Mi sono spesso chiesta perchè solo le cattive notizie facciano parlare tanto le persone...for
lunedì 24 novembre 2014
CONCERTO DI VIOLONCELLO
Questo è un breve filmato di Stanlio e Ollio che mette davvero di buon umore. Lo comincio a seguire seria e finisco col ridere di cuore. E' una comicità molto ingenua...eppure efficace! Auguro a tutti che vi faccia il mio stesso effetto!!
domenica 23 novembre 2014
CREPE PREZIOSE
Un mio amico mi ha raccontato una storia molto bella e ve la voglio trasmettere, chiedendovi di riflettere sul fatto che alle volte ci si sente dei vasi rotti!!
Ecco invece come ci vede Dio!! Ascoltate!!
Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un procedimento sofisticato che prende il nome di “tecnica Kintsugi“.Questa tecnica, come il nome stesso suggerisce, prevede la riparazione di vasellame rotto, attraverso l’unione dei cocci con della resina (che fa da collante) mista a oro, argento o platino.
Il significato di questa tecnica diventata ormai arte è davvero profondo. Secondo i Giapponesi infatti, il vaso rotto e riparato con quelle deliziose venature dorate che sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, starebbe a significare la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti, non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. E proprio come spesso noi siamo orgogliosi di aver superato con successo delle impreviste difficoltà, così anche il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica.
Se mentre noi europei diciamo “un vaso rotto non sarà mai come prima” per dire che quando spezzi un legame non riavrai mai più ciò che c’era prima, i Giapponesi dicono “un vaso rotto sarà più bello di prima”, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza. Diciamo che si tratta di una filosofia ben più ottimistica della nostra
Christy Bartlett, esperto di cultura orientale, parla così di questa tecnica:“Non solo non c’è alcun tentativo di nascondere il danno, ma anzi la riparazione del vaso viene letteralmente illuminata di una nuova luce. Le vicissitudini dell’esistenza in effetti, sono messe in risalto proprio grazie alle rotture che esse comportano.”
C’è poi anche una vera e propria storia dietro a tutto questo:
Si racconta che nel Quindicesimo secolo, uno shogun avesse mandato a riparare in Cina una teiera rotta. Quest’ultima tuttavia, fu miseramente riparata con dei fili di metallo e rimandata allo shogun, il quale insoddisfatto del lavoro, commissionò a degli artigiani giapponesi il compito di migliorare il livello estetico di quella teiera. Il risultato fu proprio quello di cui in questo esatto istante stiamo parlando: una meravigliosa teiera rifinita con sontuose venature dorate all’altezza delle crepe.
Ecco invece come ci vede Dio!! Ascoltate!!
Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un procedimento sofisticato che prende il nome di “tecnica Kintsugi“.Questa tecnica, come il nome stesso suggerisce, prevede la riparazione di vasellame rotto, attraverso l’unione dei cocci con della resina (che fa da collante) mista a oro, argento o platino.
Il significato di questa tecnica diventata ormai arte è davvero profondo. Secondo i Giapponesi infatti, il vaso rotto e riparato con quelle deliziose venature dorate che sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, starebbe a significare la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti, non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. E proprio come spesso noi siamo orgogliosi di aver superato con successo delle impreviste difficoltà, così anche il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica.
Se mentre noi europei diciamo “un vaso rotto non sarà mai come prima” per dire che quando spezzi un legame non riavrai mai più ciò che c’era prima, i Giapponesi dicono “un vaso rotto sarà più bello di prima”, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza. Diciamo che si tratta di una filosofia ben più ottimistica della nostra
Christy Bartlett, esperto di cultura orientale, parla così di questa tecnica:“Non solo non c’è alcun tentativo di nascondere il danno, ma anzi la riparazione del vaso viene letteralmente illuminata di una nuova luce. Le vicissitudini dell’esistenza in effetti, sono messe in risalto proprio grazie alle rotture che esse comportano.”
C’è poi anche una vera e propria storia dietro a tutto questo:
Si racconta che nel Quindicesimo secolo, uno shogun avesse mandato a riparare in Cina una teiera rotta. Quest’ultima tuttavia, fu miseramente riparata con dei fili di metallo e rimandata allo shogun, il quale insoddisfatto del lavoro, commissionò a degli artigiani giapponesi il compito di migliorare il livello estetico di quella teiera. Il risultato fu proprio quello di cui in questo esatto istante stiamo parlando: una meravigliosa teiera rifinita con sontuose venature dorate all’altezza delle crepe.
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| La nostra anima imperfetta |
venerdì 14 novembre 2014
PANE DEL CIELO
Il sangue è vita; chi non ha abbastanza sangue non riesce a
vivere. Il sangue rappresenta la vita, sta a indicare che posso respirare,
muovermi, ridere, parlare. Se poi il sangue è buono, godo di ottima salute.
