vuole Dio.
Come si può fare secondo voi?
Chiudo l’album delle foto e torno alle mie faccende, passando davanti al Presepe. Maria Santissima è già lì che contempla il suo Bambino: anche Maria deve aver bene impresso il visetto di Gesù nel suo cuore. Lui è lì che ride con le braccine alzate.
Lui vede attraverso le nostre anime, perché è Dio e sicuramente riesce in ogni caso ad amarci  perché in noi vede i suoi bambini. Ci ha visti da piccini, ha disegnato col suo dito le nostre smorfiette su di noi, quindi scorge ancora  quello sguardo innocente e sbarazzino, facendosi luce in mezzo ai nostri errori.
Allora è Lui la chiave di tutto, il mistero dell’Amore. Si presenta bambino, ci fa vedere il Suo volto purissimo di Amore e ci spinge a guardare il prossimo come lo vede Lui: come eterni bambini. Bambini buoni, bambini capricciosi, bambini difficili, bambini tranquilli oppure no. Ma sempre bambini.
Lui è madre e padre. Una madre e un padre che non può lasciarci, che si è spinto per amore a vivere dentro di noi tramite l’Eucarestia. Da dentro la nostra anima, si appoggia dove trova un po' di posto e ci apre gli occhi facendoci vedere gli altri per quello che sono : i Suoi piccoli.
In fondo, lo sguardo di un bambino è questo: guardare il mondo dall’alto del Cielo pulito impresso ancora nella cornea, e così scorgere verità che gli adulti non vedono più. Lo sguardo di un bambino, disarma il nostro, spiazza i pensieri complicati, costringe ad abbassare il tono di voce, porta a semplificare il linguaggio,  fà piegare le ginocchia perché lui, piccolo piccolo, possa guardarci in volto e ristorarci con la sua innocenza.
Che sarà stato lo sguardo di Gesù Bambino? Un vero toccasana per il cuore!
Qualcuno ancora c’è che sa chi siamo veramente: Dio. Allora che ne dite di  fare un regalo a questo bambino amorevole? Portiamo il suo sguardo in giro per il mondo…tramandiamo l’amore di una madre a chi non ce l’ha più, a chi ce l’ha ancora o a chi semplicemente vuole essere amato.
Regaliamoci questa grazia. Guardiamoci con uno sguardo da Bambino, così tutti si ricorderanno chi sono e si sentiranno amati. Non serve altro per un…
Felice Natale .

