Mi sono spesso chiesta perchè solo le cattive notizie facciano parlare tanto le persone...for

sabato 5 settembre 2015

ANIMATI DA..BUONI PROPOSITI

"Io amo gli animali", "più conosco gli uomini e più amo gli animali". Quante volte al giorno sentiamo queste frasi!
Anche io amo gli animali, praticamente tutti con la piccola eccezione per le zanzare che davvero non si fanno molto amare, soprattutto in estate. Eppure seguito a credere che se stanno nel nostro eco-sistema un fine buono lo dovranno avere anche loro e magari prima o poi lo scoprirò.
Ma scherzi a parte, ho sempre avuto simpatia in particolar modo per le piccole "anime"(animale proviene da anima!) che il Creatore ci ha messo accanto per farci compagnia e renderci l'esistenza più serena e meno solitaria anche vivessimo da soli.
Quello che voglio fermarmi a riflettere insieme a voi è un particolare che non è poi così trascurabile.
Anche noi esseri umani abbiamo un'anima, quella che tanto amiamo nei nostri piccoli accompagnatori domestici che ci corrono incontro abbaiando e miagolando. Quindi siamo esseri vivi e capaci di provare sentimenti. Ma c'è di più.
Abbiamo uno spirito, quella parte di noi che assomiglia di più al Padre e che ci rende coscienti del fatto che possiamo amare a dismisura. Abbiamo un intelletto da usare come catalizzatore del nostro amore e perciò riuscire a fare grandi cose se solo vogliamo. Soprattutto usare la nostra intelligenza per il bene degli altri e di tutto il creato.
Possediamo una potenzialità tale di amare, cioè abbiamo un cuore che si allarga tanto più amiamo, che non è necessario per noi escludere qualcuno. Se una madre, per esempio, avesse 8 figli e ne partorisse un nono...lo amerebbe dello stesso amore.
Quindi siamo in grado di amare i nostri simili ed estendere il nostro amore agli animali, comprese le formiche e persino alle piante e al nostro pianeta intero. Ovviamente con le normali sfumature di amore.
Ma sempre amore è. 
Questa è una condizione che rallegra il nostro cuore e tantissimo quello di Dio.
C'è un passo nel Vangelo in cui gli apostoli (come avrebbe fatto chiunque di noi) chiedono a Gesù quale è la cosa più importante da fare per essere buoni; chiedono quindi quale è il comandamento più importante da seguire e Gesù da una delle sue risposte brevi e chiare, come noi non sappiamo quasi più dare: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze e poi il secondo, che è simile al primo, 
ama il prossimo tuo come te stesso"
Visto che Gesù è figlio di Dio e sa cosa dice, proviamo a riflettere su questo.
Sta dicendo che sforzarsi di amare Dio e tutto ciò che ha fatto per noi (piante, animali, creato intero) è praticamente la stessa cosa di quando amiamo i nostri simili e ci sforziamo di andare d'accordo o almeno non far loro del male.
L'ho detto nella maniera più semplice che riuscivo, magari appiattendo un pò il tutto, ma è che vorrei arrivare insieme a voi a un punto importante.
Essere una persona buona, una persona che insegue la santità e cerca di entrare nel Regno di Dio già qui sulla terra, è una persona che ama. Amare gli animali, non deve escludere amare gli uomini. Deve essere un percorso nel nostro cuore.
I nostri cari animali domestici sono forse più facili da amare, questo sì, perchè sono coloro che, hanno ubbidito in modo candido e immediato al Creatore e sono tutto "amore" per noi.
I nostri simili invece, sono stati creati spiritualmente liberi di scegliere anche il male e il disamore, perciò non sono sempre facili da amare.
Noi non siamo sempre simpatici e comprensivi col nostro prossimo che non ci corre incontro scodinzolando, dobbiamo riconoscerlo.
Quindi amare il nostro prossimo è più complicato, ma è anche più meritevole! Proprio perchè occorre tanto cuore e tanta intelligenza, per non parlare della pazienza: insomma uno sforzo. Uno sforzo "con tutto il tuo cuore e la tua mente".
Ma è quello che desidera Dio. E' quella la nostra "gloria": tirare fuori l'essere divino che è in noi.
Una cosa non esclude l'altra, non la deve escludere: perchè mai dovrebbe?
Amo gli esseri umani e amo gli animali, occupandomi anche di tutelare l'ambiente. Questo è un Uomo!
Ecco perchè quando sento qualcuno di noi (uomini) dire che non gli importa degli altri, ma difende gli animali, sento una forte contraddizione. Sento che qualcosa stride nel mio cuore e nella mia mente. Essere una brava persona non è preferire gli animali agli uomini...non dovrebbe essere così. Non è necessario disprezzare i nostri simili per essere uno che è migliore. 
Visto che possiamo scegliere, forse dovremmo essere solo un pò più animati da buoni propositi anche nei confronti del nostro prossimo e unendo il buon esempio che i nostri cuccioli ci danno con il suggerimento del Padre, andare verso i nostri fratelli con una mano tesa e un sorriso, magari augurando un solare "Buongiorno"o un sincero:"Come stai?".
C'era una volta una persona che riusciva a fare entrambe le cose: amare gli animali e anche gli uomini...e nella sua semplicità è diventato famoso in tutto il mondo; il suo nome era San Francesco d'Assisi.

