Da bambina (avevo più o meno 6 anni) ricordo che quando vedevo i miei parenti tristi o preoccupati per qualcosa, mi angosciavo tantissimo, ma pensavo con gioia che io li avrei potuti salvare da tutto perchè io li amavo e allora avrei presto risolto tutto dicendoglielo.
Ricordo bene come mi sembrava assolutamente logico e sicuro.
Allora prendevo carta e penna e scrivevo a ognuno di loro una brevissima lettera dove dicevo semplicemente: "Io ti voglio bene mamma"...oppure papà...o nonna..eccetera.
Poi piegavo i fogli e li mettevo in piccole buste di carta. Prendevo una borsetta e giravo per casa cercando i vari parenti dicendo loro che era arrivata della posta importante.
Consegnavo le letterine e aspettavo trepidante che le aprissero perchè ero sicurissima che quella notizia incredibile che io li amavo, avrebbe spazzato via tutti i loro problemi. Ne ero assolutamente certa...come se il venire a conoscenza di quello fosse un qualcosa di magico...un toccasana del cuore e dell'umore.
Ero solo una bimba...eppure c'era dentro di me un pezzetto di Cielo lasciato da Dio in ogni bambino. Una conoscenza speciale che nel tempo si sarebbe affievolita, ma che in verità è l'unica sapienza da conservare: che l'unica salvezza...è l'amore.
Le persone si salvano con l'amore...tutto il resto...è superfluo.
Mi sono spesso chiesta perchè solo le cattive notizie facciano parlare tanto le persone...for
lunedì 27 aprile 2015
venerdì 24 aprile 2015
LA RADICE DEL BENE
Gesù è discreto e silenzioso. Evita la folla acclamante contro di lui, non appena può.
Non gradisce che la gente lo segua e lo cerchi solo per i miracoli che compie...per gli effetti speciali.
Ma alla fine si fà trovare comunque dai malati e li guarisce: non sono le guarigioni che vuole evitare, ma le acclamazioni per queste.
Me lo immagino un pò mesto, silenzioso mentre riflette su quanti pochi abbiano capito l'amore di Dio per loro.
Il miracolo, infatti, è solo un effetto, un punto d'arrivo al quale giunge il Suo amore per noi. Le nostre acclamazioni sembrano tutte per quell'effetto e non per ciò che lo ha scaturito. Ecco perchè Gesù è triste.
Forse pensa: "E se il miracolo non lo facessi? Penserebbero lo stesso che li amo?"
Lui è comunque il Salvatore: Colui che porta via ogni sorta di male dalla vita dell'uomo...ma il male in assoluto. Non qualche male qui o là e che prima o poi tornerà. Lui vuole levare di mezzo il Male che uccide l'anima. Estirpando la radice del male, non potarlo col rischio che ricicci.
Se per esempio sto morendo di cirrosi epatica per alcoolismo e il medico riesce a farmi un trapianto di fegato in tempo, io sarò salva e sana subito dopo.
Ma se non estirpo da me l'alcoolismo, che è la radice del mio male, anche col fegato nuovo di zecca, prima o poi mi ritroverò malato di nuovo della stessa identica malattia e morirò di cirrosi epatica.
Tutti i mali e malanni della nostra vita sono stati causati da qualcosa che è andato storto nel nostro cuore.
La nostra poca fiducia nell'amore di Dio per noi, ha portato il mondo intero in un'esistenza piena di zone buie e errori. Malanni fisici e morali sono i frutti, gli effetti di tutto ciò.
Gesù è venuto per contrastare il corso perverso di questa storia. Vuole innanzi tutto levarci quel sentimento di sfiducia che abbiamo nei riguardi dell'amore di Dio per noi. Infatti è morto per noi: perchè non c'è amore più grande che questo. Tutto per darci un nuovo inizio, una luce e una speranza nuove. Però non si può cambiare tutto in una volta sola, perchè non tutti aderiscono a questo amore e non tutti coloro che aderiscono hanno capito.
Il vero peccato è proprio non credere nell'amore di Dio per noi: è la radice del peccato, il peccato originale.
Infatti il diavolo sussurra nelle nostre orecchie qualcosa di simile: "Dio è troppo grande e buono per amare te!!". Lo fà perchè sa bene che è una nostra ferita profonda, alla quale basta dare qualche calcio qua e là per farla risanguinare. Sa che certe parole in noi trovano appiglio e ascolto.
Ma quando ci faremo abbastanza furbi da non dargli corda?
La radice del nostro bene è questa: CREDERE CHE DIO MI AMA così come sono....
Non gradisce che la gente lo segua e lo cerchi solo per i miracoli che compie...per gli effetti speciali.
Ma alla fine si fà trovare comunque dai malati e li guarisce: non sono le guarigioni che vuole evitare, ma le acclamazioni per queste.
Me lo immagino un pò mesto, silenzioso mentre riflette su quanti pochi abbiano capito l'amore di Dio per loro.
Il miracolo, infatti, è solo un effetto, un punto d'arrivo al quale giunge il Suo amore per noi. Le nostre acclamazioni sembrano tutte per quell'effetto e non per ciò che lo ha scaturito. Ecco perchè Gesù è triste.
Forse pensa: "E se il miracolo non lo facessi? Penserebbero lo stesso che li amo?"
Lui è comunque il Salvatore: Colui che porta via ogni sorta di male dalla vita dell'uomo...ma il male in assoluto. Non qualche male qui o là e che prima o poi tornerà. Lui vuole levare di mezzo il Male che uccide l'anima. Estirpando la radice del male, non potarlo col rischio che ricicci.
Se per esempio sto morendo di cirrosi epatica per alcoolismo e il medico riesce a farmi un trapianto di fegato in tempo, io sarò salva e sana subito dopo.
Ma se non estirpo da me l'alcoolismo, che è la radice del mio male, anche col fegato nuovo di zecca, prima o poi mi ritroverò malato di nuovo della stessa identica malattia e morirò di cirrosi epatica.
Tutti i mali e malanni della nostra vita sono stati causati da qualcosa che è andato storto nel nostro cuore.
La nostra poca fiducia nell'amore di Dio per noi, ha portato il mondo intero in un'esistenza piena di zone buie e errori. Malanni fisici e morali sono i frutti, gli effetti di tutto ciò.
Gesù è venuto per contrastare il corso perverso di questa storia. Vuole innanzi tutto levarci quel sentimento di sfiducia che abbiamo nei riguardi dell'amore di Dio per noi. Infatti è morto per noi: perchè non c'è amore più grande che questo. Tutto per darci un nuovo inizio, una luce e una speranza nuove. Però non si può cambiare tutto in una volta sola, perchè non tutti aderiscono a questo amore e non tutti coloro che aderiscono hanno capito.
Il vero peccato è proprio non credere nell'amore di Dio per noi: è la radice del peccato, il peccato originale.
Infatti il diavolo sussurra nelle nostre orecchie qualcosa di simile: "Dio è troppo grande e buono per amare te!!". Lo fà perchè sa bene che è una nostra ferita profonda, alla quale basta dare qualche calcio qua e là per farla risanguinare. Sa che certe parole in noi trovano appiglio e ascolto.
Ma quando ci faremo abbastanza furbi da non dargli corda?
