Mi sono spesso chiesta perchè solo le cattive notizie facciano parlare tanto le persone...for

domenica 16 agosto 2015

I TRISCOTTI

Questi biscotti in realtà sono un riciclo dei biscotti avanzati: tutti quei rimasugli nei barattoli, comprese le mollichine!Però, è venuta fuori una gran bella ricetta!

INGREDIENTI:
Biscotti spezzettati avanzati
cereali avanzati (riso soffiato, corn-flakes, ecc.)
1 cucchiaio di pan grattato (o fette biscottate)
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di farina
2 cucchiai di burro
1 cucchiaio di cacao in polvere
1 cucchiaio di marmellata di arance (o limoni)
1 uovo

PROCEDIMENTO:
Tritare nel frullatore i biscotti e i cereali, mettere tutto in una ciotola e unire tutti gli altri ingredienti mescolando bene. Deve venire un impasto morbido ma lavorabile con le mani.
Foderare una teglia con della carta da forno; fare con le mani delle palline con l'impasto e posizionarle sulla teglia.
Infornare a 180 gradi per mezz'ora circa.
Vengono dei biscotti fantastici e aromatici..ops...dei Triscotti!!

Quattro superstiti dei Triscotti

domenica 9 agosto 2015

SCENDENDO LE SCALE

Ieri, come sempre, sono stata in ospedale a visitare mio padre che da oltre un mese giace in un letto con grave trauma cranico essendo caduto rovinosamente per le scale. Era stato in fin di vita per oltre 2 settimane perchè aveva ben tre fratture alla testa e un versamento tale di sangue nel cervello da non poter intervenire in nessun modo. Racconto questo non per darvi raccappriccio, ma perchè è un prologo necessario per capire cosa voglio dire.
Papà era già malato di Alzahimer e la sua mente vagava per luoghi sconosciuti nei quali cercavo di entrare per recuperarlo e comunque stare con lui e confortarlo.
Dopo tanti giorni di un silenzio alternato a versi e lamentele..da un paio di giorni ha ricominciato a parlare....ma tutto è diverso.
Le parole e i concetti escono dalla sua bocca in ordine sparso e convulso e tutte le espressioni facciali e vocali si accumulano senza un criterio. Come se la sua mente fosse in corto circuito e prendesse le solite frasi di papà e le mescolasse con altre invertendo le espressioni del viso.
Ho tentato, insieme a mia figlia, di cogliere qualche significato, qualche richiesta nascosta nel suo gran agitarsi e parlare...ma non è stato possibile. Era come correre dietro a un palloncino portato via da un tornado.
L'ho guardato in volto, l'ho accarezzato, l'ho baciato, ho tentato di rassicurarlo...ma non ascoltava più nulla.
Allora, con grande dolore, ho deciso di andarmene a casa.
Mentre scendevo le scale di marmo bianco e sentivo il dolore di mia figlia scendere dietro di me con passo soave per non disturbare...ho pensato che la vita è qualcosa di talmente bello e speciale, talmente a portata di mano di tutti...che praticamente nessuno sa di averlo e poterne godere. Ho pensato che la vita è sottile come un raggio di sole che fuoriesce dai nuvoloni neri del temporale eppure è potente come il fuoco che riduce tutto in cenere. Perchè davanti alla morte e la distruzione, dentro al cuore avvampa ancora di più, si accende e ti grida: "Vivi!!! Ora!!!"...e troppo spesso scordiamo questo grido materno dentro al cuore.
La vita, data dallo Spirito, soffio divino, è talmente radicata in noi da confondersi con noi stessi, come anche lo Spirito di Dio che noi crediamo lontano e invece è quello che ci fà compiere ogni battito del cuore.
Non voglio fare i soliti discorsi a mio parere odiosi e che purtroppo hanno fatto a me; non voglio dirvi, come hanno detto a me: "Fatti un giro nel reparto pediatrico oncologico, così capisci quali sono i problemi!". Lo trovo crudele, trovo che sia una frase priva di amore nei confronti di chi ascolta e quindi direi anche priva di vita. No. Chi è che può dire una cosa simile al prossimo?
Voglio invece portarvi un annuncio di vita e di speranza anche tramite un momento così doloroso che mi trovo ad attraversare. Il messaggio è questo: "Vi prego, siate felici anche di niente, vivete, quindi amate, ogni minuto...perchè la vita, lo Spirito di Dio che è in voi, vuole vivere..vuole riempire ogni istante di luce e farci vivere in un Regno di Luce fin da adesso". Per far questo non è affatto necessario che ci amino gli altri e facciano cose belle per noi...fatelo voi. Create l'amore. Questa è la vita.
Fate in modo che nulla la fermi, neanche il dolore o la morte e sarete eterni già da ora.
Mentre scendevo le scale di marmo bianco lasciandomi dietro lacrime non piante, la voce dolce di mia figlia piena d'amore che mi chiedeva se volevo bere il suo succo di frutta, mi ha riportata alla Luce e mi ha incendiato il cuore di una gioia inspiegabile. 
Ed ho compreso che la Vita è sempre bella perchè può essere vissuta in ogni istante...anche il più doloroso...anche scendendo le scale di un ospedale.