Buona giornata fratelli.




venerdì 4 settembre 2015

NON AVEVI PAROLE

Non avevi parole,
eppure ora è un gran silenzio.
Non avevi promesse,
eppure ora le sento adempiute.

Niente pretese,
solo carezze rubate, 
e il tuo calore accanto
che era tepore al cuore.

Sedevo in un angolo,
a meditare sui problemi,
ed ecco arrivavi
a strusciarti sui miei pensieri
e salirmi in grembo
per strapparmi un sorriso.

Non avevi parole,
ma sguardi profondi
di rara dolcezza,
per scrutarmi nel cuore
e scoprire che mi serviva
solo un pò d'amore.

Non avevi parole,
e ora ne comprendo il motivo;
Non serve parlare
a un esserino 
che sa tanto amare



Eri nel mio mondo
per essere ogni giorno
motivo di un sorriso,
una carezza o un bacio,
o per farci ridere 
quando volevamo solo piangere.

Non servono parole,
neanche le mie,
ma ne era rimasta una
che ti dico ora:
"Grazie "...Arancina!

Arancina sul mio letto





giovedì 3 settembre 2015

CONVALESCENZA

Ho imparato a mie spese che il dolore che ci capita di attraversare lascia dei solchi nel cuore, delle ferite che molto facilmente siamo tentati di prendere per colpi inutili alla nostra persona.
In questa prospettiva è molto pericoloso ritrovarsi immersi in una sorta di vittimismo dannoso che và ad amplificare lo stato di "convalescenza" tendendo a trasformarlo in "ricaduta" grave.
Potrebbe benissimo essere che siamo stati feriti da persone in modo molto profondo e altamente immeritato. Non lo metto in dubbio. Personalmente mi trovo nelle condizioni di aver sofferto e soffrire ancora in un modo che oserei definire "stereo": sia in modo immeritato, sia in modo casuale.
Quando si soffre per qualche ingiustizia (e quindi in modo immeritato) i solchi prodotti nel cuore bruciano di più. Quando sono casi fortuiti, dovuti alla vita, si soffre comunque e ci si chiede lo stesso come uscirne mai ci si ritrova in quelle condizioni e ci tormenta il quesito su come fare a uscirne.
In entrambi i casi la nostra anima è in tormento.
Da dentro la condizione di dolore, è come stare persi in un banco di fitta nebbia di notte e non si scorge il senso di quel che ci accade. Non ci rendiamo conto che la nostra anima sta raccogliendo dati importanti e nuovi: sta imparando dal dolore come resistere al dolore stesso e come difendersi.
Se, come ho detto più volte, questa valle oscura si attraversa per mano a Gesù, senza pensare che sia Lui a servirci il piatto amaro della sofferenza e restando mansueti, quel che si impara da tali periodi è di grande valore.
C'è quindi un momento in cui ci si sente convalescenti. Il dolore più intenso è passato: l'organismo composto da cuore ed anima ha fatto gli anticorpi e si sta riprendendo. 
Ma ora c'è il pericolo dello stagno. E' il pericolo della ricaduta.
Bisogna stare attenti a non stagnare rimuginando. Se siamo stati vittime di ingiustizie è più facile tendere a rimuginare per vendicarci. Perchè ci viene spontaneo credere che la vendetta possa aiutarci a star meglio e riprenderci totalmente. Non è così.
La ripresa totale si ha, in periodo di convalescenza, meditando serenamente su ciò che abbiamo imparato. Proprio guardando quei solchi nel cuore...che iniziano ora a rimarginarsi.
Dobbiamo meditare i nostri sbagli, ogni cosa che ci ha condotto in determinate situazioni.
Nella convalescenza infatti, la nebbia fitta che c'era in pieno dolore, si sta alzando, è la nostra mente comincia a mettere a fuoco ogni evento accaduto. Sempre restando nella preghiera, è più facile far tesoro delle cose che si comprendono in questa fase.
Si è ancora labili e tendenti al pianto, ma dobbiamo essere certi che ci sono molti più insegnamenti nei periodi di dolore che in quelli sereni. Perciò, se vogliamo davvero fare una buona vendetta su chiunque ci abbia ferito o sulla casualità della vita, dobbiamo riflettere obbiettivamente e volendoci davvero bene, non incorrere nuovamente in certe situazioni pericolose per noi. Senza inasprirci, anzi, magari diventando anche persone più dolci. Ma con la certezza che essere dolci e misericordiosi non significa lasciarsi fare a pezzi da chiunque.
Occorre essere dolci anche con sè stessi e difenderci da ciò che per noi è stato "male" e ci ha arrecato sofferenza.
In genere in una normale convalescenza si sta cauti, si resta a letto, si riposa e...si ha più modo di riflettere e pregare. Si è "prudenti". 
Questa è una riflessione che volevo condividere con voi perchè il mio dolore possa essere utile, oltre che per me, anche per qualche altra anima. Forse proprio perchè ha fatto tanto male, ora vorrei che producesse moltissimi frutti buoni.
Lo auguro a tutti.