La radice del nostro bene è questa: CREDERE CHE DIO MI AMA così come sono....
mercoledì 22 aprile 2015
BRIOCHES CANNELLA E LIMONE
Queste brioches sono quasi vegane (c’è solo un uovo) e sono
dietetiche perché non contengono zucchero.
INGREDIENTI:
15 cucchiai di farina
3 cucchiai di miele
½ bicchiere di latte di riso (o acqua)
2 cucchiaini di marmellata di limoni
1 uovo
2 cucchiaini di cannella
½ bicchiere di olio di mais
1 bustina lievito di birra secco
Poco zucchero a velo per decorare
PROCEDIMENTO:
Mettere in una ciotola la farina e la cannella. In un
pentolino far scaldare il latte di riso (o l’acqua) e scioglierci dentro il
lievito. Ora unire alla farina con tutti gli altri ingredienti e impastare
bene. Fare una pagnottina, praticare il taglio a croce, coprire con carta
stagnola e lasciar lievitare per 2 ore. Quindi prendere l’impasto e stenderlo.
Fare dei triangolini da arrotolare e incurvare e metterli a una certa distanza
fra loro su una teglia ricoperta da carta da forno. Lasciare così le teglie un coperte
da uno strofinaccio a lievitare tutta la notte.
La mattina accendere il forno a 180°. Quando è caldo
infornare le teglie e far cuocere per 20/25 minuti.
Impattare e cospargere con un po’ di zucchero a velo.
Pronte! Sanno molto di cannella e sono delicate, per nulla pesanti.
![]() |
| Eccole appena fatte!! |
domenica 19 aprile 2015
TORTA BANANA E CIOCCOLATO
Questa è una torta vegana, senza uova, latte o burro...che però è venuta una bontà tale che qui a casa non ha avuto lunga vita: meno di 24 ore e non c'era più.
INGREDIENTI:
50 gr noci o altra frutta secca
2 banane
100 gr olio di semi
1 bicchiere di acqua
1/2 bustina di lievito per dolci
100 gr di zucchero
200 gr di farina
100 gr di cioccolato fondente
PROCEDIMENTO:
Nel frullatore mettere prima la frutta secca e tritarla, poi aggiungere le banane a fette e frullare. Mettere questa crema in una ciotola ed unire tutti gli altri ingredienti mescolando bene. Per ultimo mettere il cioccolato ridotto a scaglie con un coltello.
Ora foderare una teglia piccola con della carta da forno e mettervi dentro l'impasto. Cuocere il forno a 180 gradi per 30/40 minuti.
Lasciarla un pò nel forno spento e aperto e poi tirarla fuori e farla raffreddare completamente prima di impiattarla.
E' deliziosa e leggerissima.
INGREDIENTI:
50 gr noci o altra frutta secca
2 banane
100 gr olio di semi
1 bicchiere di acqua
1/2 bustina di lievito per dolci
100 gr di zucchero
200 gr di farina
100 gr di cioccolato fondente
PROCEDIMENTO:
Nel frullatore mettere prima la frutta secca e tritarla, poi aggiungere le banane a fette e frullare. Mettere questa crema in una ciotola ed unire tutti gli altri ingredienti mescolando bene. Per ultimo mettere il cioccolato ridotto a scaglie con un coltello.
Ora foderare una teglia piccola con della carta da forno e mettervi dentro l'impasto. Cuocere il forno a 180 gradi per 30/40 minuti.
Lasciarla un pò nel forno spento e aperto e poi tirarla fuori e farla raffreddare completamente prima di impiattarla.
E' deliziosa e leggerissima.
NON CADE FOGLIA CHE DIO NON VOGLIA
(Estasi nella prova)
L'unica mia casa è Dio. L'unica mia pace è Dio. Non il Dio che molti pensano essere vero: il Dio che opprime con i "no", il Dio che ti guarda e non fà niente come tanti credono. Il Dio che rende bigotti. Quello semplicemente non è Dio, ma l'idea umana di Dio: quello che l'uomo si costruisce applicando le regole e i ragionamenti umani a un...Uomo Soprannaturale...."sopra" al naturale!Per ogni "no" che dice Lui, c'è dietro un "sì" alla mia vita vera e piena. Per ogni silenzio su di me, c'è l'attesa di un Padre che rispetta la libertà del figlio e lo attende a braccia spalancate.
E' un Dio che rende felici, liberi di sorridere anche nella tempesta e nelle tenebre della vita e che forse ci rende alquanto strani ad alcuni uomini.
Un Dio al quale non potrai mai affibbiare una descrizione, perchè, per farlo, non sarà mai sufficiente alcun vocabolo della lingua umana. Un Dio che puoi trovare solo TU e nessun altro per te. Ma che si fà trovare sempre..prima o poi..basta cercarlo.
Non ti delude, non ti abbandona, non smette di ascoltarti, comprenderti, volerti, chiamarti. Non come fanno gli uomini che prima o poi ti abbandonano.
E' un Dio che perdona, non per mostrare la sua superiorità e schiacciarti con essa, ma per rivedere il tuo sorriso e riaccendersi la tua speranza. Un Dio che ascolta le tue richieste più strane, basta che siano rispettose verso l'amore vero.
Un Dio che fà quadrare il cerchio quando tu neanche speravi più di riuscire a tracciare un tondo.
E' una grande prova quella che sto attraversando ora, ma sono con Lui e chiedo continuamente che resti e che sia fatto come Lui vuole.
Potrei essere molto sola umanamente, ma sono molto in compagnia di Dio!!
Che io sia degna o indegna, che io sia giusta o ingiusta..Lui resta ad accudirmi e guidarmi.
L'unica cosa che mi sta davvero salvando è il fatto di esserne assolutamente cosciente ("Beata colei che ha creduto")
Lui è qui...in ogni foglia che cade nella mia incredibile esistenza, è Lui che la poggia davanti al mio cammino. La mia porta aperta verso la salvezza è il "vedere" la mano di Dio che appoggia la foglia in terra.
Il mio riflettere e guardare quelle foglie cercando di leggerne il disegno che sta tracciando il Suo dito per indicarmi i prossimi passi.
E ogni volta che metto male il piede e rischio di perdermi il sentiero...ecco un'altra foglia cadere per riportarmi al sicuro.
Il mio grande amore! Dio!
......"Prima o poi, Padre, arriverò al tuo abbraccio, ma se tu vedessi che il mio andare si fà troppo fuori dal percorso che porta a Te...fermami..e prendimi in braccio"
martedì 24 marzo 2015
SON LIBERA ORA
Sono libera ora,
posso stare con te.
Nessuno sa Padre,
quanto sia bello passare
tutto il tempo con Te.
Ti propongono “cose”
Ti vogliono diversa
Ti mostrano false bellezze,
effimere gioie e piaceri,
confondendoti la vista
con sfavillii di solide
pietre
nient’altro che pietre.
Ma io son felice di niente,
o del tutto che dai e
che la gente si ostina
a giudicare inconsistente.
Son felice di sapere
Che cammini al mio fianco
Che ti volti a sorridermi
Se mi incanto
Sul colore di un fiore
O sul disegno che le nuvole
Tracciano liete nel cielo.
Gioisco del silenzio,
ci scorgo dentro il mio canto
perché Tu sei con me.
