Mi sono spesso chiesta perchè solo le cattive notizie facciano parlare tanto le persone...for
domenica 22 settembre 2019
mercoledì 6 febbraio 2019
SBARCATA SU MARTE
Prima serata,
dopo cena, non ho ancora sonno: capita quando si lavora molto durante il
giorno, perché la mente rimane attiva; perciò decido di rilassarmi un momento
davanti alla TV.
Sì. Rilassarmi.
Cerco qualcosa di vedibile che sia interessante ma non troppo pesante; magari
con un dialogo intelligente e con qualche battuta per sorridere un po'.
Inizio lo
zapping. Il mio saltellare da un canale all’altro non è il tipico zapping: in
genere mi soffermo almeno 5 minuti sul canale per avere il tempo di captare i
dialoghi e capire dalla fotografia se è un programma che potrebbe interessarmi
oppure no.
Diciamo che do
ai programmi tv la possibilità di esprimersi prima di essere condannati.
Così mi fermo su
una notissima serie “ospedaliera”. Ogni tanto distolgo lo sguardo perché qui c’è
sempre qualcuno su un tavolo operatorio e la cosa non è propriamente per me. Ma
questa volta stanno solo aiutando una donna a prepararsi per il parto così mi
soffermo….ma ahimè….mi casca il telecomando dalle mani. Mi accingevo a vedere
un piccolino umano preso in braccio dalle infermiere, invece mi ritrovo ad
ascoltare un improbabile dialogo fra futura madre e ginecologa dove la prima
bestemmia ( in tv????) e la seconda tenta di fare un discorso
filosofico-teologico alla signora, per tutta risposta. Nessuno si meraviglia,
nessuno controbatte. Tutto normale: è ovvio bestemmiare per il dolore del parto
e dare dell’avvinazzato al Creatore che ha inventato la nascita in questo modo.
Recupero alla
svelta il telecomando e giro canale con la netta sensazione di essere sbarcata
su Marte. Mentre saltello su un altro programma mi si affaccia l’idea che forse
sono sorda o magari pazza, o che sono talmente stanca che non ho capito niente
di quel che ho visto.
Cerco di non
pensarci e mi concentro sulla scena che mi si propone. Deve essere un
poliziesco, di quelli dove tutti capiscono tutto e lo spettatore assolutamente
niente ma si compiace del fatto che i cattivi, i killer e tutti i tipi loschi
del mondo vengano acchiappati e tolti dalle strade. Potrebbe essere un
programma seguibile e rassicurante. Qualcuno che si occupa della sicurezza
altrui e del benessere generale, inoltre il dialogo è accattivante e
umoristico: mi fermo un attimo.
La signorina con
tanto di distintivo, sta ora parlando con la dottoressa del reparto patologia
legale che le sta dando delle delucidazioni sul povero assassinato di turno.
Ora le fa vedere dei fogli, ora la guarda, ora…..la bacia….la bacia???? Aspetta,
aspetta, ho perso un attimo il filo della trama: che cosa succede?
Ricapitoliamo: si sono viste per la prima volta in quel momento, c’è un
cadavere là davanti, e sono due donne; cosa mi si vuol dare ad intendere? Dunque
deduco questo: nessun rispetto per il lavoro, nessun rispetto per i morti,
perplessità sul modo di condurre una vita personale. Nel complesso allo
spettatore passa un concetto: “quello che ti viene in mente di fare fallo perché
questa è la terra delle libertà dove tutto è lecito”.
Da sottolineare
che la signorina aveva già una relazione con un ragazzo. Quel che ne esce fuori
è un gran minestrone dove il “chissene frega” la fa da padrone perché, secondo
questa bislacca filosofia, questo modo di essere sarebbe edificante e
liberatorio; mentre a mio avviso è soltanto confusionario e a lungo andare
deprimente in quanto leva dignità, leva identità, e persino la felicità. Sì perché
se hai fatto tutto quello che si poteva fare nella vita è come se avessi
svuotato il sacco della tua anima e ora non sapessi più di cosa riempirlo. Non
trovi più gioia in nulla.
La televisione
ci sta facendo passare questi messaggi erronei che ci raccontano essere
benefici per noi, ma che in realtà sono solo delle luci abbaglianti puntate
negli occhi. La luce troppo forte in volto, rende tutto scuro intorno a noi.
Finiamo col non vedere più niente.
Levando tutte le
“regole” (chiamiamole così per ora) non si è più liberi, ma più confusi.