Paola
Mio quadro: "Pace interiore"


domenica 16 agosto 2015

I TRISCOTTI

Questi biscotti in realtà sono un riciclo dei biscotti avanzati: tutti quei rimasugli nei barattoli, comprese le mollichine!Però, è venuta fuori una gran bella ricetta!

INGREDIENTI:
Biscotti spezzettati avanzati
cereali avanzati (riso soffiato, corn-flakes, ecc.)
1 cucchiaio di pan grattato (o fette biscottate)
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di farina
2 cucchiai di burro
1 cucchiaio di cacao in polvere
1 cucchiaio di marmellata di arance (o limoni)
1 uovo

PROCEDIMENTO:
Tritare nel frullatore i biscotti e i cereali, mettere tutto in una ciotola e unire tutti gli altri ingredienti mescolando bene. Deve venire un impasto morbido ma lavorabile con le mani.
Foderare una teglia con della carta da forno; fare con le mani delle palline con l'impasto e posizionarle sulla teglia.
Infornare a 180 gradi per mezz'ora circa.
Vengono dei biscotti fantastici e aromatici..ops...dei Triscotti!!

Quattro superstiti dei Triscotti

domenica 9 agosto 2015

SCENDENDO LE SCALE

Ieri, come sempre, sono stata in ospedale a visitare mio padre che da oltre un mese giace in un letto con grave trauma cranico essendo caduto rovinosamente per le scale. Era stato in fin di vita per oltre 2 settimane perchè aveva ben tre fratture alla testa e un versamento tale di sangue nel cervello da non poter intervenire in nessun modo. Racconto questo non per darvi raccappriccio, ma perchè è un prologo necessario per capire cosa voglio dire.
Papà era già malato di Alzahimer e la sua mente vagava per luoghi sconosciuti nei quali cercavo di entrare per recuperarlo e comunque stare con lui e confortarlo.
Dopo tanti giorni di un silenzio alternato a versi e lamentele..da un paio di giorni ha ricominciato a parlare....ma tutto è diverso.
Le parole e i concetti escono dalla sua bocca in ordine sparso e convulso e tutte le espressioni facciali e vocali si accumulano senza un criterio. Come se la sua mente fosse in corto circuito e prendesse le solite frasi di papà e le mescolasse con altre invertendo le espressioni del viso.
Ho tentato, insieme a mia figlia, di cogliere qualche significato, qualche richiesta nascosta nel suo gran agitarsi e parlare...ma non è stato possibile. Era come correre dietro a un palloncino portato via da un tornado.
L'ho guardato in volto, l'ho accarezzato, l'ho baciato, ho tentato di rassicurarlo...ma non ascoltava più nulla.
Allora, con grande dolore, ho deciso di andarmene a casa.
Mentre scendevo le scale di marmo bianco e sentivo il dolore di mia figlia scendere dietro di me con passo soave per non disturbare...ho pensato che la vita è qualcosa di talmente bello e speciale, talmente a portata di mano di tutti...che praticamente nessuno sa di averlo e poterne godere. Ho pensato che la vita è sottile come un raggio di sole che fuoriesce dai nuvoloni neri del temporale eppure è potente come il fuoco che riduce tutto in cenere. Perchè davanti alla morte e la distruzione, dentro al cuore avvampa ancora di più, si accende e ti grida: "Vivi!!! Ora!!!"...e troppo spesso scordiamo questo grido materno dentro al cuore.
La vita, data dallo Spirito, soffio divino, è talmente radicata in noi da confondersi con noi stessi, come anche lo Spirito di Dio che noi crediamo lontano e invece è quello che ci fà compiere ogni battito del cuore.
Non voglio fare i soliti discorsi a mio parere odiosi e che purtroppo hanno fatto a me; non voglio dirvi, come hanno detto a me: "Fatti un giro nel reparto pediatrico oncologico, così capisci quali sono i problemi!". Lo trovo crudele, trovo che sia una frase priva di amore nei confronti di chi ascolta e quindi direi anche priva di vita. No. Chi è che può dire una cosa simile al prossimo?
Voglio invece portarvi un annuncio di vita e di speranza anche tramite un momento così doloroso che mi trovo ad attraversare. Il messaggio è questo: "Vi prego, siate felici anche di niente, vivete, quindi amate, ogni minuto...perchè la vita, lo Spirito di Dio che è in voi, vuole vivere..vuole riempire ogni istante di luce e farci vivere in un Regno di Luce fin da adesso". Per far questo non è affatto necessario che ci amino gli altri e facciano cose belle per noi...fatelo voi. Create l'amore. Questa è la vita.
Fate in modo che nulla la fermi, neanche il dolore o la morte e sarete eterni già da ora.
Mentre scendevo le scale di marmo bianco lasciandomi dietro lacrime non piante, la voce dolce di mia figlia piena d'amore che mi chiedeva se volevo bere il suo succo di frutta, mi ha riportata alla Luce e mi ha incendiato il cuore di una gioia inspiegabile. 
Ed ho compreso che la Vita è sempre bella perchè può essere vissuta in ogni istante...anche il più doloroso...anche scendendo le scale di un ospedale.