Non son brava a spiegarlo,
non posso farmi capire,
ma Tu Padre sai cosa sento
quando ti dico radiosa:
“Son libera ora,
posso stare con Te!”
lunedì 23 marzo 2015
COSCIENTEMENTE INFINITI
C’è una soglia fra la vita e la morte, che è meno di un
passo, appena oltre il muro, nel gradino sottostante. Mentre cammini, mentre
ancora stai salendo le scale, mentre stai
chiacchierando o canti una canzone che danno alla radio dell’auto. Un
passo silenzioso che ti trasferisce dalla vita alla morte, così improvviso da
non poterlo sospettare, prevedere o sentire.
Un attimo prima hai tutti i giorni davanti e ti permetti di
scegliere fra mille progetti. Un attimo dopo…il tempo è finito, si è ristretto
in un lampo e fai i conti col “finito” tu che ti reputavi “infinito”.
Basta una diagnosi incerta, un sospetto di malattia e ti
ritrovi in una cella con mura troppo vicine e giorni troppo corti.
Allora ti volti a guardare, fermo sulle scale, attonito, il
gradino appena salito e quasi non te ne vuoi allontanare. Eppure era un momento
qualsiasi della tua recente ex-vita…quella piena di “faccio questo” e “faccio
quest’altro”. Ti accorgi che eri felice con tutti i tuoi guai, perché eri
incoscientemente infinito.
Fermo, senza poter né scendere né salire per non mandare
avanti quella vita “finita”…come su un piedistallo…un podio poco ambito, guardi
tutti gli altri che pensano ancora di avere tanto tempo. Alcuni sparano giudizi
e false sentenze sul non farsi ingannare, sul non essere troppo buoni, sul
trattare male chi ti tratta male, sul voltare le spalle a chi se lo merita.
Altri si lamentano del tempo, del lavoro, di questo e quest’altro. Un po’ come
tutti, ingenuamente scontenti.
Alcune lamentele sono vere, sono gravi, sono sintomo di
reali sofferenze dell’essere umano e le comprendi e condividi. Ma altre sono
improvvisamente scese nel tuo cuore a nulla e quasi nulla, in una sorta di nuovo
potere, acquisito dal tuo aver passato la soglia e le labbra si muovono da sole
pronunciando una frase: “Amatevi, sempre, perché solo questo resterà!”. Non
resterà quanto sei stato furbo con l’altro, non resteranno le rispostacce, non
resteranno le tue spalle voltate a chi secondo te se lo meritava. O meglio
resteranno sì: nel tuo cuore come una spada a dirti “Perché l’hai fatto?”. Ciò
che resterà a consolarti saranno i sorrisi immeritati, i perdoni dati, il tempo
trascorso per terra a disincastare un pezzo di Lego che serve a tuo figlio
mentre tu avevi altro da fare. Rimarrà quel giorno che hai mollato tutto per
passeggiare al primo sole di primavera con tua figlia; o l’abbraccio a quella
persona che ne aveva bisogno ma non osava chiedere. Queste cose balzeranno di
fronte a te come lampi di luce in un momento buio a ricordarti che in effetti
sei davvero un essere “infinito ed eterno” perché figlio di Dio, perché l’amore,
come Dio muore solo per risorgere.
Ecco che allora, dopo la soglia, puoi di nuovo respirare,
vedere i prati assolati davanti a te spaziare fino all’orizzonte. Puoi
camminare ora…fare l’altro gradino perché la croce è solo una porta aperta
verso una resurrezione che potrebbe avvenire dopo la morte corporale o anche
prima di questa…non importa. L’importante è che sia là davanti a brillare con
vesti bianche. E ricordiamoci che risorge l’amore…quello che abbiamo amato.
Perciò rimpinziamoci i giorni di occasioni per amare..i meritevoli e gli
immeritevoli e lasciamo stare discorsi vuoti e qualunquistici . Noi non siamo “chiunque”…noi
siamo figli di Dio..fratelli di un Uomo che è entrato nella soglia della morte
per sconfiggerla..e lo ha fatto per Amore.
Utilizziamo bene la nostra vita: risorgiamo in ogni istante,
con un sorso d’amore tre volte al giorno prima e dopo i pasti.
Saremo… Coscientemente Infiniti.
Paola Buccheri
domenica 22 marzo 2015
SCHEDARIO MENTALE
Attenzione ai pregiudizi fratelli! Mi capita spesso di parlare con persone che "credono" di conoscermi bene perchè nella loro mente mi hanno già incasellato in una categoria. Incasellare le persone sembrerebbe quasi un lavoro psicologicamente rassicurante, un modo per identificarle con chiarezza come se ognuno di noi fosse una scheda in uno schedario: facile da ritrovare, facile da decodificare perchè con elementi comuni a tutti coloro che rientrano in quella tipologia di scheda.
Per esempio io potrei essere catalogata sotto:"Credente, passiva, retrograda un pò farisea, facile allo scandalizzo". Oppure, in forma positiva, sotto "angelo, puro e santo che non fà mai neanche un pensiero sbagliato" (anche i pregiudizi in positivo arrecano molti disagi!)
Tale incasellamento (o pregiudizio) non è affatto una semplificazione per conoscere una persona e sapere più o meno cosa aspettarsi da questa. Sembrerebbe sbrigativo e logico, ma ci sono un paio di errori a monte in questo discorso apparentemente razionale.
Il primo grosso imprevisto è che non siamo cavie per un'esperimento sociologico, ma esseri viventi forniti di un'anima "unica" per ognuno e perciò portanti dentro un gioiello incantevole e mutevole di fattura divina e irripetibile.
Il secondo grosso intoppo in un procedimento arido di incasellamento di tali anime è che esso stesso rappresenta una porta chiusa davanti a tali anime; è cioè una chiusura sulla via della scoperta di quella persona. Mi spiego: se credo di sapere che "tipologia" di essere umano ho davanti, qualsiasi elemento utile per la sua conoscenza reale verrà intaccato da tale pregiudizio. Qualsiasi frase, qualsiasi gesto, qualsiasi sospiro non verrà interpretato nel modo corretto ma visto alla luce di quello che già pensiamo di quella persona.
Faccio un esempio: se ho incasellato quel poveretto che mi sta davanti fra le persone superbe e mentre io gli parlo dei miei problemi lui mi dice: "Capisco"....potrei credere che dica questo perchè pensa di capire tutto, mentre magari il tale ha detto "Capisco" con un tono di compassione e riflessione che significherebbe invece: "Mi dispiace...immagino come stai...ti sono vicino"...che non è affatto l'espressione di un superbo, ma di una persona buona che ti sta ascoltando seriamente.
Se il tale compassionevole si sente però rispondere: "Tu non capisci niente, non sai niente" (risposta pertinente nel caso di un superbo) ci rimarrà molto male e probabilmente la comunicazione fra noi due finirebbe li all'istante.
Ecco perchè il "pregiudizio" e l'incasellamento rappresentano solamente un ottimo modo per non comunicare, non conoscere una persona e ferire.
Lasciamo perdere allora il pregiudizio e lasciamo questa porta aperta per dare una possibilità all'altro di farsi conoscere e a noi stessi di conoscere e farci conoscere.
