Mi sono spesso chiesta perchè solo le cattive notizie facciano parlare tanto le persone...for

venerdì 15 agosto 2014

MOLLICHINE DAL CIELO


Gesù dice che il Padre suo è con Lui e che non lo abbandona mai perché Lui (Gesù) fa cose gradite al Padre. Aggiunge poi, che se uno osserva la sua parola, non vedrà mai la morte.
Gesù è il primo a osservare la parola di Dio, è il primo anche a mostrare il retro della medaglia che porta il nome di “morte”: è il primo a risorgere. Noi non sappiamo come abbia oltrepassato questa morte, sappiamo per certo che così facendo ha sconfitto la morte dell’anima di tutti gli uomini che sono venuti dopo, che l’hanno seguito in tutto. Perciò è lecito e logico pensare che nella nostra morte sarà solo il corpo a morire, ma noi non moriremo mai, neanche per un secondo perché saremo già insieme al Padre.
Questo accadrà solo se ci sforzeremo sempre di fare le cose gradite a Dio e che ci ha illustrato chiaramente tramite ciò che ha detto e fatto Gesù. Allora il Vangelo è la mia salvezza: non può non essere letto continuamente e meditato alla Sua presenza nell’orazione di silenzio per poi metterlo in pratica con tutti gli sforzi possibili.
Lo sforzo principale è, però quello di avere l’amore come re nel cuore, senza questo non è possibile capire Gesù e mettere in pratica ciò che Lui suggerisce.
Non ci sono regole e regolette, tutto sembra essere riassunto nelle semplici parole di Gesù quando dice: “Il Padre non mi abbandona mai perché io faccio sempre cose gradite a Lui”. Vale anche per noi. Tutti sappiamo cosa è gradito a Lui. E giorno per giorno tramite la preghiera e la meditazione del Vangelo, ci arriva una mollichina sulla strada che porta in Cielo. E’ Gesù stesso che la lascia cadere per darci modo di tornare a Lui.
Piano piano, mai tutto insieme, riesco a capire dove mi stanno portando. Si schiariscono i pensieri e so meglio cosa fare. Ogni mollichina mi allinea e riordina la vita, i ragionamenti e lo spirito.

Oggi per esempio capisco che essere in grazia di Dio (aver fatto ciò che è a Lui gradito) mi dà pace perché mi sta rendendo invulnerabile persino alla morte. Se Dio è con me, chi potrà farmi del male? La mollichina è arrivata anche oggi e con quella di domani i miei passi si faranno più sicuri. Dio si occupa di ognuno di noi continuamente! Occupiamoci di Lui, allora, continuamente.


venerdì 1 agosto 2014

PEZZETTI DI GIOIA

Andare in vacanza per me, rappresenta sempre un momento di riflessione. Che si vada al mare o in montagna o dove vi pare, troverete sempre dei momenti in cui..non si fà niente: ci si riposa e basta.
A me capita così di ricordare cose successe durante il giorno e scorgerne il significato più profondo.
Per esempio l'altro giorno mi è capitato di dover mostrare, con grande mia riluttanza, un mio disegno. Si trattava del ritratto del gestore di un ristorante, al gestore stesso che ormai è per noi più di un conoscente. Non volevo mostrarlo un pò per timidezza mia, un pò perchè non sapevo come l'avrebbe presa. Alla fine mi sono convinta e la reazione di questo simpatico signore mi ha dato uno spunto di riflessione interessante.
Il gestore è stato molto contento che io l'avessi ritratto e si è aperto in un radioso sorriso mettendosi a parlare con me in modo affettuoso e del tutto nuovo.
La cosa mi ha fatto molto piacere e subito ho formulato dentro di me questo pensiero: "Pensa se andavo via senza averglielo mostrato...gli avrei tolto un istante di gioia!"
Forse non è molto importante, sicuramente sarebbe vissuto benissimo anche senza quel mio gesto, ma avrebbe perso un sorriso. Un istante minimo di felicità che ho potuto dargli.
Alle volte non ci rendiamo conto che portiamo dentro di noi non solo la nostra felicità ma anche dei pezzetti di felicità altrui che non ci appartengono e che dovremmo sentirci quasi in dovere di restituire agli altri.
Un paio di anni fà, proprio tornando da una breve vacanza al mare, sentii mia madre per telefono per rassicurarla che stavo bene e che da li a poco ci saremmo viste; lei mi rispose che era felice perchè quando arrivavo io per lei spuntava il sole davvero. Ricordo la gioia nel mio cuore alle sue parole. Non ero così felice prima di sentirle!!
Aprire il proprio cuore al prossimo e comunicare quello che abbiamo dentro e che sappiamo potrebbe far piacere, è un dovere. Anche tramite gesti semplici come un abbraccio o il tocco di una mano!
La mia mamma ora non c'è più e s'è portata via con lei quelle parole d'amore che mi appartenevano e che rappresentavano pezzetti della mia gioia. Lei non può più regalarmeli.
Ma noi vivi possiamo ancora, non dobbiamo comportarci come se non lo fossimo. Dobbiamo lasciar stare le timidezze e altri mille problemi e lasciar uscire dal cuore ciò che sapiamo essere potenziale gioia per gli altri.
E' una cosa che rende molto contenti. Noi, i fratelli e Dio! Credetemi!!