Paola Buccheri



sabato 1 agosto 2015

SFOGLIATINE DI REGINA

Queste sfogliatine sono a base di mele ed assomigliano un pò a quelle che prepara la Regina Cattiva di Biancaneve in Once Upon a Time, ecco il motivo del nome che ho dato!
INGREDIENTI:
3 mele
1 confezione di pasta sfoglia rettangolare
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di ricotta
un pò di succo di limone
una spolverata di cacao in polvere

PROCEDIMENTO:
Sbucciare e fare a pezzetti piccoli le mele e metterle a cuocere per 10 minuti in una padella col limone, lo zucchero e la cannella. Quando saranno dorate e caramellate, spegnere e lasciar raffreddare.
Nel frattempo aprire bene la pasta sfoglia e tagliarla a quadrotti. Da una io ne ho ricavati 8.
Ora aggiungere un cucchiaino o due di ricotta alle mele e mettere su ogni quadrotto un bel pò di mele cotte. Spolverare appena ogni quadrotto con un pò di cacao e chiuderli o a triangolo o a rettangolo, come più vi piace, avendo l'accortezza di schiacciare bene i bordi. Lasciate le sfogliatine sulla carta da forno e mettetele su una teglia in forno già caldo a 180 gradi per mezz'ora. Devono essere dorate e emanare un bel profumo di mele e cannella.
Qui hanno fatto una volata! Sono molto piacevoli!


venerdì 31 luglio 2015

ANDARE OLTRE

Quando sento le persone parlare delle loro situazioni difficili, mi commuovo e mi immedesimo, e quando poi concludono dicendo: "andiamo avanti", mi sento addirittura ancora più avvilita. Lo devo aver detto anche io chissà quante volte, quasi per rito, ma questa frase non mi è mai suonata bene; la mia anima alza le sopracciglia e sbarra gli occhi, se mi passate l'immagine.
E' una frase conclusiva che dovrebbe strapparci sollievo e ammirazione per la persona che la pronuncia. Invece io avverto un peso ancora maggiore, perchè mi immagino quella persona carica come un mulo di pesantezze accumulate nel corso della sua esistenza, che tenta camminare con una enorme palla di ferro al piede e che arranca disperata. Non mi dà senso di sollievo nè fisico nè spirituale.
Allora non bisogna andare avanti? Certo che sì.. è anche un consiglio evangelico: “Chi si guarda indietro non è adatto al Regno dei cieli”-dice Gesù. Quindi procediamo..ma in un modo un pò più agevole.
Ho capito ultimamente che bisogna buttar via qualcosa di quello che ci fà soffrire. Per esempio tutte quelle situazioni che non dipendono da noi e delle quali soffriamo e che ci tentano a sederci per terra a piangere. Gli abbandoni in genere, come le morti di persone che credevamo poter aver accanto per sempre; oppure il non sentirsi voluti da qualcuno per cui siamo costretti a malincuore a rinunciarci; queste sono situazioni tristissime che però non possono fermarmi dal vivere il mio domani. Devo prendere quel dolore, metterlo in una stanza del mio cuore, al riparo e poi dire a me stessa: "E' andata così, ora, anche se il mondo intero pensasse che non sto soffrendo perchè non mi strappo i capelli ma invece me li pettino bene e mi profumo, devo andare a vedere cosa posso fare di bello domani, come cambierà la mia vita in meglio". Fare questo lavoro è "andare oltre"...non avanti e basta. Fare il coraggioso lavoro di mettere da parte certe sofferenze e pensare che d'ora in poi la vita sarà diversa e che "diversa" non significa per forza brutta. Si chiude un capitolo bellissimo? bene, se ne aprirà uno ancora più bello perchè io credo che Mio Padre mi voglia felice. Lo credo davvero.
Come madre io desidero ardentemente il sorriso dei miei figli e nella mia imperfezione di essere umano, ogni giorno architetto la loro felicità. E’ ovvio che il Padre Celeste lo farà con me, più di chiunque altro.
Andare oltre non è trascinarsi, è mettersi in piedi, allungare il collo per vedere meglio cosa c'è più in là.
Chi si trascina fà fatica e guarda in basso, girandosi ogni tanto a guardare il passato che gli impedisce di muovere i passi in avanti. Chi si tira sù, fà uno sforzo all'inizio ma poi riesce a guardare davanti a sè e scoprire che c'è un cammino diverso ma molto interessante e si anima a camminare...oltre.
Oltre il proprio dolore, oltre le proprie delusioni scottanti, oltre la morte, per vedere avanti ancora quanta vita c'è.
Crediamo o non crediamo che la morte sia solo un passaggio per l'eternità? chiediamocelo sinceramente. Se lo crediamo, sappiamo che i nostri cari non hanno più bisogno di noi, siamo noi ad aver bisogno di loro, ma non si può fare niente per ora: diamo loro appuntamento a fra qualche anno e andiamo oltre con pace e serenità a vedere quanto amore possiamo dare e ricevere e quanta vita ci sarà per noi.
Sù la testa...andiamo...oltre!!