Paola Buccheri



sabato 1 agosto 2015

SFOGLIATINE DI REGINA

Queste sfogliatine sono a base di mele ed assomigliano un pò a quelle che prepara la Regina Cattiva di Biancaneve in Once Upon a Time, ecco il motivo del nome che ho dato!
INGREDIENTI:
3 mele
1 confezione di pasta sfoglia rettangolare
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di ricotta
un pò di succo di limone
una spolverata di cacao in polvere

PROCEDIMENTO:
Sbucciare e fare a pezzetti piccoli le mele e metterle a cuocere per 10 minuti in una padella col limone, lo zucchero e la cannella. Quando saranno dorate e caramellate, spegnere e lasciar raffreddare.
Nel frattempo aprire bene la pasta sfoglia e tagliarla a quadrotti. Da una io ne ho ricavati 8.
Ora aggiungere un cucchiaino o due di ricotta alle mele e mettere su ogni quadrotto un bel pò di mele cotte. Spolverare appena ogni quadrotto con un pò di cacao e chiuderli o a triangolo o a rettangolo, come più vi piace, avendo l'accortezza di schiacciare bene i bordi. Lasciate le sfogliatine sulla carta da forno e mettetele su una teglia in forno già caldo a 180 gradi per mezz'ora. Devono essere dorate e emanare un bel profumo di mele e cannella.
Qui hanno fatto una volata! Sono molto piacevoli!


venerdì 31 luglio 2015

ANDARE OLTRE

Quando sento le persone parlare delle loro situazioni difficili, mi commuovo e mi immedesimo, e quando poi concludono dicendo: "andiamo avanti", mi sento addirittura ancora più avvilita. Lo devo aver detto anche io chissà quante volte, quasi per rito, ma questa frase non mi è mai suonata bene; la mia anima alza le sopracciglia e sbarra gli occhi, se mi passate l'immagine.
E' una frase conclusiva che dovrebbe strapparci sollievo e ammirazione per la persona che la pronuncia. Invece io avverto un peso ancora maggiore, perchè mi immagino quella persona carica come un mulo di pesantezze accumulate nel corso della sua esistenza, che tenta camminare con una enorme palla di ferro al piede e che arranca disperata. Non mi dà senso di sollievo nè fisico nè spirituale.
Allora non bisogna andare avanti? Certo che sì.. è anche un consiglio evangelico: “Chi si guarda indietro non è adatto al Regno dei cieli”-dice Gesù. Quindi procediamo..ma in un modo un pò più agevole.
Ho capito ultimamente che bisogna buttar via qualcosa di quello che ci fà soffrire. Per esempio tutte quelle situazioni che non dipendono da noi e delle quali soffriamo e che ci tentano a sederci per terra a piangere. Gli abbandoni in genere, come le morti di persone che credevamo poter aver accanto per sempre; oppure il non sentirsi voluti da qualcuno per cui siamo costretti a malincuore a rinunciarci; queste sono situazioni tristissime che però non possono fermarmi dal vivere il mio domani. Devo prendere quel dolore, metterlo in una stanza del mio cuore, al riparo e poi dire a me stessa: "E' andata così, ora, anche se il mondo intero pensasse che non sto soffrendo perchè non mi strappo i capelli ma invece me li pettino bene e mi profumo, devo andare a vedere cosa posso fare di bello domani, come cambierà la mia vita in meglio". Fare questo lavoro è "andare oltre"...non avanti e basta. Fare il coraggioso lavoro di mettere da parte certe sofferenze e pensare che d'ora in poi la vita sarà diversa e che "diversa" non significa per forza brutta. Si chiude un capitolo bellissimo? bene, se ne aprirà uno ancora più bello perchè io credo che Mio Padre mi voglia felice. Lo credo davvero.
Come madre io desidero ardentemente il sorriso dei miei figli e nella mia imperfezione di essere umano, ogni giorno architetto la loro felicità. E’ ovvio che il Padre Celeste lo farà con me, più di chiunque altro.
Andare oltre non è trascinarsi, è mettersi in piedi, allungare il collo per vedere meglio cosa c'è più in là.
Chi si trascina fà fatica e guarda in basso, girandosi ogni tanto a guardare il passato che gli impedisce di muovere i passi in avanti. Chi si tira sù, fà uno sforzo all'inizio ma poi riesce a guardare davanti a sè e scoprire che c'è un cammino diverso ma molto interessante e si anima a camminare...oltre.
Oltre il proprio dolore, oltre le proprie delusioni scottanti, oltre la morte, per vedere avanti ancora quanta vita c'è.
Crediamo o non crediamo che la morte sia solo un passaggio per l'eternità? chiediamocelo sinceramente. Se lo crediamo, sappiamo che i nostri cari non hanno più bisogno di noi, siamo noi ad aver bisogno di loro, ma non si può fare niente per ora: diamo loro appuntamento a fra qualche anno e andiamo oltre con pace e serenità a vedere quanto amore possiamo dare e ricevere e quanta vita ci sarà per noi.
Sù la testa...andiamo...oltre!!