Il pane è nutrimento; si trasforma in sangue che mi dà la
vita. Il pane è buono da mangiare e rinfranca quando si ha fame. Gesù si è
fatto pane per nutrirci e produrre in noi un ottimo sangue. Sangue che però
scorre nell’uomo nuovo: quello dello spirito; perciò è un sangue che non si può
analizzare nei laboratori clinici.
Perché il Pane consacrato, divenuto Gesù, non segue lo
stesso percorso dell’altro cibo: Esso va a fare buon sangue all’anima. Così
come l’altra forma dell’Eucarestia, il vino, che dà gioia. Il vino, infatti,
porta al corpo rilassamento e una certa tendenza a veder tutto più roseo. Gesù
vuole proprio questo! E’ come se ci dicesse: “Stai allegro! Di che ti angosci?
So di chiederti cose difficili da fare, ma ti do anche il giusto nutrimento, ti
do i mezzi per farle. Anche se tutto andasse male nella tua vita, io ti amerò,
ti sosterrò, ti resterò accanto e ti darò una pace che non è di questo mondo.
Una pace incomprensibile agli uomini ma più vera e duratura di qualsiasi altra
pace. Neanche la morte ti farà più paura.”
Quando si sta male fisicamente si fanno delle analisi e dai
risultati si cerca di scoprire cosa è venuto a mancare nel sangue. Scopertolo,
si prescrivono medicinali, diete alimentari o altro per ristabilire
l’equilibrio dell’organismo e restituire la salute all’individuo. In genere si
hanno dei buoni risultati: si migliora. Eppure il corpo alla fine muore, si
rompe, cessa di funzionare, proprio come un’auto usata, indipendentemente dal
fatto che io me ne sia occupata con tanta attenzione.
Allo stesso modo, quando si sta male moralmente o
spiritualmente, dovrei ricorrere a delle analisi, magari non di laboratorio, ma
di riflessione. Se sono sempre arrabbiato, nervoso, teso, triste, depresso e
insoddisfatto dovrei chiedermi che mi succede: cosa mi manca? Se a questo punto
si potesse estrarre il sangue spirituale dell’anima, si troverebbe con certezza
uno stato di “Anemia perniciosa di Cielo”. Già, perché il Cielo è la sostanza
fondamentale di cui è fatta l’anima e ne va della sua sopravvivenza. Forse
dovrei assumere pillole di Cielo, Pane del Cielo con un buon bicchiere di Vino
di Cristo ogni giorno nel tentativo di tirare su la pressione della mia povera
anima che langue e giace senza forza, ormai esangue.
L’Eucarestia è il Pane e il Vino celesti e le Pillole di
Cielo sono tutte le parole che escono dalla bocca di Dio. Elementi che mi danno
quella sferzata di vita e pace che mi consentono di andare avanti in questo
passaggio che è la mia esistenza terrena.
Il bello di questa efficace cura è che l’anima si
rinvigorisce sempre più, tenendo in vita persino il corpo qualora questo non
riuscisse a trovare un equilibrio nel suo stato di salute. Ciò avviene perché
il Pane del Cielo contiene tutte le sostanze necessarie alla Vita Vera!
Mentre il povero e semplice pane della terra ha un suo
limite: non potrà mai portare il corpo a vivere per sempre, né tantomeno
portare l’anima in Cielo. Il Pane Celeste, in quanto corpo di Cristo, invece,
sarà in grado di portare in Cielo la mia anima e alla fine anche il corpo…che
trasformerà in glorioso e incorruttibile.
Che aspettiamo a nutrirci di questo Pane?
mercoledì 5 novembre 2014
PEZZO A INCASTRO
“Chi si vanta, si vanti nel Signore”: tutta la sapienza ci è
data da Lui. Ogni giorno si fa più chiaro il concetto.
Contemplo Dio nella
sua bellezza, bontà e giustizia e non appena mi stacco da Lui, sono costretta a
contemplare le mie brutture, malignità e ingiustizie. Quando poi ascolto la mia
voce parlare di Dio, avverto stridere qualcosa dentro. Vorrei profondamente e
sinceramente essere come Lui desidera, ma vedo che non lo sono; eppure quando
parlo di Lui, mi ricolma di doni: la facilità di parole, la sapienza e la sua
luce. Tutto emana da me soltanto per quel “vorrei”.
E’ come se avessi un pezzo a incastro da mettere nel puzzle
della Volontà di Dio che però è tutto spigoloso: la forma è più o meno quella e
desidero metterlo al suo posto perché voglio aderire alla sua volontà. Ma non s’incastra,
così devo limarlo, toglierne dei pezzetti, poi riprovarci e smussarlo ancora.