D'altra parte le cose vanno fatte con ordine: come possiamo sapere chi è una persona prima ancora che abbia detto qualcosa? Eventualmente dopo ci possiamo fare un'idea e comunque ci sarà ancora un mondo da scoprire di lei. Figuriamoci se possiamo capirci qualcosa senza neanche averle aperto la porta!!!
E caso non ci aveste ancora riflettuto...pensate per un momento a Dio che conosce ogni angolo del nostro cuore e del nostro carattere e che sentendosi dire ancora una volta:"Padre perdonami"..pur conoscendo i nostri limiti, ancora si alza per venirci ad abbracciare e darci coraggio ad andare avanti. Se ci dà fiducia Lui e non ci chiude la porta in faccia asserendo:"Tanto tu fai sempre gli stessi sbagli, ti conosco!", perchè dovremmo noi?
Il Padre, meglio di noi sa che un'anima è ricca di imprevisti, capace di colpi di scena, di soluzioni fuori dal comune.
Non incaselliamo i Figli di Dio....è amare anche questo!
Per esempio io potrei essere catalogata sotto:"Credente, passiva, retrograda un pò farisea, facile allo scandalizzo". Oppure, in forma positiva, sotto "angelo, puro e santo che non fà mai neanche un pensiero sbagliato" (anche i pregiudizi in positivo arrecano molti disagi!)
Tale incasellamento (o pregiudizio) non è affatto una semplificazione per conoscere una persona e sapere più o meno cosa aspettarsi da questa. Sembrerebbe sbrigativo e logico, ma ci sono un paio di errori a monte in questo discorso apparentemente razionale.
Il primo grosso imprevisto è che non siamo cavie per un'esperimento sociologico, ma esseri viventi forniti di un'anima "unica" per ognuno e perciò portanti dentro un gioiello incantevole e mutevole di fattura divina e irripetibile.
Il secondo grosso intoppo in un procedimento arido di incasellamento di tali anime è che esso stesso rappresenta una porta chiusa davanti a tali anime; è cioè una chiusura sulla via della scoperta di quella persona. Mi spiego: se credo di sapere che "tipologia" di essere umano ho davanti, qualsiasi elemento utile per la sua conoscenza reale verrà intaccato da tale pregiudizio. Qualsiasi frase, qualsiasi gesto, qualsiasi sospiro non verrà interpretato nel modo corretto ma visto alla luce di quello che già pensiamo di quella persona.
Faccio un esempio: se ho incasellato quel poveretto che mi sta davanti fra le persone superbe e mentre io gli parlo dei miei problemi lui mi dice: "Capisco"....potrei credere che dica questo perchè pensa di capire tutto, mentre magari il tale ha detto "Capisco" con un tono di compassione e riflessione che significherebbe invece: "Mi dispiace...immagino come stai...ti sono vicino"...che non è affatto l'espressione di un superbo, ma di una persona buona che ti sta ascoltando seriamente.
Se il tale compassionevole si sente però rispondere: "Tu non capisci niente, non sai niente" (risposta pertinente nel caso di un superbo) ci rimarrà molto male e probabilmente la comunicazione fra noi due finirebbe li all'istante.
Ecco perchè il "pregiudizio" e l'incasellamento rappresentano solamente un ottimo modo per non comunicare, non conoscere una persona e ferire.
Lasciamo perdere allora il pregiudizio e lasciamo questa porta aperta per dare una possibilità all'altro di farsi conoscere e a noi stessi di conoscere e farci conoscere.
D'altra parte le cose vanno fatte con ordine: come possiamo sapere chi è una persona prima ancora che abbia detto qualcosa? Eventualmente dopo ci possiamo fare un'idea e comunque ci sarà ancora un mondo da scoprire di lei. Figuriamoci se possiamo capirci qualcosa senza neanche averle aperto la porta!!!
E caso non ci aveste ancora riflettuto...pensate per un momento a Dio che conosce ogni angolo del nostro cuore e del nostro carattere e che sentendosi dire ancora una volta:"Padre perdonami"..pur conoscendo i nostri limiti, ancora si alza per venirci ad abbracciare e darci coraggio ad andare avanti. Se ci dà fiducia Lui e non ci chiude la porta in faccia asserendo:"Tanto tu fai sempre gli stessi sbagli, ti conosco!", perchè dovremmo noi?
Il Padre, meglio di noi sa che un'anima è ricca di imprevisti, capace di colpi di scena, di soluzioni fuori dal comune.
Non incaselliamo i Figli di Dio....è amare anche questo!
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| Liberi di essere noi |
venerdì 13 marzo 2015
PEPITE DI FEDE
Le “prove della fede” hanno una connotazione negativa, ma in
realtà non sono altro che delle puliture della nostra fede. Come se la fede
donataci da Dio fosse una pepita d’oro tutta ricoperta di altre rocce e
impurità: i nostri pensieri, i giudizi, il carattere, i difetti, le nostre
convinzioni errate su cos’è il bene per noi.
La prova è un fuoco divino acceso sotto la pepita, che ne
scioglie parte dei detriti.
Pensavi che aver fede in Dio fosse che tutto doveva andar
bene sempre, invece ti accorgi che può anche andar male. Ma se rimani
aggrappato con tutte le tue forze alla fede durante la prova seguitando a
pensare che Dio ti ama, cominci ad accorgerti degli aiuti che ti arrivano per
sorreggerti e crescere. Comprendi che non sei solo e che niente accade senza
senso, solo per farti male.
Col tempo, tramite le prove e la preghiera costante, la
pepita si pulisce e raffina sempre più.
Divieni più scaltro e non ti terrorizzi a ogni minimo evento
contrario. Ora sai attizzare l’orecchio in fretta e sei più attento con lo
spirito, riuscendo a formulare un pensiero: “Se questo mi accade, deve essere
per un bene che io ancora non vedo e non conosco.”
Affini la sensibilità e scopri forme di bene che tu non
avresti mai definito tali in passato.
Quando mamma non risaliva dall’operazione e la tensione era
ormai salita alle stelle nell’attesa lunghissima, dopo aver tanto pregato, ho
cominciato a pensare: “Qualcosa non mi torna. E’ tanto che sono qui e non può
essere che sia solo per farmi preoccupare; forse non ho ancora capito il motivo
della mia presenza in questo luogo e perché ho tanto tempo a disposizione. So
che non è per agitarmi. Deve essere per un bene maggiore.”
Questa, forse, è stata la preghiera più gradita a Dio perché
è stata esaudita immediatamente: una signora sofferente nel letto di fronte a
quello di mamma, mi ha chiamato implorando un po’ di compagnia. Era sola al
mondo e non ne poteva più di stare al buio con i dolori che si ritrovava. Mi
sono seduta accanto a lei, ho ascoltato la storia della sua vita, le ho parlato
del valore della sua sofferenza, le ho parlato di Gesù, l’ho bagnata con
l’acqua di Lourdes e le ho strappato un sorriso. L’ho accarezzata perché sapevo
che nessuno lo faceva da tanto tempo. E il mio cuore ha trovato riposo.
Allora ho compreso: “Ecco perché sono qui! Ecco cosa si deve
fare nella vita! Cosa è davvero utile!”