Paola Buccheri




venerdì 5 ottobre 2018

AMORE FOLGORANTE


“Scusi, lei sta facendo la fila?”, chiedo a un signore al supermercato posizionato in modo dubbio nei pressi della cassa. La risposta che ricevo è: “ E che non si vede?” con un tono decisamente spazientito e senza voltarsi verso di me. Il mio sorriso si accascia di colpo e sento un brividino lungo la schiena. Resto in silenzio e mi nascondo dietro a uno scaffale con la netta sensazione che sarebbe meglio non doverla mai fare la spesa.
Ma il buon umore e la pace persistono in me e riprendo in pochi secondi la fiducia nel mondo.
Esco felice dei miei acquisti meditando già di preparare un bel dolce per il fine settimana e sognando lo stupore dei miei cari quando lo porterò a tavola.
Mi accingo a svoltare nella mia via ma attendo il momento ideale per immettermi con l’auto senza provocare incidenti. Appena riesco a farlo, mi giunge all’orecchio un epiteto poco grazioso e un invito ad andare in visita in paesi poco raccomandabili, che proviene dall’auto dietro la mia. Quasi non posso credere di aver arrecato tanto danno interiore all’ameno individuo che se ne va.
Arrivo a casa sconcertata e chiedendomi cosa succeda agli animi.
Sicuramente non sono la persona più simpatica dell’universo, ma esistono delle regole civili e umane che dovrebbero impedire al prossimo di aggredire verbalmente una signora anche solo per il fatto che è una signora. E anche fossi un uomo, non arrivo a comprendere il perché ci si debba trattare così tra fratelli.
Forse è questo il punto. Che siamo fratelli. Nessuno può davvero comprendere questa realtà se non la contempla dall’ottica del Cielo.
Siamo fratelli non perché siamo tutti uguali: non è vero, siamo diversissimi l’uno dall’altro.
Siamo fratelli non perché abbiamo le stesse idee e le stesse abitudini; non è vero: abbiamo punti di vista differenti e veniamo da famiglie umane differenti che ci hanno abituato a cose completamente diverse l’uno dall’altro.
Siamo fratelli non perché tutti figli di uno stesso padre terreno, ma di uno stesso padre Celeste: Dio.
Il nostro essere fratelli non riguarda l’aspetto, l’età, la famiglia, l’epoca in cui viviamo; riguarda una cosa molto più importante perché è la sostanza che ci mantiene in vita, che ci ha permesso di nascere e respirare: l’anima.
Quindi siamo fratelli perché un solo Padre ha regalato a tutti la stessa cosa: un cuore, un’anima divina in grado di toccare con un dito l’onnipotenza del proprio creatore. Cioè la sua capacità di amare sconfinatamente: amare chiunque incontriamo. Proprio perché anch’esso “amato immensamente da Dio”.
Quando ami una persona e sai per esempio che gli piace la torta al cioccolato, cerchi di fargli proprio quella torta, per renderlo felice! Se ognuno di noi si ricordasse, guardando Dio, che ogni essere umano è figlio Suo, (ognuno è una torta al cioccolato), non tratteremo così gli altri. Cercheremo di rivolgerci a loro con attenzione, con considerazione, con civiltà. Al di là del fatto che qualcuno ci sia simpatico oppure no; che abbia le nostre stesse idee oppure no; che sia poco intelligente oppure no. Non importa nulla di tutto ciò.
Per riuscire a calarsi in questa splendida realtà, però, occorre credere che esista un Dio capace di amare persino me quando io stessa non so perdonarmi, non so piacermi, non so essere come vorrei, non sono una “figlia di Dio” meritevole di questo nome. Questa è la fede vera. Se ci pensiamo un momento è proprio la cosa più difficile da fare: non è poi così difficile credere che esista un Dio (questo lo crede anche il diavolo, ma tal fatto non lo aiuta!!).
La fede è credere che Dio possa amarmi così imperfetta e che può amare anche il signore poco gentile che mi ha mandato a quel paese. Ma c’è di più.
Fede è credere che anche se Lui non mi ha difeso davanti a un’ingiustizia, ciò non significa che non mi sta amando. E’ facile aspettarsi che Dio debba intervenire per essere mio testimone in quel che credo. Vorremmo che Dio dimostrasse il suo amore per noi in questo modo. Questo non è altro che un paradosso.
Siamo noi, suoi figli, che a immagine e somiglianza Sua, diventiamo capaci di folgorare di amore le persone, tanto da testimoniare che Lui esiste e li ama.
Abbiamo le idee confuse invece. La nostra fede è una gran bella auto lasciata in garage. Non riusciamo proprio a credere che Dio ci ami personalmente e che ci abbia concesso la facoltà di amare i fratelli in modo celeste. Ci rifugiamo nella preoccupazione che Lui non ci difenda in un mondo arido che va al contrario e siamo assolutamente convinti che il nostro lavoro, il nostro sforzo, non cambierà nulla.  
Il mondo ha tanto bisogno della nostra fede. Anche e soprattutto i signori scorbutici al supermercato o altri apparentemente sereni che non credono più in nulla. Dio ha già fatto qualcosa per mettere in giro il Suo amore che salva: ha mandato noi che già lo amiamo. Noi con le nostre imperfezioni.
E’ ora di fare la nostra parte: Essere Amore Folgorante!

Nel buio dell'indifferenza, un sorriso porta luce




domenica 26 agosto 2018

MAI PIU’ SENZA TE




Primo pomeriggio, mi vorrei mettere seduta un attimo, allora accendo la TV.
C’è uno dei tuoi film preferiti con Gregory Peck! Visto che è iniziato da pochi minuti, decido di fermarmi su quel canale.
Improvvisamente mi sento come se tu fossi accanto a me. Ti immagino con le gambe accavallate, i tuoi eleganti occhiali da vista che ti adornano il viso e gli occhioni verdi e il tuo sorrisino mentre osservi lo schermo.
Non è solo un mio desiderio: ti sento davvero presente. Così tanto che guardo  verso il film, e ho quasi timore a voltarmi verso il mio lato sinistro.
Sei con me. Perché mai non dovresti?  Mi scende una gran pace nel cuore.
Non una pace qualsiasi: è un rilassamento unico delle membra e della mente. Non devo più resistere nel tentativo di sopravvivere senza di te; la mia battaglia nel contrastare il dolore della tua assenza, si è improvvisamente cancellato. Anche se momentaneamente, ma non c’è più.
Mi devo sdraiare per quanto questo sentimento mi induce a rilassarmi. Mi assopisco accanto a te.
La vita in fondo è costellata di queste continue perdite che ci proiettano verso una nuova esistenza da riprogrammare velocemente “senza quella persona”. Si fa il possibile. Con Dio e la fede che rassicura si fa anche l’impossibile. Ci si risintonizza su un altro canale della propria anima: seguitare ad andare avanti anche con un lutto nel cuore. Alle volte un lutto che ti aspettavi e per il quale ti preparavi; alle volte un lutto neanche contemplato. Comunque sia: devi resistere.
La morte è invece il ritrovarsi con tutti coloro che avevi perso, perciò deve essere un grande stato di rilassamento; e chissà che non sia per questo che ci si addormenta. Il lasciare andare per sempre la sofferenza, non doversene più curare perché semplicemente non ha più motivo di essere.
Questo quello che ho provato con la tua inaspettata presenza questo pomeriggio: tu sei stata con me, ed io sono stata un po' con te, nel tuo stato di beata assenza di dolore.
Ho potuto dire al mio cuore per un paio di ore: “Non devo più stare senza mamma”. Torna presto.
Ti voglio bene.    Tua figlia Paola.