mercoledì 16 luglio 2014

Elisa - "Qualcosa che non c'è"




-"Tutti questi anni a chiedermi se vado veramente bene così...come sono"
-"Ho aspettato a lungo qualcosa che non c'è, invece di guardare il sole sorgere"
-"...le parole dette senza umiltà,senza cuore, così solo per far rumore"
-"E miracolosamente non ho smesso di sognare...e miracolosamente non riesco a non sperare...e se c'è un segreto è fare tutto come se vedessi solo il Sole!"

PIETRE IN MANO


Nell’episodio dell’adultera colta in flagrante, Gesù, prima ancora di sottolineare il peccato della donna e di trovare un rimprovero adatto, colpisce, senza pietre, i cuori di coloro che non avevano mostrato misericordia. Rende palesi e fa venire alla luce senza dirli, i peccati degli aspiranti lapidatori.
La misericordia di Gesù nel rimprovero è di una soavità unica, eppure con questa poeticità, risulta efficace. Non parla dei peccati dei giustizieri: fa in modo che tornino alle loro menti. Non li rende pubblici, ma ugualmente vivi e dolorosi solo a coloro che hanno le pietre in mano. Lo fa quel tanto che basta per far cadere la rabbia e la condanna aspra dai loro cuori e quindi dalle loro mani.
Neanche all’adultera dice parole feroci, ma tramite il perdono le fa giungere un rimprovero portentoso, proprio perché privo di astio umano e così dolce da sciogliere il cuore anche a un ice-berg. Induce a voler essere migliore e meno egoista solo per farsi amare da un uomo-Dio tanto dolce.
La condanna per gli sbagli degli altri, anche se l’abbiamo solo nel cuore, è come una pietra in mano pronta a essere scagliata alla prima occasione: quando per esempio ci troviamo a parlare con terze persone. Essa, non corregge nessuno, fa solo molto danno a tutti, soprattutto a chi la tiene in mano. Io che ho molto sbagliato lo so bene.
Proprio il dolore per aver tanto sbagliato mi ha acquistato una grazia enorme che non avrei mai avuto altrimenti. Tale grazia mi conferisce una grande chiarezza mentale, e cioè che è facile commettere peccato anche quando ci si ritiene forti e ricchi di ottime qualità. Anche quando ci si sente sostenuti dalla fede. Niente! C’è un momento in cui tutto cede: forze umane e assistenza divina, quest’ultima solo perché siamo noi ad avergli già voltato le spalle. A un tratto ci si sente talmente attratti dalla tentazione, da quello che il peccato futuro ci propone, che riusciamo a uscire fuori dalla casa del Padre. Lì fuori, anche solo di un passo (quando cioè ancora non è tanto grave quel che abbiamo commesso), siamo già alla mercede del demonio che non ci mette nulla a ficcarci in testa il resto del suo ragionamento. Estremamente logico e razionale, quasi matematico, è un ragionamento che non fa una piega tanto che siamo costretti ad aderirgli. Così caschiamo in trappola, e ci ritroviamo immersi fino al collo nello sbaglio. Magari ce ne accorgiamo anche subito e ce ne duoliamo…ma ci siamo cascati.
Se ci ricordassimo più spesso come funziona questo meccanismo, non ci sentiremo tanto pronti a criticare gli errori altrui: non avremmo pietre in mano da scagliare!
Non si tratta di giustificarli, ma di compiangerli e desiderare aiutarli. La misericordia non equivale al permissivismo ma a un atteggiamento di dolore e compassione mescolato a sentimenti fraterni che cerchino il recupero di chi ha sbagliato. Perché il peccato è una tristezza per tutti, sia per chi lo compie, sia per chi lo vede compiere. Coloro che lo vedono compiere hanno il dovere di ricreare pace e speranza nel cuore del fratello e l’unico modo è avendo misericordia e suggerendogli con tutto l’amore che possiamo, di tornare dal Padre e chiedere scusa perché Lui lo riaccoglierà.