martedì 21 luglio 2015

ROCCE

Sapete amici, credo che questa vita sia davvero colma di insicurezze, delusioni  e sofferenze di ogni genere. A vederla così come ci si presenta ogni giorno sembra molto traballante; e la nostra felicità soggetta a troppe incognite vaganti nell'espressione algebrica di una giornata.
In realtà è così se davvero si fà dipendere tutta la felicità da queste incognite che stanno al di fuori di noi e della nostra capacità di interagire con esse; e non può essere così: non è umano.
Mi spiego meglio. Se io mi alzo contento la mattina e poi lascio che gli eventi imprevisti che accadono mi privino della mia gioia, allora io sono solo un tiro a segno che nel corso della giornata, della settimana o del mese, si riempirà di buchi fatti da queste freccette impreviste. Alla fine della mia esistenza io sarò un cola-brodo devastato senza alcuna stabilità interiore.
Non può andare avanti così.
Una giornata può essere migliore o peggiore di un'altra, ma non posso restare alla mercè degli eventi. La mia gioia, la mia pace deve vivere stabilmente dentro di me. Potrà essere turbata, potrà essere momentaneamente oscurata, ma non potrà essermi tolta di netto.
E' come quando, assetati di amore, ci si crogiola nel dolore di non essere amati. A che serve? e perchè io devo vivere senza amore solo perchè non sono venuti a bussare alla mia porta per amarmi? Ognuno di noi ha l'amore dentro di sè, tantissimo, da dare al prossimo...e allora se vogliamo una vita piena d'amore pur non ricevendolo, possiamo darlo agli altri. Allora diventeremo delle persone "amabili" che col tempo, appunto, troveranno tanti "datori" di amore.
Lo stesso con la pace e con la gioia.
La pace è la consapevolezza di voler vivere sempre nel bene, di voler migliorare come esseri umani, di fare del proprio meglio...e allora saremo in pace con noi stessi e con gli altri e profumeremo il nostro ambiente di pace..tanto da attirarla intorno a noi.
La gioia è la consapevolezza di essere amati da un Dio che, non sta li a punirti, ma che tifa per ogni tuo atto buono; la gioia è sapere che amerò e avrò un sorriso anche se la mia vita sarà piena di imprevisti dolorosi. Apro una parentesi a riguardo: avete mai notato che quando vi capita una cosa spiacevole o drammatica, le persone attorno si comportano come se tu dovessi ora dimostrare "quanto soffri" con pianti e strepiti? questa è un fattore che mi appesantisce tanto. Dover dimostrare che soffro. In genere io godo di una grande pace, di fede e di pensieri positivi, per cui pur soffrendo, non ho le reazioni che gli altri si aspetterebbero e ciò li sconvolge. Ultimamente ho capito che questa è una componente aggravante sui problemi: l'opinione altrui da dover soddisfare. No, basta.
Se Dio mi concede la calma necessaria per avere comunque un viso sereno, è una grazia, è la dimostrazione che la gioia non è morta e non fà nulla se il resto del mondo non mi comprende. Non sprecherò energie nell'interpretare il ruolo della donna davvero sofferente come il mondo sa riconoscere. Il mio soffrire è nel cuore del Padre.
A me resta la gioia della certezza che ogni evento, anche il più drammatico, per quanto doloroso sia, porterà con se qualcosa di buono, di bello e che c'è un Padre che mi ama oggi più di ieri.
Questa si chiama stabilità. 
Dio fà di noi delle rocce, contro le quali si infrangono alle volte dei flutti molto violenti, che alla fine ci levigano e rendono più lucenti...ma che restano meravigliosamente salde.
Beati voi che piangete....perchè sarete consolati.....