domenica 8 luglio 2018

MISTER HYDE

Margherita canta la sua terza canzone totalmente composta, scritta, cantata e suonata da lei...per la prima volta sul palco del Let it Beer a Roma.
Emozionantissimo!!!


giovedì 7 giugno 2018

L'OLIO DELLA PERSEVERANZA


Leggendo nel Vangelo riguardo “gli ultimi tempi”, mi sento piena di pace e serenità; eppure si presume che uno si dovrebbe sentire agitato poiché nessuno di noi può dirsi santo o giusto così tanto da non aver paura di finire nel pianto e stridore di denti, cucinato lentamente allo spiedo!
Non so dire con esattezza il motivo per cui mi senta serena, ma tenterò spiegarlo perché è un motivo soprannaturale che vale la pena di esaminare.
Distinguo più che altro due sorgenti di questa pace.
La prima è che la discesa di Gesù sulle nubi (come descritta in Matteo 24, 29) mi fa pensare a un Amico che viene a salvarmi, forse anche da me stessa. Non riesco a vedere Dio come un castigatore stile “’ndo coglio, coglio”: è un’idea umana del punitore. Sarà capitato anche a voi di essere puniti ingiustamente da qualcuno e credo che venga da lì questa paura nascosta o evidente che sia.
Dio è giusto e tiene conto non tanto dei risultati perfetti quanto delle nostre perfette intenzioni che talvolta non vanno a buon fine. Tiene conto della nostra insistenza nel praticare il bene soprattutto.
A questo punto s’introduce la seconda sorgente di pace nel mio cuore: la perseveranza.
Leggendo, infatti, più avanti la parabola delle Dieci Vergini che aspettano lo sposo, mi viene in mente quando aspetto che torni mio marito per stare con lui un po' di tempo. E’ una sensazione di trepida attesa dell’amore. Ma è anche quella certezza che devo prepararmi, organizzarmi, munirmi sempre di nuova pazienza, di dolcezza, delle parole giuste, di ascolto; tutte cose preziose messe in piccoli vasi accanto a me a portata di mano, cui attingere continuamente per tenere accesa la lampada del matrimonio. Spesso poi qualcosa va storto (come tutti ben sappiamo) e l’amore non arriva, e occorrono parecchi vasetti!
La perseveranza nel lottare per il bene, nella preghiera, nel mettere tutto l’intelletto e l’impegno, nell’essere disposti ad aspettare scomodi, seduti per terra, assaliti dalla stanchezza. Senza perdersi d’animo.
Forse è questo che da pace: che ai vasetti ho pensato, ce li ho qui con me e li vado utilizzando, non solo nel matrimonio ma in tutti gli scorci della mia esistenza. E la consapevolezza che lo Spirito Santo interviene in mia difesa, sostenendo la mia buona volontà con la sua forza.
Ho il sospetto che molti sposi si scordino di portarsi i vasetti di quest’olio perché confidano nella fiamma del loro amore. In realtà quella è solo una scintilla, l’inizio di tutto, come in un motore a scoppio, dove poi occorre un bel po' di carburante taniche di riserva da attingere soltanto tramite lo Spirito Santo.
Così per la fiamma della fede, della prima conversione: non basta.
D’altra parte anche San Paolo dice che di tutte le virtù una sola rimarrà: la speranza finirà e persino la fede, solo la Caritas resterà, cioè l’amore.
Ci vuole tanta riserva di amore, addirittura occorre inventarlo, per poter oleare l’esistenza. La perseveranza è un volto dell’amore. Una sposa o uno sposo lo sanno; una madre o un padre anche.
Perseverare nella pazienza, nella dolcezza, nell’ingegno, nella preghiera. Sempre.
Sapere che giungerà la fine di questa interminabile lotta e inizierà da lì un Regno di Amore, mi fa trasalire di gioia, mi riempie di pace e m’incoraggia a…perseverare!