In ogni caso, mai condannare perché saremmo ipocriti e ingiusti. Sappiamo bene che poteva capitare a noi. In quel caso non avremmo voluto avere pietre e condanne, ma una mano che ci tirasse su. Via le pietre dalle mani!




martedì 15 luglio 2014

PIU’ FELICI DI SAN TOMMASO


Dopo la Resurrezione di Cristo, Tommaso arriva a credere perché vede, ma noi, dice Gesù, siamo più felici di lui (che è santo) perché crediamo in Lui senza averlo visto.
Tommaso è l’uomo che si è lasciato trasportare dall’amore per Gesù in un modo molto umano. Quando era nel bel mezzo di un sogno meraviglioso, si è visto derubato della felicità e si è chiuso in sé, paralizzato dal dolore. Non voleva più essere ferito, perciò non crede alla testimonianza delle donne che annunciano la resurrezione di Cristo.
Quante volte capita anche a noi! Basta amare sinceramente una persona. Appena questa ci ferisce malamente, noi ci chiudiamo a riccio diventando aspri affinché l’amore non attecchisca più e non possa ripetersi il dolore. Tommaso in fondo, è comprensibile e dolce.
Gesù lo riprende non perché sia in collera con lui, ma perché lo ama e non vuole vederlo arido e triste. Ecco perché aggiunge: “Beati coloro che pur non vedendo crederanno”. Cioè: “Beati, più felici di voi saranno quelli che continueranno a credere nel bene, nella potenza di Dio, pur non vedendo sempre i risultati che si aspettavano.”
Felici coloro che riusciranno a mantenere un cuore pieno d’amore anche in un mondo pieno di odio. Perché felici? Perché sono pazzi e quindi insensatamente allegri? No. E’ ovvio. Felici perché per amare, non saranno vincolati al ricambio degli altri, ma ameranno per far felice Dio.
Felici perché gli sarà concessa la Forza di Dio, lo Spirito Santo per amare come ama Dio: gratuitamente. Felici perché avranno compreso che si è più soddisfatti amando che essendo riamati.
Felici perché nel bene e nel male continueranno a pensare che il bene è il più forte e seguiteranno a compierlo. Felici perché somiglieranno al Padre che ama chi non lo riama.
Chi attende sempre delle conferme da Dio sulla fede non è veramente felice né libero. Vive come aspettando da un momento all’altro di essere smentito dai fatti. E i fatti spesso sembrano smentire la nostra fede. Come quando Gesù, appunto, si presentava come Dio e poi muore in croce. Che scandalo per un uomo come noi (o come Tommaso!) che aveva in mente l’idea di un Dio onnipotente ed eterno!
Eppure Gesù ha voluto passare attraverso la morte per sconfiggerla e risorgere da essa. Perciò la sua fede è ben riposta, ma la mente è troppo umana e si aspetta eventi che non vede accadere. Tommaso continua a pensare da uomo e non può credere che Gesù possa tornare dalla morte.
Ecco perché lui non è felice! Perché ama e crede solo finché va tutto, come lui pensa debba andare. Mentre Gesù è come se gli dicesse: “C’è di meglio. Ti voglio felice anche quando le cose non vanno come te le eri immaginate. Voglio che seguiti a credere che Io sono più forte delle tenebre. Così rimarrai nella gioia e questa sarà la Mia forza nel mondo”.
Gesù ci ha lasciati promettendo: “Io sarò con voi fino alla fine dei tempi”. Per quale motivo metterlo in dubbio?