Io avevo avuto l’onore di essere chiamata a farlo!
Quando l’affanno della vecchietta s’è cominciato a quietare
è arrivata mamma dalla sala operatoria, non prima!
Quindi ero lì per quel gesto: a Dio serviva una mano per
fare una carezza.
E ciò era contemporaneamente il bene della signora sola e il
mio bene. Questi sono i capolavori di Dio che a uno sguardo distratto
potrebbero sembrare semplici prove di fede.
La pepita si è un po’ pulita da allora e ora so con certezza
che qualunque cosa accada di spiacevole non è perché lassù c’è un Dio sadico
che si diverte a infliggerci terribili sofferenze, ma perché c’è un Dio buono
che preferisce morire di dolore Lui stesso che punirci e che ci vuole invece
far scoprire quanta bellezza c’è nella vita se sai guardare attentamente.
Quanto amore si può dare e ricevere se solo ci spostiamo
dalle nostre fossili idee di “bene” e prendiamo dal cuore la nostra preziosa
pepita di…fede!
domenica 15 febbraio 2015
TRAPEZISTI
Alle volte davvero la vita pare una follia. Certi periodi della nostra vita sono come lo spettacolo dei trapezisti ad un circo: sembra tutto bello da vedere, ma in realtà non hai quasi il coraggio di guardare e resti col fiato sospeso in attesa che tutto torni normale e tu possa tirare di nuovo il fiato.
Mentre guardi i voli acrobatici che si compiono sulla tua testa, l'ansia ti fà nascere spontanea una domanda: "Ma perchè? perchè fare una cosa del genere sfidando tutte le leggi della gravità...sfidando la vita?"
Quando non trovo la risposta, in genere, faccio come i ricercatori, gli scienziati, e mi metto a ragionare per contrari: "E se non facessi così?"....Sicuramente se i trapezisti non facessero quelle terribili acrobazie mortali, sarebbero più tranquilli, tutti saremmo più tranquilli. Ce ne staremmo tutti seduti a guardare qualcun altro che fà il suo spettacolo. Qualcun altro che vive a pieno la vita senza rischiare di ferirsi amando, senza mettersi in gioco, senza usare il tempo che Dio gli ha dato per creare della bellezza e strappare un sorriso al prossimo.
Tutti seduti a guardare...passare la vita degli altri là fuori. Per poi giungere ugualmente tutti, trapezisti e pubblico, allo stesso momento: il termine dei giorni disponibili.
Sì, allora si spiega perchè si rischia tanto eppure ci si volta verso il pubblico e si sorride ugualmente.
Questa è semplicemente la vita!
Magari usiamo l'accortezza di tutelarci con una rete di preghiere che ci tenga se cadiamo...ma sì...rischiamo...amiamo...perchè amare è volare
Mentre guardi i voli acrobatici che si compiono sulla tua testa, l'ansia ti fà nascere spontanea una domanda: "Ma perchè? perchè fare una cosa del genere sfidando tutte le leggi della gravità...sfidando la vita?"
Quando non trovo la risposta, in genere, faccio come i ricercatori, gli scienziati, e mi metto a ragionare per contrari: "E se non facessi così?"....Sicuramente se i trapezisti non facessero quelle terribili acrobazie mortali, sarebbero più tranquilli, tutti saremmo più tranquilli. Ce ne staremmo tutti seduti a guardare qualcun altro che fà il suo spettacolo. Qualcun altro che vive a pieno la vita senza rischiare di ferirsi amando, senza mettersi in gioco, senza usare il tempo che Dio gli ha dato per creare della bellezza e strappare un sorriso al prossimo.
Tutti seduti a guardare...passare la vita degli altri là fuori. Per poi giungere ugualmente tutti, trapezisti e pubblico, allo stesso momento: il termine dei giorni disponibili.
Sì, allora si spiega perchè si rischia tanto eppure ci si volta verso il pubblico e si sorride ugualmente.
Questa è semplicemente la vita!
Magari usiamo l'accortezza di tutelarci con una rete di preghiere che ci tenga se cadiamo...ma sì...rischiamo...amiamo...perchè amare è volare
giovedì 5 febbraio 2015
SIETE DEI
*In quei giorni si celebrava a Gerusalemme la festa della Dedicazione del tempio. Era inverno. *Gesù si aggirava nel tempio, sotto il portico di Salomone. I giudei fecero crocchio attorno a lui e gli chiesero: Fino a quando terrai il nostro animo sospeso? Se sei il Messia, dillo apertamente. *Rispose loro: Ve l'ho già detto, ma non volete credere. Le opere che io faccio in nome del Padre mio, queste testimoniano in mio favore. *Ma voi non credete, perché non appartenete alle mie pecore. *Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono. *Io do loro la vita eterna e non periranno mai. Nessuno me le strapperà. *Il Padre mio, che me le ha date, è più forte di tutti, e nessuno può strapparle dalla sua mano. *Io e il Padre siamo una cosa sola. *Di nuovo i giudei raccolsero pietre per lapidarlo. *Ma Gesù disse: Io vi ho mostrato molte opere buone che vengono dal Padre; per quale di queste opere buone volete lapidarmi? *Gli risposero: Non vogliamo lapidarti per un'opera buona, ma perché bestemmi: sei un uomo e ti fai uguale a Dio. *Riprese Gesù: Non sta scritto nella vostra legge: Io ho detto: voi siete dèi? *Se la legge chiamò figli di Dio gli uomini ai quali è stata rivolta la parola di Dio - e la scrittura non può essere contraddetta - *perché a me, che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, voi dite: tu bestemmi, per aver detto: sono figlio di Dio? *Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi. *Ma se le faccio, se non volete credere a me, credete alle opere: riconoscete che il Padre è in me e io nel Padre. *A questo punto cercarono nuovamente di arrestarlo. Ma egli sfuggì dalle loro mani.
Di tutto questo brano voglio riflettere soltanto su due frasi:
-"Nessuno può strapparle dalla Sua mano":
questo fà pensare alle tentazioni, ai momenti difficili della vita. Ma più che altro ci deve far pensare alla paura di non essere parte del gregge che è una delle paure più grandi per un'anima che ama Dio: essere escluso dal suo Paradiso. Escluso dalla pace soprannaturale che si prova a sentirsi "buono".
Attenzione perchè questa frase ci sta levando proprio questo terrore; ci sta dicendo che Dio non è uno che sta a guardare con occhio scettico aspettando di coglierti mentre cadi in fallo per dimostrarti che non sei all'altezza, che non vai bene. No. Dio sta a controllare se caschi, così Lui lotterà per te al fianco tuo tenendoti ancora più forte fra le sue braccia potenti così che tu non possa mai essere portato via da niente e nessuno.
Come dice anche San Paolo: "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? forse la spada, la tribolazione. il peccato? nè morte nè vita ci separeranno dall'amore di Cristo!"
Neanche il nostro peccato ci strapperà dalle mani del Padre!
-"Siete dèi":
Voglio far notare che Gesù sta dialogando con individui poco simpatici che più che fargli delle domande, gli stanno facendo un improvvisato processo e sono già con le pietre in mano pronti a tirargliele contro; eppure dice loro: "Non avete sentito nelle scritture che di voi si dice che siete dèi?"