Abbiamo bisogno, da un punto di vista psicologico, di una qualche guida, di
sapere cosa si può fare e cosa no. Altrimenti ci abbandonerebbero da neonati
come fanno le tartarughe sulla spiaggia con i loro piccoli.
Non siamo
animali, siamo anima e corpo: siamo esseri spirituali. E se l’animale necessita
persino lui di una qualche guida (non tutti gli animali fanno come le
tartarughe), figuriamoci noi esseri tanto più complessi e stupendamente “umani”.
Perché cercare
in ogni modo di dimostrare che non è così? A chi giova questo? Non a noi.
Vi vorrei far
notare inoltre di quale monotonia di
argomentazioni si avvale la maggior parte di questi programmi. Nella serie
ospedaliera ci ripropongono il fatto che visto che esiste il dolore allora Dio
o non esiste o è un indifferente oppure un crudele che merita per questo di
essere bestemmiato nel momento più “miracoloso” di una persona: il momento in
cui sta venendo alla luce suo figlio che mi deve spiegare come ha fatto a farlo
in quei nove mesi. Voglio sapere dalla donna che bestemmia il giorno esatto in
cui lei le ha fatto le impronte digitali o generato il fegato. Invece devo
assistere a una donna che nel momento più bello della sua vita, insulta Colui
che l’ha enormemente aiutata a creare il suo sogno. Tirando in ballo il solito
clichè del “perché del dolore”. Davvero
originali. Vogliamo essere originali? allora provate a dare delle risposte
intelligenti che possono aiutare le persone che soffrono. Metterle contro Dio
di sicuro non è un aiuto, almeno a me non risulta.
Dall’altra parte
vediamo questo sbattere in faccia allo spettatore il tema della stravaganza
sessuale facendola passare per “esperienza nuova” e quindi lecita se non
addirittura costruttiva. Non sono un tipo che addita o critica, ma qui si passa
il segno. Se le preferenze sessuali sono così alternative, non possono essere
classificate dai max media come “normali”. Sono alternative, non normali. Se
fossero normali, i figli nascerebbero anche dalle unioni fra uomini e da quelle
fra solo donne. Ciò sarebbe indice di “naturalità”, cioè di qualcosa
contemplato dalla natura e che è conforme alle “leggi” della natura (anche la santissima
e bellissima natura ha delle leggi e delle regole e mi sembra che nessuno la
insulti!!). Siccome due donne o solo due uomini non riescono a procreare da
soli se non si avvalgono dell’aiuto dell’altro sesso, significa che la natura
non contempla questa unione sessuale. Se poi però, ti capita di innamorarti di
un essere del tuo stesso sesso…và bene, sono affari tuoi…io non sono certo qua
a dirti che cosa devi o non devi fare, ma resta il fatto che sono solo affari
tuoi e di nessun altro. Perciò perché volere continuamente proporlo come un
evento assolutamente normale?? Non lo è. E Dio sa se me ne dispiaccio.
Ormai sembrano
anormali le persone che cercano soltanto gente del sesso opposto per avere una
relazione stabile: ecco lo sconfinamento, ecco i limiti valicati perché abbiamo
tolto qualsiasi paletto. Come se il paletto fosse “il male”. Una regola non è
il male . Una legge non è il male. Per quanto la gente dica: ci servono leggi e
regole altrimenti andremo in giro nella vita come mosche senza testa. Mi chiedo
dove sta la preoccupazione di dover seguire qualche regola?
Non eravate
felici da bambini quando la nonna vi chiedeva: “Hai dato la buonanotte a papà?”…la
nonna non era il male, era una donna saggia che ci ricordava in un modo
semplice che anche le piccole regole, le buone maniere, contribuiscono a
crescere una persona piena di amore e attenzioni. L’amore è attenzioni, che
forse all’inizio si seguono come regole, ma nel corso del tempo diventano
spontanee, e si rivelano pilastri di una grande gioia futura.
Non mi piace
creare polemiche e queste non lo vogliono essere: sono soltanto degli spunti di
riflessione che ho voluto mettere a disposizione. Perché trovo giusto che
ognuno possa esprimere il proprio parere con la speranza anche che sia in
qualche caso di sollievo.