Rimaniamo saldi e gioiosi e saremo la Sua Forza nel mondo.


martedì 8 luglio 2014

MOMENTI

Ci saranno dei momenti nella nostra vita, nei quali saremo costretti a riconoscere di non essere per niente soddisfatti di noi stessi.
Ci saranno dei momenti in cui ci guarderemo allo specchio e non ci riconosceremo e ci ritroveremo a chiederci:"Ma chi sono io? Cosa sto facendo del prezioso dono della vita?"
Ci saranno delle volte che, nonostante ogni sforzo possibile e impossibile per essere migliori, non lo saremmo affatto.
Momenti in cui non capiremo nemmeno come abbiamo fatto a sbagliare tanto, o come abbiamo fatto ad arrivare dove siamo pur non volendo.
Quelli saranno momenti che potrebbero farci scoraggiare, potrebbero indurci a sospettare che non abbiamo camminato affatto verso il bene, che sono stati inutili i nostri sforzi e le nostre preghiere. Non deve andare così. Non dobbiamo cedere a quei pensieri.
Dobbiamo invece tirare fuori tutto il coraggio possibile, tutta l'umiltà imparata dai nostri vacillamenti e cadute e pregare più forte.
Pregare di più, chiedere aiuto umilmente. Dichiarare la nostra debolezza all'Unico che non gode di questo ma che può fornirci un aiuto in più. Può reinventarmi e ricrearmi. L'unico che in un mondo a tre dimensioni, ci fornisce la quarta dimensione.
La nostra vita potrà distruggersi mille volte a causa della nostra incapacità...ma se rimaniamo accanto  Lui...sapremo rialzarci mille volte.
Non pensiamo mai e poi mai che non abbiamo il diritto di pregare e chiedere apertamente aiuto a Dio solo perchè forse ai suoi occhi siamo in errore: sarebbe come togliere il cibo a un affamato.
Preghiamo più forte!


giovedì 3 luglio 2014

LUCE VELATA E SVELATA


“A quanti l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio”.
Andiamo tutti cercando la felicità, le cose eccezionali, il miracolo al di fuori di noi, quando in realtà ci portiamo dentro tutto ciò che cerchiamo.
 Accogliere Gesù significa guardarsi dentro e accorgersi, nel silenzio, che Lui è nel mio cuore. Apro piano piano la porta e da essa subito esce una luce incredibile che va a invadere tutta la mia persona. I raggi giungono alla mente che ricorda cose apparentemente dimenticate, così mi sovviene un’altra frase del Vangelo: “Gesù con la sua gloria, si è velato agli occhi degli uomini in una carne debole”. Capisco che l’ha fatto per starci accanto senza farci troppa paura con la sua luce (segno della sua gloria) e che seguita a farlo ora vivendo nascosto in noi dietro la porta del nostro cuore.
Attende di essere accolto, cioè che io gli dia ascolto. Attende che io apra affinché la sua luce mi renda evidenti tutti i doni che ho per servirlo e tutti i difetti che devo levare di mezzo per camminare verso Lui. Infatti la sua luce mi fa comprendere le profondità della Parola di Dio provandone gioia, e già capisco meglio che il mio corpo è qualcosa di sacro perché in un luogo là dentro vi abita il figlio di Dio che vive ancora in debolezza per stare con me, velato ancora dalla mia carne.
E il vero miracolo è questo che io posso fare ora, domani e sempre: aprire quella porta e fare come Gesù, diventare figlio di Dio… “ha dato il potere di diventare figli di Dio”.
Se la mia umanità è debole, pur nel mio stato di debolezza, posso prendere l’“umanità”di Gesù: perché anche assumendo l’Eucarestia, accolgo Gesù! E non lo farò perché è una regola, ma perché Lui è la mia vera luce e non voglio fare come si narra nel Vangelo: Lui era la Luce ma il mondo non l’ha voluto, ha preferito le tenebre.

Ora che so come Lui si vela a noi, posso svelarlo in me e a quanti incontrerò nella mia vita. La Luce si può ancora svelare!