A chi sarebbe mai venuto in mente di dire una cosa così bella e importante, un complimento meraviglioso che più alto non c'è, a uomini che si stanno comportando come esseri senza cuore? Perchè è proprio a loro che Gesù deve ricordare la vera essenza: "Siete dèi!"
Infatti, quando si è pecore sue, e si ascolta ciò che Lui ha da dirci, si comprende piano, piano quanto sia grande la nostra dignità. E notare un comportamento molto contrario a questa visione, contemplare l'incomprensione totale dell'amore, fà venire spontaneo gridare: "Ma te lo ricordi tu che sei un figlio di Dio? Cosa stai facendo? Non ti stai comportando da figlio Suo!!"
E poi, in questa affermazione di Gesù, c'è anche ovviamente l'intenzione di far capire che, se vengono chiamati "dèi" gli uomini, tanto più sarà Dio il figlio unigenito del Padre, cioè Gesù stesso.
-Come nota finale, volevo sottolineare che nessuno riesce a tirare un solo sasso addosso a Gesù (e ce li hanno in molti le pietre in mano, fateci caso nella lettura), nonostante siano tutti molto infuriati da non si sa esattamente cosa. Questo perchè Lui era Dio, mi direte voi, sì certo. Ma anche perchè così Gesù ha voluto mostrare come protegge il Padre, concretamente, tutti coloro che si fanno sue pecore e amano come Lui e parlano di Lui: "non periranno mai".......
Di tutto questo brano voglio riflettere soltanto su due frasi:
-"Nessuno può strapparle dalla Sua mano":
questo fà pensare alle tentazioni, ai momenti difficili della vita. Ma più che altro ci deve far pensare alla paura di non essere parte del gregge che è una delle paure più grandi per un'anima che ama Dio: essere escluso dal suo Paradiso. Escluso dalla pace soprannaturale che si prova a sentirsi "buono".
Attenzione perchè questa frase ci sta levando proprio questo terrore; ci sta dicendo che Dio non è uno che sta a guardare con occhio scettico aspettando di coglierti mentre cadi in fallo per dimostrarti che non sei all'altezza, che non vai bene. No. Dio sta a controllare se caschi, così Lui lotterà per te al fianco tuo tenendoti ancora più forte fra le sue braccia potenti così che tu non possa mai essere portato via da niente e nessuno.
Come dice anche San Paolo: "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? forse la spada, la tribolazione. il peccato? nè morte nè vita ci separeranno dall'amore di Cristo!"
Neanche il nostro peccato ci strapperà dalle mani del Padre!
-"Siete dèi":
Voglio far notare che Gesù sta dialogando con individui poco simpatici che più che fargli delle domande, gli stanno facendo un improvvisato processo e sono già con le pietre in mano pronti a tirargliele contro; eppure dice loro: "Non avete sentito nelle scritture che di voi si dice che siete dèi?"
A chi sarebbe mai venuto in mente di dire una cosa così bella e importante, un complimento meraviglioso che più alto non c'è, a uomini che si stanno comportando come esseri senza cuore? Perchè è proprio a loro che Gesù deve ricordare la vera essenza: "Siete dèi!"
Infatti, quando si è pecore sue, e si ascolta ciò che Lui ha da dirci, si comprende piano, piano quanto sia grande la nostra dignità. E notare un comportamento molto contrario a questa visione, contemplare l'incomprensione totale dell'amore, fà venire spontaneo gridare: "Ma te lo ricordi tu che sei un figlio di Dio? Cosa stai facendo? Non ti stai comportando da figlio Suo!!"
E poi, in questa affermazione di Gesù, c'è anche ovviamente l'intenzione di far capire che, se vengono chiamati "dèi" gli uomini, tanto più sarà Dio il figlio unigenito del Padre, cioè Gesù stesso.
-Come nota finale, volevo sottolineare che nessuno riesce a tirare un solo sasso addosso a Gesù (e ce li hanno in molti le pietre in mano, fateci caso nella lettura), nonostante siano tutti molto infuriati da non si sa esattamente cosa. Questo perchè Lui era Dio, mi direte voi, sì certo. Ma anche perchè così Gesù ha voluto mostrare come protegge il Padre, concretamente, tutti coloro che si fanno sue pecore e amano come Lui e parlano di Lui: "non periranno mai".......
domenica 1 febbraio 2015
DIGNITA'
Avete mai guardato le ditina dei piedi di un neaonato? sembrano delle morbide palline rosee, leggermente trasparenti. Il mignolino della mano dà quasi timore prenderlo con le nostre dita grandi, perchè si rischia di romperne le ossicina ancora elastiche.
Poi lo guardi negli occhi e comprendi che sta davvero abbandonato nelle tue mani in ogni possibile senso e senti il cuore palpitare di gioia ma anche di responsabilità. Chiunque si rende conto di avere fra le braccia, inspiegabilmente, immeritatamente (anche se ne sei madre o padre) un miracolo vivente. Un essere fragile eppure rivestito della potenza creatrice di Dio.
Un essere da abbracciare, tutelare, proteggere, coprire.
Un capolavoro divino che già sogni di colmare di doni e di farlo vivere dignitosamente.
Vivere da figlio del Cielo, quale mostra essere, in una Terra molto dura dove già temi che si possa sporcare con la sua "polvere"...dove già sai che finirà immancabilmente infangato da eventi che non vorresti mai vivesse.
Ma lui è pur sempre un figlio del Cielo e, come padre o madre, vorresti comunque che gli rimanesse integro sia il corpo che l'anima. Una dignità integra insomma.
Se lo vogliamo noi per i nostri figli, immaginiamo come lo voglia Dio per tutti noi.
Forse neanche noi sappiamo esattamente quanto grande sia la nostra Dignità umana perchè una parte di noi è anima e quindi soprannaturale.
Allora il Padre ci ha dato dei preziosi consigli da seguire per raggiungere il massimo della nostra dignità. Quella che inconsciamente auguriamo e desideriamo ai nostri figli mentre gli sfioriamo le ditina dei piedi minuscoli.
Questi consigli non sono altro che i 10 comandamenti che ci salvano dall'essere degli esseri umani orribili e ci conducono invece verso la nostra totale Vera Dignità di Uomini.
Ce n'è uno in particolare che forse è stato un pò trascurato nella sua importanza e che vorrei evidenziare in questa mia breve riflessione.
Questo nostro meraviglioso corpo, è abitato da una parte soprannaturale che è l'anima. Esso và rispettato, non solo come un corpo che ha delle necessità fisiche, ma anche come un corpo che contiene una parte del Cielo, una parte divina.
Non siamo propriamente "nostri" e basta....siamo anche di Dio...siamo dei nostri genitori...e soprattutto non siamo oggetti, non siamo delle "cose"perchè respiriamo, abbiamo in noi il respiro del Padre che ci tiene in vita. Se non lo avessimo saremmo delle cose: dei corpi morti.
Allora non usiamo il nostro stupendo e prezioso corpo, simile a un capolavoro di un artista, come una "cosa". Non è un bene per il nostro stato d'animo. Molti potrebbero pensare di sì perchè procurarsi "piacere" fisico da soli potrebbe dare questa netta impressione: che sia una cosa buona e positiva. Uno scarico delle tensioni o simili.