mercoledì 8 luglio 2015

DOLCE DI MELE

INGREDIENTI:
5 mele a pezzettini
1 uovo
100 gr burro
50 gr olio di semi
4 cucchiai zucchero
10 cucchiai farina
cannella
poco latte
succo di 1/2 limone
1/2 bustina di lievito per dolci
poco zucchero di canna

PROCEDIMENTO:
Mescolare l'uovo con lo zucchero, aggiungere olio, burro, latte, un pò di cannella, il lievito e la farina 2 cucchiai per volta.
Sbucciare e fare a pezzetti piccoli le mele, mettendole in una ciotola a riposare per una mezz'oretta col succo di limone e abbondante cannella.
Ora foderare una teglia media con della carta da forno e sul fondo distribuire circa 3 cucchiaiate di mele a pezzetti, schiacciandole in modo da fare uno strato compatto. Cospargerle di zucchero di canna.
Quindi mettere le rimanenti mele nell'impasto fatto precedentemente mescolando molto bene e versare questo nuovo impasto sullo strato di mele, riempendo la teglia in modo uniforme.
A questo punto infornare a 180 gradi per circa un'ora.
Dopo far raffreddare completamente e capovolgere la torta su un piatto aiutandosi con la carta da forno e in fine levare quest'ultima con un pò di attenzione.
E' un dolce umido molto buono. Da mangiare con piattino e forchettina mentre si prende il caffè o il thè.

Ho fatto la foto il più in fretta possibile, ma ci erano già arrivati!!


sabato 4 luglio 2015

LETTERA A PAPA'

Ciao papà..
Sono tua figlia, mi senti? Sono accanto a te, come sempre. Vado e vengo ma se allunghi una mano, mi trovi.
Sono abituata a capirti anche quando ti escono parole sbagliate che ti ritrovavi in bocca e non volevi dire e con lo sguardo sperso mi fissavi per vedere se avevo colto lo stesso il messaggio. Sì sì, papà, capivo lo stesso…che mi volevi spiegare tante cose che ti giravano nella mente confusa. Cercavo con la fantasia, mettendomi nei tuoi panni, di recuperare quello che per te doveva essere stato tanto determinante da tornarti alla mente e con qualche parola tua e un gesto della mano o il tono della tua voce…riuscivo più o meno a risponderti in modo adeguato…quel tanto che bastava per farti smettere di preoccupare. Quando poi non c’era niente da fare e non riuscivo proprio a intuire cosa ti stava agitando, ti prendevo per mano e ti dicevo che comunque avrei risolto tutto io; allora tu mi stringevi la mano e ringraziandomi te la portavi alle labbra per baciarmela.
Ora non so trovarti. Non capisco i suoni che emetti…e l’occhio tuo sempre così vispo e brillante, mi guarda ma mi riconosce solo a momenti. Eppure oggi, che non sapevo come comunicare con te, ti ho accarezzato la mano e tu subito me l’hai presa e tenuta tutto il tempo, come avessi ritrovato un’ancora di salvezza, come se avessi potuto tenerti da una caduta nel vuoto….come in realtà non ho potuto. Quando mi hai preso la mano, mi hai guardata e accennando a un sorriso mi hai detto “Bella!”…mi hai raccontato tutto quello che volevo sapere.
Io ti conosco papà. Tu sei qua con noi, ma vorresti andare da mamma. Un tempo non avresti avuto dubbi e saresti corso dal tuo amore…ma ora hai la mano nella mia e non sai se andare o no.
Nonostante la malattia e la caduta..se ti dico che Francesca viene a trovarti..mi sorridi e fai cenno di sì. Non riesci a parlare e la maggior parte del tempo vaghi in un mondo tutto tuo dove è sempre più difficile accedervi. Eppure mi stringi la mano più forte, come non volessi lasciarmi, eppure il nome di mia sorella ti fa fare un sorriso nonostante la frattura della bocca.
Ti capisco papà. Siamo qua. Saremo qua fino a che tu vorrai…che ci importa del tempo? Dovremmo fare come fai tu che ancora aspetti mamma tornare dalla spesa o dal parrucchiere...mentre lei è fra gli angeli in Cielo. Aspettiamo insieme.
Il tempo non esiste se si ama…chi ama aspetta…aspetta di vedere tornare l’amato…aspetta insieme all’amato un giorno migliore. Non importa quanto…non importa come. Siamo qui insieme per amarci e tu, papà, in questa vecchiaia tormentata, hai capito questo e lo fai capire a me: restiamo per mano nell’amore aspettando altro amore.
Riposa ora papà. Sono qua. Ti voglio bene