martedì 21 luglio 2015

ROCCE

Sapete amici, credo che questa vita sia davvero colma di insicurezze, delusioni  e sofferenze di ogni genere. A vederla così come ci si presenta ogni giorno sembra molto traballante; e la nostra felicità soggetta a troppe incognite vaganti nell'espressione algebrica di una giornata.
In realtà è così se davvero si fà dipendere tutta la felicità da queste incognite che stanno al di fuori di noi e della nostra capacità di interagire con esse; e non può essere così: non è umano.
Mi spiego meglio. Se io mi alzo contento la mattina e poi lascio che gli eventi imprevisti che accadono mi privino della mia gioia, allora io sono solo un tiro a segno che nel corso della giornata, della settimana o del mese, si riempirà di buchi fatti da queste freccette impreviste. Alla fine della mia esistenza io sarò un cola-brodo devastato senza alcuna stabilità interiore.
Non può andare avanti così.
Una giornata può essere migliore o peggiore di un'altra, ma non posso restare alla mercè degli eventi. La mia gioia, la mia pace deve vivere stabilmente dentro di me. Potrà essere turbata, potrà essere momentaneamente oscurata, ma non potrà essermi tolta di netto.
E' come quando, assetati di amore, ci si crogiola nel dolore di non essere amati. A che serve? e perchè io devo vivere senza amore solo perchè non sono venuti a bussare alla mia porta per amarmi? Ognuno di noi ha l'amore dentro di sè, tantissimo, da dare al prossimo...e allora se vogliamo una vita piena d'amore pur non ricevendolo, possiamo darlo agli altri. Allora diventeremo delle persone "amabili" che col tempo, appunto, troveranno tanti "datori" di amore.
Lo stesso con la pace e con la gioia.
La pace è la consapevolezza di voler vivere sempre nel bene, di voler migliorare come esseri umani, di fare del proprio meglio...e allora saremo in pace con noi stessi e con gli altri e profumeremo il nostro ambiente di pace..tanto da attirarla intorno a noi.
La gioia è la consapevolezza di essere amati da un Dio che, non sta li a punirti, ma che tifa per ogni tuo atto buono; la gioia è sapere che amerò e avrò un sorriso anche se la mia vita sarà piena di imprevisti dolorosi. Apro una parentesi a riguardo: avete mai notato che quando vi capita una cosa spiacevole o drammatica, le persone attorno si comportano come se tu dovessi ora dimostrare "quanto soffri" con pianti e strepiti? questa è un fattore che mi appesantisce tanto. Dover dimostrare che soffro. In genere io godo di una grande pace, di fede e di pensieri positivi, per cui pur soffrendo, non ho le reazioni che gli altri si aspetterebbero e ciò li sconvolge. Ultimamente ho capito che questa è una componente aggravante sui problemi: l'opinione altrui da dover soddisfare. No, basta.
Se Dio mi concede la calma necessaria per avere comunque un viso sereno, è una grazia, è la dimostrazione che la gioia non è morta e non fà nulla se il resto del mondo non mi comprende. Non sprecherò energie nell'interpretare il ruolo della donna davvero sofferente come il mondo sa riconoscere. Il mio soffrire è nel cuore del Padre.
A me resta la gioia della certezza che ogni evento, anche il più drammatico, per quanto doloroso sia, porterà con se qualcosa di buono, di bello e che c'è un Padre che mi ama oggi più di ieri.
Questa si chiama stabilità. 
Dio fà di noi delle rocce, contro le quali si infrangono alle volte dei flutti molto violenti, che alla fine ci levigano e rendono più lucenti...ma che restano meravigliosamente salde.
Beati voi che piangete....perchè sarete consolati.....