In realtà, siccome il corpo contiene un'anima, questa ne riceve disturbo, a lungo andare, perchè percepisce il piacere solo legato all'amore per un altro, e invece in questo modo è come se non gli tornassero i conti e provasse dolore e tristezza per un qualcosa di innaturale. Quello che se ne ricava è uno stato progressivo di svuotamento e un crescente senso di insoddisfazione.
Ho sempre pensato che i comandamenti non fossero delle negazioni, delle cose da non fare così...per creare un fastidio o per renderci la vita più difficile da vivere. Invece penso e sperimento che i comandamenti siano detti con la voce tenera di una madre che consiglia: "Non fare questo figlio, perchè andrai a soffrire e io non voglio vederti soffrire!"
Perdonatemi la riflessione un pò seria e sicuramente "fuori moda"...non sono polemica o critica...vorrei solo riflettere insieme a voi.
Pensiamoci.
Poi lo guardi negli occhi e comprendi che sta davvero abbandonato nelle tue mani in ogni possibile senso e senti il cuore palpitare di gioia ma anche di responsabilità. Chiunque si rende conto di avere fra le braccia, inspiegabilmente, immeritatamente (anche se ne sei madre o padre) un miracolo vivente. Un essere fragile eppure rivestito della potenza creatrice di Dio.
Un essere da abbracciare, tutelare, proteggere, coprire.
Un capolavoro divino che già sogni di colmare di doni e di farlo vivere dignitosamente.
Vivere da figlio del Cielo, quale mostra essere, in una Terra molto dura dove già temi che si possa sporcare con la sua "polvere"...dove già sai che finirà immancabilmente infangato da eventi che non vorresti mai vivesse.
Ma lui è pur sempre un figlio del Cielo e, come padre o madre, vorresti comunque che gli rimanesse integro sia il corpo che l'anima. Una dignità integra insomma.
Se lo vogliamo noi per i nostri figli, immaginiamo come lo voglia Dio per tutti noi.
Forse neanche noi sappiamo esattamente quanto grande sia la nostra Dignità umana perchè una parte di noi è anima e quindi soprannaturale.
Allora il Padre ci ha dato dei preziosi consigli da seguire per raggiungere il massimo della nostra dignità. Quella che inconsciamente auguriamo e desideriamo ai nostri figli mentre gli sfioriamo le ditina dei piedi minuscoli.
Questi consigli non sono altro che i 10 comandamenti che ci salvano dall'essere degli esseri umani orribili e ci conducono invece verso la nostra totale Vera Dignità di Uomini.
Ce n'è uno in particolare che forse è stato un pò trascurato nella sua importanza e che vorrei evidenziare in questa mia breve riflessione.
Questo nostro meraviglioso corpo, è abitato da una parte soprannaturale che è l'anima. Esso và rispettato, non solo come un corpo che ha delle necessità fisiche, ma anche come un corpo che contiene una parte del Cielo, una parte divina.
Non siamo propriamente "nostri" e basta....siamo anche di Dio...siamo dei nostri genitori...e soprattutto non siamo oggetti, non siamo delle "cose"perchè respiriamo, abbiamo in noi il respiro del Padre che ci tiene in vita. Se non lo avessimo saremmo delle cose: dei corpi morti.
Allora non usiamo il nostro stupendo e prezioso corpo, simile a un capolavoro di un artista, come una "cosa". Non è un bene per il nostro stato d'animo. Molti potrebbero pensare di sì perchè procurarsi "piacere" fisico da soli potrebbe dare questa netta impressione: che sia una cosa buona e positiva. Uno scarico delle tensioni o simili.
In realtà, siccome il corpo contiene un'anima, questa ne riceve disturbo, a lungo andare, perchè percepisce il piacere solo legato all'amore per un altro, e invece in questo modo è come se non gli tornassero i conti e provasse dolore e tristezza per un qualcosa di innaturale. Quello che se ne ricava è uno stato progressivo di svuotamento e un crescente senso di insoddisfazione.
Ho sempre pensato che i comandamenti non fossero delle negazioni, delle cose da non fare così...per creare un fastidio o per renderci la vita più difficile da vivere. Invece penso e sperimento che i comandamenti siano detti con la voce tenera di una madre che consiglia: "Non fare questo figlio, perchè andrai a soffrire e io non voglio vederti soffrire!"
Perdonatemi la riflessione un pò seria e sicuramente "fuori moda"...non sono polemica o critica...vorrei solo riflettere insieme a voi.
Pensiamoci.
lunedì 26 gennaio 2015
CHIAMATI AD AMARE
Ieri ero a Messa e ho avuto un'esperienza meravigliosa che voglio trasmettervi.
C'era un sacerdote simpaticissimo con un volto radioso, di quelle persone che hanno il sorriso in faccia anche quando sono serie.
Ci ha raccontato la storia di Giona (del primo testamento) che vi vado a riferire come lui ce l'ha raccontata, sperando vi riempia, come ha riempito me di speranza e vita.
Giona era considerato un giusto, una persona corretta. Viveva vicino a una città chiamata Ninive dove abitavano persone malvagie che perseguitavano il popolo ebreo. Allora Dio chiamò Giona e gli chiese di andare a Ninive a dire al popolo di convertirsi altrimenti Lui li avrebbe puniti.
Giona è un giusto, ma ha il suo caratterino, ha la mentalità che si potrebbe ritrovare facilmente nei nostri modi di fare, e pensa che gli abitanti di Ninive sono così cattivi che non meritano neanche la possibilità che Dio gli sta dando. Così disobbedisce a Dio e si imbarca per andare lontano il più possibile. Ma mentre sta sulla nave scoppia una tempesta e si ritrovano tutti in pericolo.
Allora Giona comincia a pensare che sia colpa sua e lo dice anche agli altri che stanno con lui sull'imbarcazione. A questo punto i suoi compagni di viaggio, non si impietosiscono per Giona e, ritenendolo responsabile del pericolo, lo prendono e lo gettano in mare. Giona viene così ripagato con la stessa moneta: la mancanza di compassione.
In mezzo ai flutti agitati Giona si convince sempre di più di aver fatto male a disobbedire a Dio. Mentre pensa che affogherà presto, viene inghiottito da una balena. Dentro lo stomaco di questa finalmente Giona si pente del suo comportamento e attende la fine: di essere digerito dall'animale. Ma la balena lo sputa sulla riva.
A questo punto Giona, torna a casa e corre a parlare con gli abitanti di Ninive pensando: "tanto non faranno niente, non si convertiranno e avranno il giusto castigo da Dio".
Ma dopo aver ammonito gli abitanti di Ninive, questi credono alle parole di Giona e si convertono.
Allora Giona si sente indignato per il fatto che Dio non li punisca e se ne fugge lontano nel deserto per non dover più parlare con loro. Ma nel deserto comincia a soffrire la sete e il caldo e implora Dio di aiutarlo. Così cresce accanto a lui un alberello che gli fà un pò di ombra e lui ci si addormenta vicino. Ma durante la notte l'alberello si secca e Giona reclama presso Dio accusandolo di non avere compassione per lui e nemmeno per il suo alberello.
A questo punto Dio gli parla: "Tu hai compassione per te stesso e fuggi di qua e di là e riesci anche a provare compassione per un arbusto; e non vuoi che io abbia compassione per chi voglio?"