Detto questo,
non rimane che spegnere la TV, e andare a riposare sperando di non sognare di
essere sbarcato su Marte, perciò occorre urgentemente pregare Maria che ci
restituisca la dignità di figli di Dio, o meglio, che ci aiuti a recuperarla da
soli.
sabato 15 dicembre 2018
SGUARDO DA BAMBINO
Compleanno della mia mamma: lei non c’è più, ma il cuore non
capisce certe realtà perché vive da sempre in un’altra dimensione; così mi
metto a sfogliare un vecchio album per ritrovare il suo sorriso. Nel ritrovare
il suo…mi si accende una lacrima che và a bagnare il mio. Non è una tristezza
inconsolabile, solo una gran nostalgia: di lei, di me.
Rivedo me da piccola: i sorrisi aperti, gli occhi brillanti,
le smorfiette da bimba; e mi sorge un pensiero.
Tutte le mamme conoscono il volto bambino dei loro figli,
perché li hanno visti fin da piccolissimi. Una mamma non scorda il figlio come
era da piccolo. Mai. Neanche questi si trasformasse completamente: nel
guardarlo in volto, scorgerà sempre quel suo modo di strizzare gli occhi
ridendo, o il broncetto di quando c’è un disappunto. Forse è anche per questo
che l’amore di una madre è impareggiabile, inossidabile al tempo e al male che
può accadere a un figlio o a lei stessa: perché conosce lo sguardo da bambino
di suo figlio.
Grazie a questo tangibile ricordo, una mamma vede attraverso
l’anima di suo figlio e comprende anche l’incomprensibile. Probabilmente è anche questo a mancarci terribilmente quando scompare un
genitore: che era l’unico a vederci per quello che siamo, cioè dei bambini.
Come sarebbe bello se ognuno di noi, pur non conoscendo il
volto bambino dell’altro, si sforzasse di immaginare che questi è stato bambino
e che in fondo lo è ancora. Se così
fosse, avremmo delle accortezze diverse
e ci tratteremmo proprio come vuole Dio.
Come si può fare secondo voi?
Chiudo l’album delle foto e torno alle mie faccende,
passando davanti al Presepe. Maria Santissima è già lì che contempla il suo
Bambino: anche Maria deve aver bene impresso il visetto di Gesù nel suo cuore.
Lui è lì che ride con le braccine alzate.
Lui vede attraverso le nostre anime, perché è Dio e sicuramente
riesce in ogni caso ad amarci perché in
noi vede i suoi bambini. Ci ha visti da piccini, ha disegnato col suo dito le
nostre smorfiette su di noi, quindi scorge ancora quello sguardo innocente e sbarazzino,
facendosi luce in mezzo ai nostri errori.
Allora è Lui la chiave di tutto, il mistero dell’Amore. Si
presenta bambino, ci fa vedere il Suo volto purissimo di Amore e ci spinge a
guardare il prossimo come lo vede Lui: come eterni bambini. Bambini buoni,
bambini capricciosi, bambini difficili, bambini tranquilli oppure no. Ma sempre
bambini.
Lui è madre e padre. Una madre e un padre che non può
lasciarci, che si è spinto per amore a vivere dentro di noi tramite l’Eucarestia.
Da dentro la nostra anima, si appoggia dove trova un po' di posto e ci apre gli
occhi facendoci vedere gli altri per quello che sono : i Suoi piccoli.
In fondo, lo sguardo di un bambino è questo: guardare il
mondo dall’alto del Cielo pulito impresso ancora nella cornea, e così scorgere
verità che gli adulti non vedono più. Lo sguardo di un bambino, disarma il
nostro, spiazza i pensieri complicati, costringe ad abbassare il tono di voce,
porta a semplificare il linguaggio, fà
piegare le ginocchia perché lui, piccolo piccolo, possa guardarci in volto e
ristorarci con la sua innocenza.
Che sarà stato lo sguardo di Gesù Bambino? Un vero toccasana
per il cuore!
Qualcuno ancora c’è che sa chi siamo veramente: Dio. Allora
che ne dite di fare un regalo a questo
bambino amorevole? Portiamo il suo sguardo in giro per il mondo…tramandiamo
l’amore di una madre a chi non ce l’ha più, a chi ce l’ha ancora o a chi
semplicemente vuole essere amato.
Regaliamoci questa grazia. Guardiamoci con uno sguardo da Bambino,
così tutti si ricorderanno chi sono e si sentiranno amati. Non serve altro per
un…
Felice Natale .