mercoledì 8 luglio 2015

DOLCE DI MELE

INGREDIENTI:
5 mele a pezzettini
1 uovo
100 gr burro
50 gr olio di semi
4 cucchiai zucchero
10 cucchiai farina
cannella
poco latte
succo di 1/2 limone
1/2 bustina di lievito per dolci
poco zucchero di canna

PROCEDIMENTO:
Mescolare l'uovo con lo zucchero, aggiungere olio, burro, latte, un pò di cannella, il lievito e la farina 2 cucchiai per volta.
Sbucciare e fare a pezzetti piccoli le mele, mettendole in una ciotola a riposare per una mezz'oretta col succo di limone e abbondante cannella.
Ora foderare una teglia media con della carta da forno e sul fondo distribuire circa 3 cucchiaiate di mele a pezzetti, schiacciandole in modo da fare uno strato compatto. Cospargerle di zucchero di canna.
Quindi mettere le rimanenti mele nell'impasto fatto precedentemente mescolando molto bene e versare questo nuovo impasto sullo strato di mele, riempendo la teglia in modo uniforme.
A questo punto infornare a 180 gradi per circa un'ora.
Dopo far raffreddare completamente e capovolgere la torta su un piatto aiutandosi con la carta da forno e in fine levare quest'ultima con un pò di attenzione.
E' un dolce umido molto buono. Da mangiare con piattino e forchettina mentre si prende il caffè o il thè.

Ho fatto la foto il più in fretta possibile, ma ci erano già arrivati!!


sabato 4 luglio 2015

LETTERA A PAPA'

Ciao papà..
Sono tua figlia, mi senti? Sono accanto a te, come sempre. Vado e vengo ma se allunghi una mano, mi trovi.
Sono abituata a capirti anche quando ti escono parole sbagliate che ti ritrovavi in bocca e non volevi dire e con lo sguardo sperso mi fissavi per vedere se avevo colto lo stesso il messaggio. Sì sì, papà, capivo lo stesso…che mi volevi spiegare tante cose che ti giravano nella mente confusa. Cercavo con la fantasia, mettendomi nei tuoi panni, di recuperare quello che per te doveva essere stato tanto determinante da tornarti alla mente e con qualche parola tua e un gesto della mano o il tono della tua voce…riuscivo più o meno a risponderti in modo adeguato…quel tanto che bastava per farti smettere di preoccupare. Quando poi non c’era niente da fare e non riuscivo proprio a intuire cosa ti stava agitando, ti prendevo per mano e ti dicevo che comunque avrei risolto tutto io; allora tu mi stringevi la mano e ringraziandomi te la portavi alle labbra per baciarmela.
Ora non so trovarti. Non capisco i suoni che emetti…e l’occhio tuo sempre così vispo e brillante, mi guarda ma mi riconosce solo a momenti. Eppure oggi, che non sapevo come comunicare con te, ti ho accarezzato la mano e tu subito me l’hai presa e tenuta tutto il tempo, come avessi ritrovato un’ancora di salvezza, come se avessi potuto tenerti da una caduta nel vuoto….come in realtà non ho potuto. Quando mi hai preso la mano, mi hai guardata e accennando a un sorriso mi hai detto “Bella!”…mi hai raccontato tutto quello che volevo sapere.
Io ti conosco papà. Tu sei qua con noi, ma vorresti andare da mamma. Un tempo non avresti avuto dubbi e saresti corso dal tuo amore…ma ora hai la mano nella mia e non sai se andare o no.
Nonostante la malattia e la caduta..se ti dico che Francesca viene a trovarti..mi sorridi e fai cenno di sì. Non riesci a parlare e la maggior parte del tempo vaghi in un mondo tutto tuo dove è sempre più difficile accedervi. Eppure mi stringi la mano più forte, come non volessi lasciarmi, eppure il nome di mia sorella ti fa fare un sorriso nonostante la frattura della bocca.
Ti capisco papà. Siamo qua. Saremo qua fino a che tu vorrai…che ci importa del tempo? Dovremmo fare come fai tu che ancora aspetti mamma tornare dalla spesa o dal parrucchiere...mentre lei è fra gli angeli in Cielo. Aspettiamo insieme.
Il tempo non esiste se si ama…chi ama aspetta…aspetta di vedere tornare l’amato…aspetta insieme all’amato un giorno migliore. Non importa quanto…non importa come. Siamo qui insieme per amarci e tu, papà, in questa vecchiaia tormentata, hai capito questo e lo fai capire a me: restiamo per mano nell’amore aspettando altro amore.
Riposa ora papà. Sono qua. Ti voglio bene




mercoledì 24 giugno 2015

SOSTANZA DIVINA

                                  