Dio ci fà capire che siamo chiamati ad amare tutti...non nello stesso modo, ma nel modo che ognuno di noi può essere amato. Forse il giusto è più facile da amare; ma per chi sbaglia potremmo almeno provare ad avere compassione e cercare di avvertirlo dell'errore e dargli un'altra possibilità.
Siamo tutti tanto diversi, e stando su internet e sui social questa cosa si fà molto evidente. Eppure, se si trova un "canale" giusto di comunicazione, si può riuscire ad amare le persone...ognuna in un modo diverso, non perchè si vuole fare delle differenze, ma perchè siamo tutti differenti anche se ugualmente amabili agli occhi di Dio.
E se Dio ci ama nelle nostre diversità, perchè mai non potremmo noi sforzarci di farlo con gli altri?
Giona mi fà tanto ridere perchè in fondo rispecchia un pò la nostra mentalità da "giusti" allo stato terra-terra...ma Dio ci vuole giusti-celesti...dei giusti che guardano le situazione da dove sta seduto Dio e non da dove siamo seduti noi: per terra.
Quella "giustizia"...ripaga...non solo poi..quando saremo tutti morti..no no...ripaga immediatamente noi stessi. Ma questo ognuno di noi lo deve provare sulla pelle per capire che...ne vale la pena!!
C'era un sacerdote simpaticissimo con un volto radioso, di quelle persone che hanno il sorriso in faccia anche quando sono serie.
Ci ha raccontato la storia di Giona (del primo testamento) che vi vado a riferire come lui ce l'ha raccontata, sperando vi riempia, come ha riempito me di speranza e vita.
Giona era considerato un giusto, una persona corretta. Viveva vicino a una città chiamata Ninive dove abitavano persone malvagie che perseguitavano il popolo ebreo. Allora Dio chiamò Giona e gli chiese di andare a Ninive a dire al popolo di convertirsi altrimenti Lui li avrebbe puniti.
Giona è un giusto, ma ha il suo caratterino, ha la mentalità che si potrebbe ritrovare facilmente nei nostri modi di fare, e pensa che gli abitanti di Ninive sono così cattivi che non meritano neanche la possibilità che Dio gli sta dando. Così disobbedisce a Dio e si imbarca per andare lontano il più possibile. Ma mentre sta sulla nave scoppia una tempesta e si ritrovano tutti in pericolo.
Allora Giona comincia a pensare che sia colpa sua e lo dice anche agli altri che stanno con lui sull'imbarcazione. A questo punto i suoi compagni di viaggio, non si impietosiscono per Giona e, ritenendolo responsabile del pericolo, lo prendono e lo gettano in mare. Giona viene così ripagato con la stessa moneta: la mancanza di compassione.
In mezzo ai flutti agitati Giona si convince sempre di più di aver fatto male a disobbedire a Dio. Mentre pensa che affogherà presto, viene inghiottito da una balena. Dentro lo stomaco di questa finalmente Giona si pente del suo comportamento e attende la fine: di essere digerito dall'animale. Ma la balena lo sputa sulla riva.
A questo punto Giona, torna a casa e corre a parlare con gli abitanti di Ninive pensando: "tanto non faranno niente, non si convertiranno e avranno il giusto castigo da Dio".
Ma dopo aver ammonito gli abitanti di Ninive, questi credono alle parole di Giona e si convertono.
Allora Giona si sente indignato per il fatto che Dio non li punisca e se ne fugge lontano nel deserto per non dover più parlare con loro. Ma nel deserto comincia a soffrire la sete e il caldo e implora Dio di aiutarlo. Così cresce accanto a lui un alberello che gli fà un pò di ombra e lui ci si addormenta vicino. Ma durante la notte l'alberello si secca e Giona reclama presso Dio accusandolo di non avere compassione per lui e nemmeno per il suo alberello.
A questo punto Dio gli parla: "Tu hai compassione per te stesso e fuggi di qua e di là e riesci anche a provare compassione per un arbusto; e non vuoi che io abbia compassione per chi voglio?"
Dio ci fà capire che siamo chiamati ad amare tutti...non nello stesso modo, ma nel modo che ognuno di noi può essere amato. Forse il giusto è più facile da amare; ma per chi sbaglia potremmo almeno provare ad avere compassione e cercare di avvertirlo dell'errore e dargli un'altra possibilità.
Siamo tutti tanto diversi, e stando su internet e sui social questa cosa si fà molto evidente. Eppure, se si trova un "canale" giusto di comunicazione, si può riuscire ad amare le persone...ognuna in un modo diverso, non perchè si vuole fare delle differenze, ma perchè siamo tutti differenti anche se ugualmente amabili agli occhi di Dio.
E se Dio ci ama nelle nostre diversità, perchè mai non potremmo noi sforzarci di farlo con gli altri?
Giona mi fà tanto ridere perchè in fondo rispecchia un pò la nostra mentalità da "giusti" allo stato terra-terra...ma Dio ci vuole giusti-celesti...dei giusti che guardano le situazione da dove sta seduto Dio e non da dove siamo seduti noi: per terra.
Quella "giustizia"...ripaga...non solo poi..quando saremo tutti morti..no no...ripaga immediatamente noi stessi. Ma questo ognuno di noi lo deve provare sulla pelle per capire che...ne vale la pena!!
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| Giona sputato dalla balena |
sabato 17 gennaio 2015
AU CLAIR DE LA LUNE
Questa è la ninna nanna che cantavo ai miei figli quando avevano pochi mesi. E' una canzoncina antichissima francese che mi ha insegnato mia mamma, che da ragazza, in collegio, aveva studiato il francese.
Mi dà tanta serenità e i miei figli si calmavano subito sentendomi cantare.
Eccola qui:
Mi dà tanta serenità e i miei figli si calmavano subito sentendomi cantare.
Eccola qui:
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| Mamma diceva che io ero Pierrot!!
« Al chiaro di luna
Il mio amico Pierrot Prestami la penna Per scrivere una parola La mia candela è morta Non ho più fuoco Aprimi la tua porta Per amor di Dio. Al chiaro di luna Pierrot rispose: Non ho penne, Sono a letto. Vai dalla vicina, Credo che ci sia,Poiché nella sua cucina Si usa l'accendino. Al chiaro di luna, L'amabile Lubin; Bussa a casa della bruna, Lei rispode all'improvviso: Chi bussa così? Disse a sua volta: Aprite la vostra porta, Per il Dio d'amore. Al chiaro di luna, Si vede poco. Si è cercata la penna, Si è cercato del fuoco. Cercando in quella maniera, Non so cosa abbiamo trovato; Ma so che la porta Si chiuse dietro di loro. » |
venerdì 16 gennaio 2015
FERITE
-Come fu per Gesù, ti uccidono anche le persone che hai
beneficato, ciò non ci deve meravigliare. Non è l’arma che uccide ma la mano
che la tiene, perché amica. Questo crea in noi delle stimmate nascoste che solo
chi ci ama davvero riesce a vedere, anche se noi non ne parliamo. E se ci ama,
riesce a lasciarle nel silenzio, lenendole con l’amore che non critica né te né
coloro che ti hanno ferito.
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