Io sono quel pezzetto! Quel dolore di vedermi storta è il
lavoro di limatura sulla mia anima per riuscire ad aderire perfettamente alla
volontà di Dio. E’ un segno incoraggiante questo senso di disagio, significa il
mio lavoro interiore. Se non sentissi niente, significherebbe che non starei
neanche tentando di entrare nel Suo piano, ma starei solo guardando e pensando:
“Tanto è troppo difficile, non si può proprio fare”.
Questo mio unico merito di provarci senza sosta, accende la
fiducia di Dio in me, che sono stolta per il mondo, e fa sì che mi regali i
suoi enormi poteri. Ecco perché una stolta come me parla di Dio e fa luce a chi
ha intorno.
Ma qual è poi questa volontà di Dio? È semplice: essere
operatore di pace, essere mite, puro di cuore, affamato di giustizia, umile,
povero in spirito. Anche questo piano, per il mondo, è un piano stolto.
Invece secondo il parere di Dio, chi è mite si merita di
ereditare la terra, chi è umile, di avere il Regno di Dio.
Sapere di non sapere, fa sì che Lui ci riempia del Suo
sapere! Se siamo vuoti, può entrare qualcosa; se siamo pieni, che può darci
Dio?
In fondo siamo dei lottatori di grande valore e i più grandi
sognatori del mondo. In più il nostro sogno si realizzerà. Già si vede quando
notiamo dei miglioramenti nella nostra anima dopo tanto limare e limare.
E’ Lui stesso che ci assicura la riuscita di questo piano
attraverso la nostra buona volontà, lo fa capire nelle Beatitudini quando a
ogni sforzo unisce il contraccambio. ..e conclude col chiamarci “beati”!
sabato 25 ottobre 2014
PER COSA VALE LA PENA VIVERE? (Amore Gratis)
Che bello l’annuncio della fine delle lacrime, la fine della
morte e degli affanni! Che ristoro, solo il pensarlo!
Ma qui, ora, dove tutto, ogni minima cosa è tribolazione,
qual è il ristoro? Ed ecco che risuonano nell’anima le parole di Gesù: “Vi do
un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come Io ho amato voi”.
L’amore è ristoro in effetti, lo è comunque.
Non appena si parla d’amore, tutti pensano a Romeo e
Giulietta o ai Principi Azzurri che più azzurri non si può! Erroneamente si
pensa all’amore in senso romantico o passionale. L’amore che puntualmente
delude perché si pretende da un povero essere umano che ci ami come Dio,
spasimando per noi come se noi dovessimo avere ai suoi occhi chissà quale
valore e bellezza.
Dio ci vede proprio così, ma come potrebbe un semplice uomo
riuscire a scorgere tale splendore? Splendore che in realtà non abbiamo
affatto! Perché la verità è che Dio è veramente speciale e perciò vedendoci per
quello che siamo (certamente non splendidi) ci ama lo stesso spasimando per
noi.
Inoltre l’amore stile Romeo e Giulietta è restrittivo: se
non trovi una persona che s’innamora di te? Significa che dovrai rinunciare al
grande ristoro in questa tribolata esistenza? Non è neanche pensabile che Dio
abbia parlato di un “amore” così penalizzante e selettivo. Lui, infatti, ci ha
dato la capacità di amare come Lui ci ha amato: gratuitamente. Amore Gratis!
Cioè il nostro cuore è in grado di amare, anche se non viene
riamato. In questo modo non mi viene tolto il ristoro della vita.Infatti, quando
si ama e non si viene ricambiati, non si è infelici come il mondo crede, perché
si viene segretamente riamati da Dio in persona. E il mio cuore si rianima in
questa impresa dolorosa.
In fondo Lui ci ha amato pur vedendo in noi difetti e orrori
e l’ha fatto proprio perché sapeva bene che l’amore è l’unica medicina
dell’anima e unico ristoro dell’affannato.
L’amore “gratis” è soprannaturale e quando amiamo così viene
riconosciuto e registrato dal cuore di chi è amato, come l’Amore di Dio, anche
se sono solo io a esercitarlo. Perché sto amando “come Lui”, senza fermarmi a costatare
se quell’essere umano è simpatico oppure no: ne amo l’anima che è figlia di
Dio. Amo la parte divina di questi.
Tutto ciò non toglie la sofferenza che mi proviene
dall’ingratitudine di colui che amo, o dall’incomprensione e in ultimo dal
disamore che vivo. Però l’anima mia trova motivazione e risarcimento dall’Amore
che scende dal Cielo come una nuova Gerusalemme.
Un mondo nuovo, dove non c’è pianto, non morte, non affanno.
Un mondo che inizia a vivere dentro di me già qui sulla terra e per il quale
vale la pena di lottare e vivere.
C’è un film nel quale, uno strano personaggio che cerca di
dare un’impressione alterata di sé, a un certo momento fa una riflessione molto
seria e profonda usando queste poche parole: “ Ci sono solo quattro domande che
contano nella vita: che cosa è Sacro? Di cosa è fatto lo Spirito? Per cosa vale
la pena vivere? Per cosa vale la pena morire? E per tutte e quattro la risposta
è l’Amore!”.