lunedì 4 giugno 2018

ARTISTI: SENSUALI MISTICI




Stavo a una mostra pittorica e mi guardavo attorno; essendo mattina presto non arrivavano molti visitatori, così presi il mio rosario e cominciai a pregare: è sempre un ristoro stare con Loro Lassù!
Mentre pregavo e osservavo ora i fiori dipinti, ora gli alberi fuori dalla finestra, mi venne una singolare riflessione.
Il pittore, come probabilmente ogni genere di artista, si lascia toccare i sensi dalla bellezza, e poi cerca di trasmettere questo piacere interiore agli altri perché quando hai qualcosa di bello da raccontare devi assolutamente farlo!
Sono proprio i sensi che vengono toccati e vanno a risvegliare l’anima, non il corpo soltanto. Per esempio se vedo il colore dell’onda che s’infrange sulla spiaggia, il senso della vista provoca un piacere inspiegabile che deve passare dentro l’anima per riuscire a esprimersi e tradurre il tutto in pittura.
Così pensavo che ogni senso che il Signore ci ha donato sia semplicemente un mezzo per riaccendere l’anima e riscoprire un pezzetto di bellezza creata da Lui e quindi di Cielo.
Perché altrimenti il buon Dio ci avrebbe fornito di cinque sensi? Solo per dannarci la vita? Io non credo a un Dio così: credo invece a un Padre che ha fatto perfetta ogni cosa e che ha lasciato nel nostro intero essere tutti gli indizi giusti per tornare a Lui.
L’artista è un sensuale che usa i sensi insieme all’anima per raccontare la Bellezza infinita e quindi per raccontare Dio al prossimo, ma anche per riscoprire personalmente la bontà di questo Papà.
Ogni senso del nostro corpo ci indica chi siamo, da dove veniamo e come potremmo tornarci!
Siamo soliti credere che i sensi siano qualcosa che ci allontana da Dio, invece ci sono stati donati sicuramente per assicurarci la sopravvivenza su questo bel pianeta, ma per ritrovare il nostro Vero Regno, e credo anche per renderci piacevole il passaggio in un regno che non è proprio nostro.
Non voglio giocare con le parole, ma facciamoci caso insieme: si può essere sensuali tanto da diventare ancora più mistici.
Per esempio riflettiamo sul tatto: a chi non piace essere accarezzato o tenere la mano del proprio figlio o ritrovarsi al sicuro fra le braccia di una persona cara? Cosa ci dice questo? Che siamo figli dell’Amore, che ci sentiamo davvero bene solo quando siamo con chi ci ama…accanto, dentro l’abbraccio di Dio. Che indicazione ci da questo senso che va a risvegliare nell’anima un pezzetto di Paradiso? Che devo amare! Che sono fragile se non sono con l’altro; che da solo non mi sembra di camminare bene. Che sono appagato completamente se sto con i fratelli.
L’udito: quanto è piacevole il primo cinguettio di quel minuscolo uccellino sul ramo, appena ci si sveglia! Come fa sussultare la voce della mamma che chiama o il canto della propria figlia! Qualsiasi momento della giornata diventa pace e le rughe si distendono nell’ascoltare determinati suoni. Suscita quasi un canto interiore o il desiderio di suonare uno strumento (reazione dell’artista per esempio). Che indicazione ci da l’udito stimolato positivamente? Che sono belli i suoni che creano pace interiore perché noi veniamo da lì: dal Regno della Pace. Allora godiamo della pace, procuriamo viverci dentro e facciamo in modo che regni perché solo così mi sento felice. Da questa felicità infinita scoperta dal canto di un passero, può uscire una poesia dalla mia anima o un canto…un dipinto che illustri quel che non  so descrivere a parole…e tanto altro.
Così diventiamo artisti senza saperlo. Ognuno di noi può esserlo, proprio perché se si coglie qualcosa del Cielo e dal senso si fa vibrare fra le corde dell’anima, ne esce una gioia tale da doverla tradurre in qualche modo. Un po' come ha fatto in Principio il più grande artista del mondo: il Creatore.
Che dopo aver dipinto il nostro splendido pianeta, il cuore gli ha sussultato tanto da voler creare l’uomo, come suo figlio, per farlo godere del creato e sentirsi immensamente amato e amarlo a sua volta rallegrandosi della sua gioia! “Rimanete nel mio amore…..affinché la vostra gioia sia piena…” come dice Gesù.(Gio 15)
I sensi non ci portano lontano da Dio, ma anzi lo portano ancora più vicino e vivo! Rallegriamoci della vita, rallegriamoci di noi, rallegriamoci di ogni cosa che è in noi perché è cosa buona e giusta se vissuta attraverso l’anima: nostra parte divina.
Ed ecco nascere un altro meraviglioso senso: la gioia di dire Grazie a Dio!