Maria ha accolto la Luce e l'ha svelata a noi!

giovedì 26 giugno 2014

TI GUARDAVO

Ti guardavo,
ma tu non potevi più.
Eppure i tuoi occhi verdi
Erano ancora aperti,
a cercare  disperatamente qualcosa.
Che cercavi mamma?
Il mio viso?
Ero li, come sempre.
Ti ho chiamata,
ti ho toccata, accarezzata.
Ho cercato la tua mano,
aspettavo un battito
del tuo ciglio
o un movimento del tuo corpo.
Eri già irraggiungibile.
Non potevo più salvarti.
C’era solo il mio pianto
E i tuoi occhi verde acqua.
Così ho preso le mie lacrime
E le ho lasciate sul tuo volto
Unica e ultima mia presenza
Da portare via con te.
Ti guardavo,
ti guardo ancora,
in attesa che tu ti volti
mi sorrida e che mi salvi.




giovedì 19 giugno 2014

SCIE DI LUCE


Fino all’ultimo Gesù ha fatto di tutto per convertire e rassicurare tutti. Pur conoscendo la sua fine prossima, non ha mai perso il senso del Suo passaggio sulla terra.
Noi non sappiamo quando termineranno i nostri giorni sulla terra, eppure spesso agiamo come dei senza intelletto colti da fretta e facciamo tanta confusione. Perdiamo il senso della vita.
Ogni cosa che facciamo, dovremmo farla bene come se fosse l’unica cosa da fare, con la consapevolezza che Dio ci assiste e aiuta e con l’idea che quello potrebbe essere il nostro ultimo giorno, quindi l’ultima occasione di lasciare dietro di noi una scia di luce.
Sarà forse stancante, ma alzarsi tutti i giorni e rifare sempre le stesse cose con rinnovato amore, studiando nuovi modi per rendere più bella la giornata del prossimo, significa perseverare nel bene, significa “combattere la buona battaglia”e poter dire alla fine “tutto è compiuto” con immensa pace nel cuore. Vorrei morire così, mentre sto perseverando.
Oggi tutto sussurra questo concetto alle mie orecchie. Sembra tiri questo Venticello che porta voci diverse da diversissimi punti cardinali, che si rincorrono per formare un discorso che fa più o meno così: “Prima o poi la mia vita finirà, forse anche per stanchezza fisica nel perseverare, ma come altro potrei vivere? Ho bisogno di dare tutto ciò che mi passa lo Spirito Santo e tutto il mio amore per contorno. Non ha senso lasciare qualcosa o fare tutto alla rinfusa. Mi fa felice solo perseverare e fare tutto bene come se fosse l’ultimo atto d’amore che faccio per lasciare una scia luminosa che, anche dopo la mia morte, possa portare al Cielo”

Riuscire a chiudere gli occhi e respirare questo Vento che sussurra parole divine, è il mio vero riposo. Ascoltare Dio è tutto il riposo che ci serve.




domenica 8 giugno 2014

LA SOFFERENZA ILLUMINA


La sofferenza, se vissuta senza alcuna rabbia, è un’offerta a Dio, e visto che siamo lampade, è come se fosse l’olio che brucia dentro di noi e produce luce. La luce della lampada si effonde più o meno a seconda dello stato del vetro: più esso è pulito, più la lampada è efficace e luminosa.
Il vetro, che nel mio caso si presenta opaco, è il corpo con la sua parte terrena e i suoi bisogni umani. Meno spago si dà a questi ultimi e più inconsistente ed etereo si fa il vetro. Dove dare “meno spago” non significa certo lasciarsi morire di fame, ma lasciare che scendano le punte troppo alte delle passioni terrene: la golosità, l’egoismo, la sensualità.
Qualsiasi sofferenza diviene sempre luce: brucia lentamente la materia trasformandola in luce per coloro che ci passano accanto. Per l’esattezza la sofferenza non sarebbe proprio l’olio, ma la miccia che accende l’olio. In ogni modo va a corrodersi la mia umanità e fa trasparire luce che illumina il cammino degli altri.

Con un particolare interessante: la luce che proviene da me non fa luce al mio cammino forse perché la lampada ha il punto più buio proprio sotto di sé. Questo probabilmente spiega perché chi soffre, non vede chiaro sulla sua strada e non gli sembra di procedere sulla via della santità.


CASA DEL RIPOSO


Il dolore è come una casa in cui si va a riposare.
Cercare di evitarlo è come stare sempre in giro a correre a destra e a manca nel disperato tentativo di ridere e divertirsi. E’ spossante, stressante e alla lunga logora più che accettare quel dolore.
Quando alla fine si realizza che non c’è altro da fare che accettarlo, si avverte una sensazione di riposo di chi ha ritrovato la sua casa e può andarsi un po’ a sedere sul divano.
Nel silenzio del dolore si manifesta Dio a insegnare cos’è l’amore e quanto sia connesso col dolore.