Questo riassume tutto. Vale la pena vivere per l’amore e
vale anche morirne!
Gesù è un rivoluzionario e se entra nella nostra vita, non è
per condurci a un’esistenza di tranquillità, ma a una vita piena di pace
interiore soprannaturale che non esime da lotte e sofferenze momentanee.
Per far vincere l’amore…vale la pena.
venerdì 17 ottobre 2014
LA SUPER-INSALATA
Questa insalata piace molto a mia figlia perchè è gustosa ed è ricca di calcio, perciò ve la suggerisco!
INGREDIENTI:
Rucola
Noci spezzettate
Parmigiano grattato
Ricotta salata a scaglie
Olive a pezzetti
Aglio
Sale, olio
PROCEDIMENTO:
Mescolare bene tutti gli ingredienti, facendo anche l'aglio a pezzettini molto piccoli: ne basta molto poco, non esagerate. Se non avete le noci vanno bene anche i pinoli. Per le quantità regolatevi voi.
INGREDIENTI:
Rucola
Noci spezzettate
Parmigiano grattato
Ricotta salata a scaglie
Olive a pezzetti
Aglio
Sale, olio
PROCEDIMENTO:
Mescolare bene tutti gli ingredienti, facendo anche l'aglio a pezzettini molto piccoli: ne basta molto poco, non esagerate. Se non avete le noci vanno bene anche i pinoli. Per le quantità regolatevi voi.
giovedì 2 ottobre 2014
L'OTTAVO GIORNO
L’ottavo giorno Dio era allegro,
aveva visto il sole sorgere in un cielo pulito
e illuminare i prati verdi
cosparsi di fiori colorati.
Si era messo ad ascoltare il mare
Che giocava con le onde a riva
E si rallegrava del volo di gabbiani
Dalle ali bianche.
Guardava gli scoiattoli
Correre svelti da un ramo all’altro.
Allora ebbe un sogno
La fantasia di un attimo
Si immaginò il viso di chi si gode il creato
Pensò a un’anima grata
Che avesse la voce del mare
E gli occhi limpidi come la luce.
Ed ecco plasmò un’anima
Creata dal suo sogno di pace
La vide bella e buona.
Allora Dio divenne ancora più allegro
Le diede il Suo respiro
E le disse: vai e porta pace
Porta il sorriso ovunque tu vada.
Aspetta figlia..devo darti un nome.
Ecco sì lo so: il tuo nome è…
Margherita.
giovedì 25 settembre 2014
OFFERTORIO QUOTIDIANO
Meditavo sui servi che portarono le anfore piene di acqua a
Gesù, durante le nozze di Cana. Che avranno pensato? Qualcosa tipo: “Mhà! Ecco
un altro che è impazzito. Perché mai ci fa fare questo esercizio, non si sa. A
noi serve il vino e qui ci fanno riempire d’acqua queste pesanti anfore per
mostrarle a Lui!”.
Saranno stati dubbiosi, increduli, quasi infastiditi nel
dover fare una cosa che a loro sembrava sciocca e utile solo a far perdere
tempo. Avranno anche avuto paura del ridicolo: “La gente guarda e chissà che
pensa che stiamo combinando! Ora se non facciamo qualcosa che abbia un senso,
ci prenderà pure per matti!”.
La vita con Gesù è proprio così, anche oggi. Siamo i soliti
insicuri, abbiamo continuamente la sensazione di star facendo qualcosa d’inutile
solo per il fatto che la facciamo noi.
Certamente, se fosse solo opera nostra, nelle anfore
rimarrebbe solo acqua, ma se la portiamo a Gesù, si trasformerà in vino. Cioè:
se ciò che facciamo durante il giorno, lo facciamo da noi, per noi, pensando
superbamente di essere onnipotenti, è come se non portassimo le giare a Gesù.
Allora sì che è tutto sciocco e che l’acqua resta tale.
Gesù, essendo Dio, potrebbe creare le cose dal nulla, anche
nel corso della nostra giornata, rendendo tutto magicamente semplice. Il fatto
è che non vuole perché vuole darci la possibilità di comportarci dignitosamente
da collaboratori di Dio, rendendoci partecipi dei nostri miracoli quotidiani.
Lui desidera che gli portiamo in offerta i nostri sforzi quotidiani perché
vuole vedere la nostra fede unita all’umiltà.
Nelle giare poi, la nostra acqua insipida si trasformerà nel
vino migliore per sottolineare che le cose più belle si ottengono con la
collaborazione di Dio con gli uomini.