La vita interiore è migliore di quella esteriore e viverla non significa e non comporta chiudersi in sé.
Nel silenzio l’anima si mette a passeggiare su un prato verde e tranquillo dove incontra Dio, come in un nuovo Eden. I pensieri sono suscitati dallo Spirito Santo e tutto è pace. I problemi di poco prima sembrano meno gravi perché si coglie la presenza di Dio. In questa passeggiata interiore, più si passa del tempo a dialogare con Lui e a pascersi della sua pace, più si diventa davvero se stessi: si riprendono le somiglianze col Padre. Tanto che dopo, nella vita esteriore di tutti i giorni, si riesce ad amare di più e a riconoscere le cose importanti della vita, trascurando quelle che non ne hanno alcuna.
Mi rendo conto quanto valga di più stare con i miei figli, piuttosto che seguitare a spazzare per terra alla ricerca della pulizia perfetta. Poggiare la scopa e ascoltarli senza nervosismi, senza preziosismi inutili e vittimismi che fanno solo rima con superbismi.
Più vivo di vita interiore, a contatto con Dio, più sono adatto a vivere una vita esteriore degna di questo benedetto nome di “vita”.
Mi viene spontaneo concludere che la vera vita è generata da dentro a fuori. Generata come di consuetudine dallo Spirito che appunto è datore di vita.
Senza tale Spirito somigliamo ai dei robot e da un robot non ti puoi aspettare grandi cose, felicità o soddisfazioni! Un robot è un meccanismo in grado di fare sempre le stesse mansioni e la noia sale copiosa dopo un po’ che lo osservi. Non può sorprenderti.

La vita interiore dona anima ai nostri corpi, rendendoci interessanti. Dalle persone di cuore puoi aspettarti amore.

Non siamo dei robot e non abbiamo bisogno di “cose” per rendere bella la vita: basta il silenzio che ci nutre di Dio. Allora quando parleremo saremo persone sostanziose e vitaminiche per chi ci ascolta e frequenta, perché dalla nostra bocca uscirà amore.  Amore divino che carezza le anime e le rende docili e buone.




SORSI DAL CALICE


Pensavo a quanti bocconi amari ha dovuto mandar giù Gesù. Anche con parenti e conoscenti. Chissà quanti fraintendimenti. Come si può capire un uomo che non se la prende per gli insulti, che ama sempre per primo, che perdona, che è in pace con se stesso e non rimugina, e che neanche arriva a pensare certe cose come gli altri invece fanno?
E’ come parlare due lingue: non ci si capisce. Occorre guardarsi attentamente l’un l’altro e studiandosi con amore, imparare a comprendere i gesti e le reazioni e a dargli il giusto significato finale. Il prossimo è un’altra nazione a noi sconosciuta.
Senza voler essere insultante, credo che sia un po’ l’equivalente di una madre che partorisce un figlio con un handicap comunicativo e deve imparare a conoscere tutto un mondo nuovo: quello del figlio. Si sforza, lo fa con amore, perché vuole ardentemente entrare in contatto con lui e scoprirne il modo singolare e personale di comunicare. Non è come gli altri; quanti fraintendimenti anche in quel caso! Si devono superare gli schemi preconfigurati di cui la nostra mente è piena!
Gesù costringe a buttar via tutti gli schemi: ti costringe a ricorrere al tuo amore per conoscerlo. Ma è passato e ancora passa per innumerevoli incomprensioni.
Noi siamo i tralci della sua pianta e perciò passiamo la stessa cosa. La gente non crede facilmente che stiamo cercando di far vincere la carità in noi e per loro. Non può credere che stiamo in pace e non rimuginiamo, ma siamo solo rifugiati all’ombra di Gesù o sotto il mantello di Maria in un silenzio contemplativo. Che si può fare? Che faceva Lui? Si addolorava, ma passava oltre, sempre e comunque pronto a perdonare l’uomo che non l’aveva compreso.
I calici amari si bevono lo stesso, però assieme a Gesù: Lui ne beve la parte maggiore per toglierla a noi. Non siamo soli: Lui concelebra in una liturgia di sacrificio mentre il suo sguardo amoroso e rassicurante ci fa sembrare molto meno duro mandar giù il fiele. Lui beve con me, sente lo stesso amaro, inghiotte a fatica e rispetta un caritatevole silenzio per far sembrare a chi osserva, che non sta poi soffrendo tanto. Allora non è poi così grave: voglio mostrare il viso sereno al mio Gesù. Farò anche un sorriso!