mercoledì 24 giugno 2015

SOSTANZA DIVINA

                                  

La vita interiore è migliore di quella esteriore e viverla non significa e non comporta chiudersi in sé.
Nel silenzio l’anima si mette a passeggiare su un prato verde e tranquillo dove incontra Dio, come in un nuovo Eden. I pensieri sono suscitati dallo Spirito Santo e tutto è pace. I problemi di poco prima sembrano meno gravi perché si coglie la presenza di Dio. In questa passeggiata interiore, più si passa del tempo a dialogare con Lui e a pascersi della sua pace, più si diventa davvero se stessi: si riprendono le somiglianze col Padre. Tanto che dopo, nella vita esteriore di tutti i giorni, si riesce ad amare di più e a riconoscere le cose importanti della vita, trascurando quelle che non ne hanno alcuna.
Mi rendo conto quanto valga di più stare con i miei figli, piuttosto che seguitare a spazzare per terra alla ricerca della pulizia perfetta. Poggiare la scopa e ascoltarli senza nervosismi, senza preziosismi inutili e vittimismi che fanno solo rima con superbismi.
Più vivo di vita interiore, a contatto con Dio, più sono adatto a vivere una vita esteriore degna di questo benedetto nome di “vita”.
Mi viene spontaneo concludere che la vera vita è generata da dentro a fuori. Generata come di consuetudine dallo Spirito che appunto è datore di vita.
Senza tale Spirito somigliamo ai dei robot e da un robot non ti puoi aspettare grandi cose, felicità o soddisfazioni! Un robot è un meccanismo in grado di fare sempre le stesse mansioni e la noia sale copiosa dopo un po’ che lo osservi. Non può sorprenderti.

La vita interiore dona anima ai nostri corpi, rendendoci interessanti. Dalle persone di cuore puoi aspettarti amore.

Non siamo dei robot e non abbiamo bisogno di “cose” per rendere bella la vita: basta il silenzio che ci nutre di Dio. Allora quando parleremo saremo persone sostanziose e vitaminiche per chi ci ascolta e frequenta, perché dalla nostra bocca uscirà amore.  Amore divino che carezza le anime e le rende docili e buone.