Nelle nozze di Cana un invitato dice al padrone di casa:
“Ora che tutti sono un po’ brilli, tu servi il vino migliore”. Ciò dimostra che
Dio non agisce come agirebbero gli uomini, non si approfitta di noi, ma ci
tratta come dei “re” sempre, anche quando non lo meritiamo. Perché Dio ama per
primo, ci ama per quello che siamo, non perché siamo buoni, ma perché amandoci,
ci rende buoni.
Ecco che allora si arriva a comprendere quanto sia
importante e utile portargli non solo i nostri insipidi e incolori sforzi, ma
anche i nostri limiti, affinché Lui ne faccia qualcosa di bello, trasformandoli
in vino buonissimo.
Io sono spesso insipida, squallida e piatta: sono acqua
senza brio. Ma se mi sforzo di essere migliore avvicinandomi a Lui per
offrirgli quel che a me sembra tanto inutile, ecco che nelle sue mani mi
trasformo in vino buono.
Basta che io, con umiltà, ogni giorno offra tutto quel che
posso e quel che non posso fare, a Gesù, in una sorta di offertorio liturgico.
Non fa niente se mi pesa!
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| ...e non fà niente se è poco!! |
giovedì 18 settembre 2014
SE FA’ FREDDO, ACCENDI TU IL FUOCO!
In questo
momento soffro nella mia umanità, in tutti i miei punti deboli, negli spigoli
dell’anima che stentano a migliorare. Ma soffrirne con Gesù accanto, fa
rimanere in pace. E questo dolore è come se stesse smussando gli angoli,
consumando ciò che di arido resiste e insiste. Ne esco più buona e purificata.
Stranamente,
in questo stato, avverto ancora più forte il desiderio di amare. Come quando ci
si trova in un luogo freddo e la vista di un fuocherello acceso ci fa correre
verso questo a scaldarci e rincuorarci.
Per un cuore
che è a disagio, non c’è calore più dolce e ristoratore dell’amore. Non solo
l’amore che si può ricevere, ma anche quello che si è in grado di dare resta
comunque il fuoco più caldo e consolante
che ci sia.
Quando fa
freddo, infatti, trovo poco costruttivo lamentarsi continuamente dicendo: “Che
freddo! Perché qualcuno non accende un fuoco?”. Se hai davvero tanto freddo, lo
accenderai tu il fuoco e farai felice te stesso e molti altri.
Se amerai il
prossimo anche quando sarai nel dolore, farai caldo a te e a tanti altri che a
te si avvicineranno.
Non è
meraviglioso essere dalla parte dei fiammiferi? E lo è ancor di più scoprire,
grazie a Dio, che niente te li toglie di mano, neanche una qualsiasi sofferenza
che può capitarti nella vita.
venerdì 5 settembre 2014
IL MIO CIELO PREFERITO
(per mio figlio Francesco)
Tu sorridi
Ed ecco il cielo aprirsi
In pieno petto
Sentire scendere il caldo
Nell’anima che trema per te.
Trepida e spera
Che tu sia sempre felice
Pur in un mondo
triste
Gelido e scostante.
Ma tu gridi
Di rabbia e dolore
Trattieni le lacrime
Che diventano mie
Perché non puoi più segregarle
e le piango per te
Non ho le parole
Che ti leniscano il cuore
Non ho una canzone
Per cullarti o calmarti
Ho solo tutto il mio amore
Rimasto muto e confuso
Ho il mio sorriso ancora
Fra una lacrima e l’altra:
Mia ultima preghiera e speranza
Che ti apra una luce.
Resto in attesa, figlio
Del mio cielo preferito:
quello che solo tu puoi squarciare…
il tuo sorriso.
Mamma
giovedì 4 settembre 2014
RADICI E FIORI
Noi esseri umani siamo tutti figli di Dio e perciò parte di
una sola famiglia. Membra unite di un solo corpo: il Corpo mistico di Cristo.
Se un membro dicesse: “ No, io non faccio parte del corpo”, non per questo non
ne farebbe più parte. Se i nonni o i genitori dicessero: “ No, io non faccio
parte di questo mondo, non mi riconosco in questa famiglia”, non per questo non
ne farebbero più parte.
Nonni e genitori sono parte fondamentale della famiglia e se
fanno la loro parte ne deriverà solo giovamento per gli altri membri. Dicendo
che rifiutano il mondo e i gusti dell’odierna gioventù, essi si tirano fuori
dalle fondamenta della gioventù. Senza dubbio i loro tempi erano molto belli.
Bene. Allora devono portare ai giovani quella bellezza perché ne hanno bisogno,
e l’unico modo per farlo è facendo parte del loro mondo.
Se i nonni, radici della famiglia, si rifiutano di vedere
con occhi positivi il mondo attuale, è come se schivassero anche i loro nipoti.
Come se una casa fosse distrutta alle fondamenta: prima o poi verrà giù.