In fine, in quest’accettazione pacifica, ci si ritrova con molte cose preziose in mano: la pace, un arricchimento interiore e il sollievo d’accorgersi quanto sia tollerabile quella sofferenza. Molto più tollerabile del Tunnel del Divertimento!!


lunedì 26 maggio 2014

25 maggio 2014



La vera dimensione della vita è dolore e gioia: croce e resurrezione. Non può essere solo croce e non c'è vera gioia senza dolore.

...Dicono che lei vive....

LINGUE DI FUOCO

Riflettevo, mentre ascoltavo la messa del Papa, riguardo alla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo. Si legge che lo Spirito discese su di loro dividendosi in lingue di fuoco.
Mi sono immaginata questa potenza di Dio che si distribuisce su ogni apostolo come un olio che va a colmare i vuoti e le voragini dell’essere umano e poi col vento del respiro di Dio accende in loro un linguaggio di fuoco! La capacità, cioè, di parlare di Dio con una forza che infiammi il cuore di chi ascolta. Il fuoco non può posarsi sull’essere umano senza fargli fare un salto e scuoterlo da dove si trova, costringendolo a spostarsi dalle sue abitudini comode e a spalancare gli occhi per vedere da dove arriva quella fiamma che brucia.
Immaginiamo, inoltre, come dovevano sentirsi gli apostoli in quel momento: erano spaventati dalla recente esecuzione di Gesù in croce; temevano per la loro vita e forse erano perseguitati dai loro stessi dubbi. Non dubbi su Gesù ma dubbi se sarebbero stati capaci di diventare degni imitatori Suoi. E’ facile immaginare, per esempio, che qualcuno di loro stesse tristemente pensando: “Sicuramente farò fare una brutta figura al mio Maestro santo! Chissà che combinerò e cosa dirò quando aprirò io la bocca!”
Mentre si sentivano così …è stato donato loro lo Spirito!
Proprio mentre si sentivano massimamente imperfetti e inadeguati, mentre tenevano a stento il loro scoraggiamento sotto controllo, mentre non trovavano le risposte giuste alle loro tormentate domande. Eppure erano li: tutti insieme, a pregare, riuniti nel Suo nome, nello sforzo di fare la Sua volontà.
Ecco perché scende lo Spirito anche su di noi oggi: perché ci presentiamo a Lui, così imperfetti e inadeguati come ci sentiamo e siamo realmente, con, però, tanta buona volontà di fare come lui ha detto. Presentiamo le nostre preghiere, le nostre lacune, i nostri fallimenti enormi.
Presentandoci come stracci intrisi delle nostre lacrime, Lui fa scendere su di noi quell’olio benedetto che guarisce le ferite e, va a colmare le nostre lacune e fa sì che appena apriamo bocca nel desiderio di parlare di Lui, ci trasformiamo in “lingue di fuoco” in grado d’infiammare d’amore i cuori dei fratelli.
Ma come? Noi? Quegli stracci appesantiti di umanità buoni a nulla? Sì…Dio fa questo! e più siamo vuoti e più può riempirci di Lui. Quando nonostante aver ricevuto lo Spirito, noi non infiammiamo i cuori di nessuno è solo perché non crediamo davvero in quest’assurdo prodigio e ci rifiutiamo di parlare. E’ difficile credere che ci sia qualcuno in questa vita che ci faccia un favore se non lo meritiamo o che ci regali qualcosa se siamo palesemente insignificanti. E’ vero, fratelli, ma dobbiamo mettere in conto che Dio non è un “qualcuno” qualsiasi e che i suoi pensieri sono diversi dai nostri pensieri. La sua logica diversa dalla nostra.
Dobbiamo tenere ben presente che il suo interesse principale è salvarci tutti facendoci scoprire che siamo amati e perciò può senz’altro trasformare ogni uomo di buona volontà in una “lingua di fuoco” che accenda il cuore del fratello e lo riporti nell’abbraccio del Padre.
Apriamo la bocca, allora, e lasciamo uscire questa potenza di Dio che si vada a dividere in lingue di fuoco!!

e il fuoco....incanta!!!