SORSI DAL CALICE


Pensavo a quanti bocconi amari ha dovuto mandar giù Gesù. Anche con parenti e conoscenti. Chissà quanti fraintendimenti. Come si può capire un uomo che non se la prende per gli insulti, che ama sempre per primo, che perdona, che è in pace con se stesso e non rimugina, e che neanche arriva a pensare certe cose come gli altri invece fanno?
E’ come parlare due lingue: non ci si capisce. Occorre guardarsi attentamente l’un l’altro e studiandosi con amore, imparare a comprendere i gesti e le reazioni e a dargli il giusto significato finale. Il prossimo è un’altra nazione a noi sconosciuta.
Senza voler essere insultante, credo che sia un po’ l’equivalente di una madre che partorisce un figlio con un handicap comunicativo e deve imparare a conoscere tutto un mondo nuovo: quello del figlio. Si sforza, lo fa con amore, perché vuole ardentemente entrare in contatto con lui e scoprirne il modo singolare e personale di comunicare. Non è come gli altri; quanti fraintendimenti anche in quel caso! Si devono superare gli schemi preconfigurati di cui la nostra mente è piena!
Gesù costringe a buttar via tutti gli schemi: ti costringe a ricorrere al tuo amore per conoscerlo. Ma è passato e ancora passa per innumerevoli incomprensioni.
Noi siamo i tralci della sua pianta e perciò passiamo la stessa cosa. La gente non crede facilmente che stiamo cercando di far vincere la carità in noi e per loro. Non può credere che stiamo in pace e non rimuginiamo, ma siamo solo rifugiati all’ombra di Gesù o sotto il mantello di Maria in un silenzio contemplativo. Che si può fare? Che faceva Lui? Si addolorava, ma passava oltre, sempre e comunque pronto a perdonare l’uomo che non l’aveva compreso.
I calici amari si bevono lo stesso, però assieme a Gesù: Lui ne beve la parte maggiore per toglierla a noi. Non siamo soli: Lui concelebra in una liturgia di sacrificio mentre il suo sguardo amoroso e rassicurante ci fa sembrare molto meno duro mandar giù il fiele. Lui beve con me, sente lo stesso amaro, inghiotte a fatica e rispetta un caritatevole silenzio per far sembrare a chi osserva, che non sta poi soffrendo tanto. Allora non è poi così grave: voglio mostrare il viso sereno al mio Gesù. Farò anche un sorriso!






NON ARRENDERSI


Mi accorgo che il mio spirito deve essere più sereno, perché con la pace nel cuore riuscirò meglio ad aiutare chi incontro a far vedere che Dio ci assiste con amore.
Ogni tanto vengo presa da scoraggiamento e rischio di arrendermi, soprattutto con determinate persone. Non per cattiveria o una sorta di vendetta verso chi sembra non ascoltare, ma più precisamente per una sorta di “braccia in terra”.
Alle volte s’incontrano individui che sembrano vedere della vita solo l’aspetto terreno, pur essendo credenti. Per esempio: si parla di morte come fine naturale di un percorso biologico e le persone fanno le corna; si parla di compleanni, di figli che crescono e le persone piangono lamentandosi del tempo che passa troppo in fretta, e magari sottolineando che il momento presente è più brutto di quello passato. Come se la vita fosse tutta qui. Come se di qualsiasi evento riuscissero a mettere a fuoco solamente il lato negativo e concreto tipo la vita biologica di un essere che ha un inizio e un termine inevitabile.
Pochi riescono a vivere il Cielo già qui sulla terra, e perciò si crucciano spesso. Vorrei salvarli da questa tristezza che si può tranquillamente evitare o attenuare con l’aiuto di Gesù. Basterebbe mettere a fuoco invece ciò che mi rende gioiosa: l’attenzione personale che il Padre ha nei miei confronti e quindi nei confronti di ogni uomo.
Con alcune persone è un’impresa ardua! Sembra tutto inutile. Ma ho capito che non devo arrendermi. Se si trattasse di me, io vorrei che si tentasse sempre di aiutarmi a uscire dal tunnel nero e angoscioso di tali pensieri. Questa tesi mi si convalida al ricordo che Gesù mi sta sempre dietro con suggerimenti, rimproveri, ispirazioni e attenzioni di ogni genere! Chi sono io per decidere che è inutile parlare a quelle persone cercando di confortarle, solo perché finora non hanno compreso?

Tutti devono avere le opportunità che Dio concede a me. Sempre farsi tramite Suo con parole buone che rincuorino. Sempre. Senza arrendersi mai.

Se non si arrende lui..........

domenica 21 giugno 2015

ESORCISMO DI PAPA LEONE XIII

( mi è sembrata una bella preghiera, rassicurante, vi consiglio di scrivervela o stamparla e tenervela sempre nel portafogli!)
(si fà il segno della croce)
“In principio era il Verbo, ed il Verbo era presso Dio, ed il Verbo era Dio. Egli era in principio con Dio. Tutto si fece per mezzo di lui; e senza di Lui nulla fu fatto di quanto si fece. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. E la luce splende fra le tenebre, ma le tenebre non l’accolsero. Ci fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Questi venne per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di Lui. Egli non era la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce. Il Verbo era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Egli era nel mondo, ed il mondo per mezzo di Lui fu fatto, ma il mondo non Lo riconobbe. Venne tra i suoi, ma i suoi non Lo accolsero. Ma a quanti Lo accolsero, diede il potere di diventare figli di Dio: i quali non da sangue, nè da volere di carne, nè da volere di uomo, ma da Dio sono nati (Ci si inginocchia). Ed il verbo si fece carne (ci si alza) ed abitò fra noi. E noi abbiamo contemplato la Sua gloria: gloria che viene dal Padre al suo Unigenito pieno di grazia e di verita’.”
(si fà il segno della croce)