Rimanere comunque nel mondo significa mantenere uno spirito
giovane, disposto a vedere le stesse cose da angolature diverse.
Per esempio: se ai ragazzi piace un certo tipo di musica, si
potrebbe ascoltarla con interesse, senza un atteggiamento schifato, ed
eventualmente chiedendo loro cosa suscita e come mai gli piace. Interessarsi ai
loro interessi è amore e ce li mostra sotto una luce diversa, sicuramente più
aderente alla realtà rispetto alla luce con la quale ci ostiniamo a illuminarli
noi.
A me è capitato proprio questo. Una musica mi metteva
tristezza, mentre a mia figlia dava pace. Quindi a me non piaceva e a lei sì.
In quel caso non c’erano giusto o sbagliato, ma due motivazioni diverse,
entrambe giuste. Mi sembrava strano che quelle note le suscitassero pace, ma
ascoltandola di nuovo e prestando attenzione al suo volto e alle sue
descrizioni, cominciò a darmi sensazioni di pace anche a me. Forse solo perché
rappresentava la pace di mia figlia, il fatto è che ora non mi dà più
tristezza. Penso ai suoi occhi mentre ascolta ed ecco che avverto tanta
serenità.
Non ho fatto nulla di strano: ho guardato e ascoltato con
l’amore di chi vuole conoscere una parte del figlio che non può vedere nella
sua interezza e che non ha generato, cioè il suo Spirito.
Credo che se un figlio si sente amato e considerato nei suoi
interessi, amerà considerare gli interessi dei genitori e dei nonni, li
prenderà come valide pietre di costruzione della propria saggezza.
La mente evolve, lo spirito si colma di sapienza nel corso
degli anni e i più importanti cambiamenti si fanno in gioventù. Perché è
caratteristica del giovane avere una carica di energie fisiche e intellettuali
che lo spingono a soddisfare le varie curiosità. Essere giovane equivale ad
aver voglia di capire, di trovare risposta ai tanti “perché”.
Il corpo invecchia, ma lo spirito, se sta davvero cercando,
acquisisce una sapienza tale da comprendere che non finirà mai di apprendere.
La saggezza perciò, dovrebbe presentarsi negli anni, eppure non sempre è
sinonimo di vecchiaia. E’ sapere che occorre mantenere lo spirito giovane,
sveglio e desideroso di conoscere. Non appena si affaccia l’idea che sai già
abbastanza, ecco lì che si fa vedere la vera vecchiaia, che non è sinonimo di
età avanzata.
L’anziano dovrebbe essere tanto saggio da capire che bisogna
stare vicino ai giovani perché gli faranno vedere le cose che già sa, da un
ennesimo nuovo punto di vista, e poi perché il giovane ha bisogno della sua
sapienza accumulata negli anni in cui lui non c’era.
Se le “radici”, basi della famiglia, si auto-sottraggono
mettendosi continuamente in un atteggiamento di critica e disgusto, i
“fiori”appassiranno e si metteranno in posizione d’inimicizia nei confronti
delle “radici”e non vorranno più ascoltare ciò che sanno di buono. Danni per
tutti! Ma soprattutto per i giovani che inizieranno la loro vita con una
fastidiosa sensazione di rifiuto e disamore. Ciò non rappresenta un buon
inizio!
La loro esistenza si farà più dura e aspra. Si chiuderanno e
diventeranno più violenti soprattutto nell’esposizione dei loro pareri perché
avranno un sapore amaro in bocca: quello dell’incomprensione dei propri cari.
Se invece si sentiranno ascoltati da subito, accetteranno o
impareranno ad accettare le opinioni altrui; le sapranno meditare con serenità
e decidere cosa c’è di buono da considerare per la loro crescita. Lo faranno
davvero, perché la loro mente e il loro cuore non saranno contaminati dal
sospetto di essere sbagliati a priori solo per il fatto di essere giovani.
Sapranno che chi obbietta qualcosa è sempre stato in grado
di apprezzare ciò che c’era da apprezzare, anche se non apparteneva al suo
mondo di “nonno” o “genitore”, anche se non apparteneva ai “suoi bei tempi”.
Per questo motivo sarà un parere valido da ascoltare e prendere in
considerazione anche se contrario alle loro idee.
Forse i “bei tempi” erano tali perché si era giovani e
belli, forse perché certe cose sembravano andar meglio. Va bene. Ma perché non
porre rimedio allora?
Quel che è carne resta carne, ma quel che è spirito
appartiene allo Spirito e può rinascere a vita nuova anche in un corpo ormai
attempato. La gioventù dello spirito si può riavere in qualsiasi momento, basta
volerlo. Magari così, qualcosa si può sistemare almeno per quanto concerne la
propria famiglia.
E chissà che un po’ dei “bei tempi” non tornino!