NON ARRENDERSI


Mi accorgo che il mio spirito deve essere più sereno, perché con la pace nel cuore riuscirò meglio ad aiutare chi incontro a far vedere che Dio ci assiste con amore.
Ogni tanto vengo presa da scoraggiamento e rischio di arrendermi, soprattutto con determinate persone. Non per cattiveria o una sorta di vendetta verso chi sembra non ascoltare, ma più precisamente per una sorta di “braccia in terra”.
Alle volte s’incontrano individui che sembrano vedere della vita solo l’aspetto terreno, pur essendo credenti. Per esempio: si parla di morte come fine naturale di un percorso biologico e le persone fanno le corna; si parla di compleanni, di figli che crescono e le persone piangono lamentandosi del tempo che passa troppo in fretta, e magari sottolineando che il momento presente è più brutto di quello passato. Come se la vita fosse tutta qui. Come se di qualsiasi evento riuscissero a mettere a fuoco solamente il lato negativo e concreto tipo la vita biologica di un essere che ha un inizio e un termine inevitabile.
Pochi riescono a vivere il Cielo già qui sulla terra, e perciò si crucciano spesso. Vorrei salvarli da questa tristezza che si può tranquillamente evitare o attenuare con l’aiuto di Gesù. Basterebbe mettere a fuoco invece ciò che mi rende gioiosa: l’attenzione personale che il Padre ha nei miei confronti e quindi nei confronti di ogni uomo.
Con alcune persone è un’impresa ardua! Sembra tutto inutile. Ma ho capito che non devo arrendermi. Se si trattasse di me, io vorrei che si tentasse sempre di aiutarmi a uscire dal tunnel nero e angoscioso di tali pensieri. Questa tesi mi si convalida al ricordo che Gesù mi sta sempre dietro con suggerimenti, rimproveri, ispirazioni e attenzioni di ogni genere! Chi sono io per decidere che è inutile parlare a quelle persone cercando di confortarle, solo perché finora non hanno compreso?

Tutti devono avere le opportunità che Dio concede a me. Sempre farsi tramite Suo con parole buone che rincuorino. Sempre. Senza arrendersi mai.

Se non si arrende lui..........

domenica 21 giugno 2015

ESORCISMO DI PAPA LEONE XIII

( mi è sembrata una bella preghiera, rassicurante, vi consiglio di scrivervela o stamparla e tenervela sempre nel portafogli!)
(si fà il segno della croce)
“In principio era il Verbo, ed il Verbo era presso Dio, ed il Verbo era Dio. Egli era in principio con Dio. Tutto si fece per mezzo di lui; e senza di Lui nulla fu fatto di quanto si fece. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. E la luce splende fra le tenebre, ma le tenebre non l’accolsero. Ci fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Questi venne per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di Lui. Egli non era la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce. Il Verbo era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Egli era nel mondo, ed il mondo per mezzo di Lui fu fatto, ma il mondo non Lo riconobbe. Venne tra i suoi, ma i suoi non Lo accolsero. Ma a quanti Lo accolsero, diede il potere di diventare figli di Dio: i quali non da sangue, nè da volere di carne, nè da volere di uomo, ma da Dio sono nati (Ci si inginocchia). Ed il verbo si fece carne (ci si alza) ed abitò fra noi. E noi abbiamo contemplato la Sua gloria: gloria che viene dal Padre al suo Unigenito pieno di grazia e di verita’.”
(si fà il segno della croce)




giovedì 18 giugno 2015

LA FINE DEL MALE


Ogni tanto mi accorgo di quanto sia difficile cercare di essere buona e portare luce e speranza a chi incontro nella vita. Sono costretta a contemplare tante delusioni e insuccessi. 
Va bene lo stesso perché rappresentano la mia offerta a Lui. Voglio, infatti, che il mio angelo custode, si avvicini al Padre ogni giorno con mani colme di doni preziosi, che mi siano costati. Voglio che porti gli insuccessi, le delusioni e insieme la promessa della mia perseveranza nonostante tutto.

Quando seguo un poliziesco in TV, tipo Colombo, dove il tenente si fa in quattro per scoprire e smascherare l’assassino, ciò che mi tiene incollata allo schermo non è una semplice curiosità, ma la perseveranza del tenente. Non molla mai! Se si scoraggiasse e lasciasse perdere, non m’interesserebbe più. Mi verrebbe soltanto della stizza al pensiero che non sarà fatta giustizia, che se lo è lasciato scappare. Ha lasciato scappare il colpevole del mal fatto.

Perché l’unica possibilità di sconfiggere il male è di praticare incessantemente il bene.

Se questo rappresenta per me un martirio e mi stanca e mi logora…non fa niente. Ben venga! Nella fatica si consumeranno i miei peccati e potrò lavare le vesti nel mio sangue per averle candide davanti a Dio.

L’idea di contemplare la “fine del male” è meravigliosa! Devo e voglio contribuire anch’io a costruire questa pace, quest’aria pura da respirare, profumata di semplicità, di fiori, di Maria, di Dio.