giovedì 18 giugno 2015

LA FINE DEL MALE


Ogni tanto mi accorgo di quanto sia difficile cercare di essere buona e portare luce e speranza a chi incontro nella vita. Sono costretta a contemplare tante delusioni e insuccessi. 
Va bene lo stesso perché rappresentano la mia offerta a Lui. Voglio, infatti, che il mio angelo custode, si avvicini al Padre ogni giorno con mani colme di doni preziosi, che mi siano costati. Voglio che porti gli insuccessi, le delusioni e insieme la promessa della mia perseveranza nonostante tutto.

Quando seguo un poliziesco in TV, tipo Colombo, dove il tenente si fa in quattro per scoprire e smascherare l’assassino, ciò che mi tiene incollata allo schermo non è una semplice curiosità, ma la perseveranza del tenente. Non molla mai! Se si scoraggiasse e lasciasse perdere, non m’interesserebbe più. Mi verrebbe soltanto della stizza al pensiero che non sarà fatta giustizia, che se lo è lasciato scappare. Ha lasciato scappare il colpevole del mal fatto.

Perché l’unica possibilità di sconfiggere il male è di praticare incessantemente il bene.

Se questo rappresenta per me un martirio e mi stanca e mi logora…non fa niente. Ben venga! Nella fatica si consumeranno i miei peccati e potrò lavare le vesti nel mio sangue per averle candide davanti a Dio.

L’idea di contemplare la “fine del male” è meravigliosa! Devo e voglio contribuire anch’io a costruire questa pace, quest’aria pura da respirare, profumata di semplicità, di fiori, di Maria, di Dio.


lunedì 15 giugno 2015

IL SOLE DENTRO

 " Voglio sentirti promettere ancora tutte quelle
 cose di sole che ti porti dentro."

 autore: Henry Miller opera: Tropico del Capricorno

Questa splendida frase, tratta dall'opera suddetta di Henri Miller, mi è stata gentilmente dedicata dalla mia amica Marina Palmieri.
Nonostante lei l'abbia dedicata a me, io vi ho immediatamente sentito dentro il grande desiderio di Dio Padre nei nostri confronti e allo stesso momento l'irrefrenabile sete di Luce che ognuno di noi si porta nell'anima.

Credo fermamente che il Padre cerchi il nostro sorriso in ogni possibile modo. Ci vuole felici. Per quanto ci sembri incredibile...il nostro sorriso rappresenta per Lui la Luce del sole.

Allo stesso modo in fondo il Suo sorriso per noi, rappresenta la Luce del Sole.

Mi viene da concludere che siamo Stelle che vivono una della Luce dell'altra.

Che bello dire a un fratello: "Portami la Luce del Padre, portami la tua luce perchè questo mi rende felice!"

Grazie di cuore Marina!