Per quanto mi riguarda i miei bei tempi sono ora, al di là
della mia età, perché posso guardare l’espressione dei miei figli mentre
ascoltano la loro musica preferita e..gioirne!
giovedì 21 agosto 2014
RICORDO
Silenzio si somma
al silenzio,
freddo si aggiunge
ad altro freddo.
Ed io non comprendo.
Non capisco perché
nell'anima sopravvive
un canto d'amore
che somiglianze non ha
con questa vita che muore.
Non capisco perché
questa musica dolce
senza inizio né fine
m'accompagna fedele
mentre il male si accumula
e gli errori son troppi.
Io non comprendo.
Posso solo sognare
che tutto questo sia vero
più del vero che vivo,
che sia ricordo del Padre,
offuscato dal tempo;
che quel canto sia il Suo
e quella musica, l'Amore.
Paola Buccheri
al silenzio,
freddo si aggiunge
ad altro freddo.
Ed io non comprendo.
Non capisco perché
nell'anima sopravvive
un canto d'amore
che somiglianze non ha
con questa vita che muore.
Non capisco perché
questa musica dolce
senza inizio né fine
m'accompagna fedele
mentre il male si accumula
e gli errori son troppi.
Io non comprendo.
Posso solo sognare
che tutto questo sia vero
più del vero che vivo,
che sia ricordo del Padre,
offuscato dal tempo;
che quel canto sia il Suo
e quella musica, l'Amore.
Paola Buccheri
PASTICCIO DI MELANZANE
(ovvero, come recuperare pane secco e formaggio vario)
INGREDIENTI:
Pane secco
Formaggi avanzati
Mozzarella
Melanzane(2)
Passata pomodoro(mezza bottiglia)
1 Spicchio d'aglio
Basilico
1 Spicchio d'aglio
Basilico
olio,sale,pepe
PROCEDIMENTO:
Spezzettare il pane in pezzi piccoli quanto potete e metterli in una ciotola con olio sale e pepe. Mescolare e irrorare con un bel pò di acqua tiepida. Far riposare alcune ore mescolando ogni tanto.
Nel frattempo tagliare le melanzane a cubetti e friggerle in olio di semi con poco sale. Scolarle e metterle da parte.
Nella stessa padella mettere un pò di olio extra-vergine di oliva e uno spicchio di aglio a tritato; far rosolare e aggiungere la passata di pomodoro e qualche foglia di basilico. Lasciar cuocere 10 minuti e spegnere.
Prendere la mozzarella e tutti i formaggi che vi sono avanzati e farli a cubetti molto piccoli e tenerli da parte.
Ora prendere una pirofila e sporcarla con due cucchiai di sughetto. Quindi versarvi dentro la metà del pane ammorbidito cercando di fare uno strato uniforme. Poi mettervi sopra tutte le melanzane, la metà del sugo e del formaggio. Chiudere col restante pane, pomodoro e formaggio.
Mettere nel forno caldo a 180 gradi per 40 minuti.
E' ottimo. Prima di postare la ricetta lo abbiamo assaggiato, perciò lo posso confermare!!
Buon appetito.
sabato 16 agosto 2014
VOGLIO ESSERE AMORE
Guardo il Papa accarezzare i volti dei ragazzi e bimbi con handicap in Corea e mi si apre il cuore. Non mi sento triste...non vedo alcun buio in una scena simile, nè la sensazione di una qualsiasi forma di infelicità. Vedo dei volti che si illuminano di gioia al tocco di una mano, vedo sguardi semplici, non vuoti come qualcuno potrebbe pensare, no, sono sguardi privi di ogni costruzione, spontanei e buoni, di persone che neanche sanno cosa sia la malizia o l'architettare un atteggiamento.
Vedo sincerità. Nel Papa poi scorgo la tenerezza di un Padre che accarezza suo figlio bisognoso di...quello...della Sua carezza rassicurante.
Due lacrime scivolano veloci dai miei occhi e s'infrangono sul petto: l'anima si è aperta all'amore, ne é stata colpita e ora scende quest'acqua a irrorare il cuore di vita.
Questa è vita. Nient'altro. Questa è la Vita: amare.
Essere innamorati continuamente delle persone, della loro anima, del loro essere semplicemente figli dello stesso mio Padre e quindi volere il bene di tutta la loro persona...del corpo, dello spirito, di tutto.
Senza orrori per gli sbagli altrui, senza giudizi, senza schifarsi delle problematiche che arreca avere un handicap mentale o fisico. Pensando solo: posso dare ai fratelli quella vita di cui hanno bisogno. Forse una carezza, forse un piatto di spaghetti, forse un abbraccio, forse un maglione...forse tutte queste cose insieme.
Come sarebbe bello se tutti noi sapessimo accogliere con quella stessa semplicità la carezza del Padre e esserne così felici da volerla trasmettere agli altri.
Ebbene si può fare. E' così che voglio vivere.