Paola Buccheri
venerdì 5 ottobre 2018
AMORE FOLGORANTE
“Scusi, lei sta facendo la fila?”, chiedo a un signore al
supermercato posizionato in modo dubbio nei pressi della cassa. La risposta che
ricevo è: “ E che non si vede?” con un tono decisamente spazientito e senza
voltarsi verso di me. Il mio sorriso si accascia di colpo e sento un brividino
lungo la schiena. Resto in silenzio e mi nascondo dietro a uno scaffale con la
netta sensazione che sarebbe meglio non doverla mai fare la spesa.
Ma il buon umore e la pace persistono in me e riprendo in
pochi secondi la fiducia nel mondo.
Esco felice dei miei acquisti meditando già di preparare un
bel dolce per il fine settimana e sognando lo stupore dei miei cari quando lo
porterò a tavola.
Mi accingo a svoltare nella mia via ma attendo il momento ideale
per immettermi con l’auto senza provocare incidenti. Appena riesco a farlo, mi
giunge all’orecchio un epiteto poco grazioso e un invito ad andare in visita in
paesi poco raccomandabili, che proviene dall’auto dietro la mia. Quasi non
posso credere di aver arrecato tanto danno interiore all’ameno individuo che se
ne va.
Arrivo a casa sconcertata e chiedendomi cosa succeda agli animi.
Sicuramente non sono la persona più simpatica dell’universo,
ma esistono delle regole civili e umane che dovrebbero impedire al prossimo di
aggredire verbalmente una signora anche solo per il fatto che è una signora. E
anche fossi un uomo, non arrivo a comprendere il perché ci si debba trattare
così tra fratelli.
Forse è questo il punto. Che siamo fratelli. Nessuno può
davvero comprendere questa realtà se non la contempla dall’ottica del Cielo.
Siamo fratelli non perché siamo tutti uguali: non è vero,
siamo diversissimi l’uno dall’altro.
Siamo fratelli non perché abbiamo le stesse idee e le stesse
abitudini; non è vero: abbiamo punti di vista differenti e veniamo da famiglie
umane differenti che ci hanno abituato a cose completamente diverse l’uno
dall’altro.
Siamo fratelli non perché tutti figli di uno stesso padre
terreno, ma di uno stesso padre Celeste: Dio.
Il nostro essere fratelli non riguarda l’aspetto, l’età, la
famiglia, l’epoca in cui viviamo; riguarda una cosa molto più importante perché
è la sostanza che ci mantiene in vita, che ci ha permesso di nascere e
respirare: l’anima.
Quindi siamo fratelli perché un solo Padre ha regalato a
tutti la stessa cosa: un cuore, un’anima divina in grado di toccare con un dito
l’onnipotenza del proprio creatore. Cioè la sua capacità di amare
sconfinatamente: amare chiunque incontriamo. Proprio perché anch’esso “amato
immensamente da Dio”.
Quando ami una persona e sai per esempio che gli piace la
torta al cioccolato, cerchi di fargli proprio quella torta, per renderlo
felice! Se ognuno di noi si ricordasse, guardando Dio, che ogni essere umano è
figlio Suo, (ognuno è una torta al cioccolato), non tratteremo così gli altri.
Cercheremo di rivolgerci a loro con attenzione, con considerazione, con
civiltà. Al di là del fatto che qualcuno ci sia simpatico oppure no; che abbia
le nostre stesse idee oppure no; che sia poco intelligente oppure no. Non
importa nulla di tutto ciò.
Per riuscire a calarsi in questa splendida realtà, però, occorre
credere che esista un Dio capace di amare persino me quando io stessa non so
perdonarmi, non so piacermi, non so essere come vorrei, non sono una “figlia di
Dio” meritevole di questo nome. Questa è la fede vera. Se ci pensiamo un
momento è proprio la cosa più difficile da fare: non è poi così difficile
credere che esista un Dio (questo lo crede anche il diavolo, ma tal fatto non
lo aiuta!!).
La fede è credere che Dio possa amarmi così imperfetta e che
può amare anche il signore poco gentile che mi ha mandato a quel paese. Ma c’è
di più.
Fede è credere che anche se Lui non mi ha difeso davanti a
un’ingiustizia, ciò non significa che non mi sta amando. E’ facile aspettarsi
che Dio debba intervenire per essere mio testimone in quel che credo. Vorremmo che
Dio dimostrasse il suo amore per noi in questo modo. Questo non è altro che un
paradosso.
Siamo noi, suoi figli, che a immagine e somiglianza Sua,
diventiamo capaci di folgorare di amore le persone, tanto da testimoniare che
Lui esiste e li ama.