mercoledì 10 giugno 2015

I TUOI OCCHI SU DI ME

Ho bisogno di vederti. Quel tuo visetto pulito, da bimba di 15 anni, i capelli sciolti che si spostano sulla vestina grigio-azzurra, i piedini scalzi, e soprattutto i tuoi occhi profondi e indescrivibilmente buoni, sono così rassicuranti. 
Basta vederti un attimo, accarezzarti con lo sguardo il viso e già nella mente e nel cuore tutto si quieta in modo inspiegabile, come se qualcuno gettasse una quantità incredibile di acqua su un fuoco acceso e questo semplicemente scomparisse in un secondo.
E resti a guardare la legna bagnata...quei pochi pezzetti che prima ti minacciavano e incutevano timore con le loro fiammate fuori controllo...e ora sono solo due legnetti neri che sgocciolano acqua.
Questo provoca la Tua presenza Mamma del Cielo!! 
Tu ci sei ed ecco le preoccupazioni, i pensieri fumosi, le contorsioni mentali, la mancanza di semplicità, il pianto, le fitte al cuore, tutto tutto si smorza e ridimensiona. Qualcosa addirittura scompare, svanisce così di fretta da farti chiedere: "Ma perchè me ne preoccupavo tanto?"
Il tuo sguardo è salvifico. Basta che tu poni i tuoi occhi su di me.
Ho bisogno di vederti...di stare in silenzio a guardarti senza chiederti nulla perchè se ci sei non mi serve più nulla.
Devo riposarmi dal mondo, consentimi di appoggiare gli occhi su di Te, ancora una volta....fatti osservare bene, fà che io registri in me ogni istante, ogni particolare, ogni sfumatura di profondità che ha il tuo sguardo buono.
Se il mondo sapesse davvero che ha per Madre una bimba di 15 anni come Te, col tuo candore, la tua intelligenza, la tua sapienza e dolcezza...non sarebbe così disperato.
Se solo il mondo assomigliasse di più a Te, non saremmo in pericolo.
Emana su di me la tua dolcezza, profumami col tuo candore, ricoprimi col tuo manto che io resti un pò nascosta a riposare e giocare con Te. Appoggia il tuo sguardo su di me e leva via tutto quello che non ti piace. 
E poi resta...resta non andar via per alcun motivo, perchè non posso stare senza i tuoi occhi su di me.
Ti prego...





giovedì 4 giugno 2015

BEATITUDINE INCOMPRENSIBILE

Beati i poveri di spirito perchè di essi è il regno dei cieli...beati i puri di cuore perchè vedranno Dio!
In questo momento tutto è più chiaro..tutto mi suona assolutamente logico. Questa riflessione mi sorge spontanea dopo aver ascoltato tanti discorsi strani. Tutte le parole di Dio sono pura Verità, pure indicazioni per la nostra vita, per una vita sana, da vivere nella Luce e nella pace nonostante tutte le molteplici difficoltà della vita. Parole sante, cioè parole che ci separano dal male e ci tengono stretti stretti sulla via del bene e del sentirsi bene anche fossimo morenti.
Se qualcuno ancora pensa che la cosa più brutta di questa vita sia la morte, vi do una notizia nuova e meravigliosa: non è la morte il grande male di questa vita anche perchè Cristo l'ha abolita e trasformata in una semplice porta per il Paradiso. La cosa più orrenda di questa esistenza è la morte dell'anima mentre siamo in vita. Il credere che la nostra esistenza sia alla pari di quella degli animali e perciò viverla come e peggio di essi, come se l'anima non ce l'avessimo e non gli servisse un alimento. La cosa più orrenda è essere così ricchi di cose da non sapere più cosa desiderare e non trovare più soddisfazione e felicità in niente di ciò che possiamo comprare. La cosa più orrenda è non accorgersi che tutto ciò che rende felice l'anima non si può comprare e seguitare a spendere soldi senza riuscire più a sorridere.
La cosa più orrenda è perdere la purezza dell'anima e del corpo e diventare ciechi alle bellezze della vita che trovi ovunque ma non le vedi più. Il velluto di un petalo di un fiore, il rosa delle bocche dei bimbi che ridono, un tramonto dai mille colori cangianti...li c'è Dio che cerca di farti gioire e levarti il respiro per lo stupore. I puri di cuore ancora vedono Dio....ma coloro che non lo sono e si sporcano con pesantezze del corpo, solo perchè così fan tutti....si stanno solo levando la vista della bellezza, mentre sono convinti di starsi divertendo e godendo la vita. Mi capite? Come direbbe Gesù: chi ha orecchie intenda. 
Questa è la vera cosa brutta, la morte Vera...quella dell'anima mentre ancora respiri e credi di essere in buona salute. L'esatto contrario delle beatitudini.
Beato vuol dire felice. Felici infatti coloro che nella loro povertà di "vita terrena" scorgono la bellezza di una "vita celeste" che inizia già su questa terra e che procura una felicità incomprensibile per chi non ha il coraggio di provarla. Incomprensibile a quasi la totalità del mondo, eppure insostituibile con alcuna cosa, incomparabile con nessuna delle gioie terrestri perchè immensamente più grande.
Beati coloro che si fanno poveri allora e si fanno puri in questo mondo troppo sporco...perchè si sono salvati da qualsiasi morte. Ora e per sempre.