E credo che questo si possa capire con grande facilità stando a contatto con queste persone che posseggono occhi talmente chiari e trasparenti da mostrarci il volto di Dio.
Quando li guardo in volto infatti mi rammento che
sono innamorata dell'amore!
Se si è innamorati dell'amore,si inizia a intuire cosa sia la Vita Eterna e mentre stai cominciando vagamente a comprendere qualcosa, ti accorgi che ne sei già dentro e...non vuoi più uscirne.
A quel punto non importa più capire o non capire, vuoi solo essere Amore.
Vedo sincerità. Nel Papa poi scorgo la tenerezza di un Padre che accarezza suo figlio bisognoso di...quello...della Sua carezza rassicurante.
Due lacrime scivolano veloci dai miei occhi e s'infrangono sul petto: l'anima si è aperta all'amore, ne é stata colpita e ora scende quest'acqua a irrorare il cuore di vita.
Questa è vita. Nient'altro. Questa è la Vita: amare.
Essere innamorati continuamente delle persone, della loro anima, del loro essere semplicemente figli dello stesso mio Padre e quindi volere il bene di tutta la loro persona...del corpo, dello spirito, di tutto.
Senza orrori per gli sbagli altrui, senza giudizi, senza schifarsi delle problematiche che arreca avere un handicap mentale o fisico. Pensando solo: posso dare ai fratelli quella vita di cui hanno bisogno. Forse una carezza, forse un piatto di spaghetti, forse un abbraccio, forse un maglione...forse tutte queste cose insieme.
Come sarebbe bello se tutti noi sapessimo accogliere con quella stessa semplicità la carezza del Padre e esserne così felici da volerla trasmettere agli altri.
Ebbene si può fare. E' così che voglio vivere.
E credo che questo si possa capire con grande facilità stando a contatto con queste persone che posseggono occhi talmente chiari e trasparenti da mostrarci il volto di Dio.
Quando li guardo in volto infatti mi rammento che
sono innamorata dell'amore!
Se si è innamorati dell'amore,si inizia a intuire cosa sia la Vita Eterna e mentre stai cominciando vagamente a comprendere qualcosa, ti accorgi che ne sei già dentro e...non vuoi più uscirne.
A quel punto non importa più capire o non capire, vuoi solo essere Amore.
venerdì 15 agosto 2014
MOLLICHINE DAL CIELO
Gesù dice che il Padre suo è con Lui e che non lo abbandona
mai perché Lui (Gesù) fa cose gradite al Padre. Aggiunge poi, che se uno
osserva la sua parola, non vedrà mai la morte.
Gesù è il primo a osservare la parola di Dio, è il primo
anche a mostrare il retro della medaglia che porta il nome di “morte”: è il
primo a risorgere. Noi non sappiamo come abbia oltrepassato questa morte,
sappiamo per certo che così facendo ha sconfitto la morte dell’anima di tutti
gli uomini che sono venuti dopo, che l’hanno seguito in tutto. Perciò è lecito
e logico pensare che nella nostra morte sarà solo il corpo a morire, ma noi non
moriremo mai, neanche per un secondo perché saremo già insieme al Padre.
Questo accadrà solo se ci sforzeremo sempre di fare le cose
gradite a Dio e che ci ha illustrato chiaramente tramite ciò che ha detto e
fatto Gesù. Allora il Vangelo è la mia salvezza: non può non essere letto
continuamente e meditato alla Sua presenza nell’orazione di silenzio per poi
metterlo in pratica con tutti gli sforzi possibili.
Lo sforzo principale è, però quello di avere l’amore come re
nel cuore, senza questo non è possibile capire Gesù e mettere in pratica ciò
che Lui suggerisce.
Non ci sono regole e regolette, tutto sembra essere
riassunto nelle semplici parole di Gesù quando dice: “Il Padre non mi abbandona
mai perché io faccio sempre cose gradite a Lui”. Vale anche per noi. Tutti
sappiamo cosa è gradito a Lui. E giorno per giorno tramite la preghiera e la
meditazione del Vangelo, ci arriva una mollichina sulla strada che porta in
Cielo. E’ Gesù stesso che la lascia cadere per darci modo di tornare a Lui.
Piano piano, mai tutto insieme, riesco a capire dove mi
stanno portando. Si schiariscono i pensieri e so meglio cosa fare. Ogni
mollichina mi allinea e riordina la vita, i ragionamenti e lo spirito.
Oggi per esempio capisco che essere in grazia di Dio (aver
fatto ciò che è a Lui gradito) mi dà pace perché mi sta rendendo invulnerabile
persino alla morte. Se Dio è con me, chi potrà farmi del male? La mollichina è
arrivata anche oggi e con quella di domani i miei passi si faranno più sicuri.
Dio si occupa di ognuno di noi continuamente! Occupiamoci di Lui, allora,
continuamente.
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