Abbiamo le idee confuse invece. La nostra fede è una gran
bella auto lasciata in garage. Non riusciamo proprio a credere che Dio ci ami
personalmente e che ci abbia concesso la facoltà di amare i fratelli in modo
celeste. Ci rifugiamo nella preoccupazione che Lui non ci difenda in un mondo
arido che va al contrario e siamo assolutamente convinti che il nostro lavoro,
il nostro sforzo, non cambierà nulla.
Il mondo ha tanto bisogno della nostra fede. Anche e
soprattutto i signori scorbutici al supermercato o altri apparentemente sereni
che non credono più in nulla. Dio ha già fatto qualcosa per mettere in giro il
Suo amore che salva: ha mandato noi che già lo amiamo. Noi con le nostre
imperfezioni.
E’ ora di fare la nostra parte: Essere Amore Folgorante!
![]() |
| Nel buio dell'indifferenza, un sorriso porta luce |
domenica 26 agosto 2018
MAI PIU’ SENZA TE
Primo
pomeriggio, mi vorrei mettere seduta un attimo, allora accendo la TV.
C’è uno dei tuoi film preferiti con Gregory Peck! Visto che
è iniziato da pochi minuti, decido di fermarmi su quel canale.
Improvvisamente mi sento come se tu fossi accanto a me. Ti
immagino con le gambe accavallate, i tuoi eleganti occhiali da vista che ti
adornano il viso e gli occhioni verdi e il tuo sorrisino mentre osservi lo
schermo.
Non è solo un mio desiderio: ti sento davvero presente. Così
tanto che guardo verso il film, e ho
quasi timore a voltarmi verso il mio lato sinistro.
Sei con me. Perché mai non dovresti? Mi scende una gran pace nel cuore.
Non una pace qualsiasi: è un rilassamento unico delle membra
e della mente. Non devo più resistere nel tentativo di sopravvivere senza di
te; la mia battaglia nel contrastare il dolore della tua assenza, si è
improvvisamente cancellato. Anche se momentaneamente, ma non c’è più.
Mi devo sdraiare per quanto questo sentimento mi induce a
rilassarmi. Mi assopisco accanto a te.
La vita in fondo è costellata di queste continue perdite che
ci proiettano verso una nuova esistenza da riprogrammare velocemente “senza
quella persona”. Si fa il possibile. Con Dio e la fede che rassicura si fa anche
l’impossibile. Ci si risintonizza su un altro canale della propria anima:
seguitare ad andare avanti anche con un lutto nel cuore. Alle volte un lutto
che ti aspettavi e per il quale ti preparavi; alle volte un lutto neanche
contemplato. Comunque sia: devi resistere.
La morte è invece il ritrovarsi con tutti coloro che avevi
perso, perciò deve essere un grande stato di rilassamento; e chissà che non sia
per questo che ci si addormenta. Il lasciare andare per sempre la sofferenza,
non doversene più curare perché semplicemente non ha più motivo di essere.
Questo quello che ho provato con la tua inaspettata presenza
questo pomeriggio: tu sei stata con me, ed io sono stata un po' con te, nel tuo
stato di beata assenza di dolore.
Ho potuto dire al mio cuore per un paio di ore: “Non devo
più stare senza mamma”. Torna presto.
Ti voglio bene. Tua
figlia Paola.
domenica 8 luglio 2018
MISTER HYDE
Emozionantissimo!!!
giovedì 7 giugno 2018
L'OLIO DELLA PERSEVERANZA
Leggendo nel Vangelo riguardo “gli ultimi tempi”, mi sento
piena di pace e serenità; eppure si presume che uno si dovrebbe sentire agitato
poiché nessuno di noi può dirsi santo o giusto così tanto da non aver paura di
finire nel pianto e stridore di denti, cucinato lentamente allo spiedo!
Non so dire con esattezza il motivo per cui mi senta serena,
ma tenterò spiegarlo perché è un motivo soprannaturale che vale la pena di
esaminare.
Distinguo più che altro due sorgenti di questa pace.
La prima è che la discesa di Gesù sulle nubi (come descritta
in Matteo 24, 29) mi fa pensare a un Amico che viene a salvarmi, forse anche da
me stessa. Non riesco a vedere Dio come un castigatore stile “’ndo coglio,
coglio”: è un’idea umana del punitore. Sarà capitato anche a voi di essere
puniti ingiustamente da qualcuno e credo che venga da lì questa paura nascosta
o evidente che sia.
Dio è giusto e tiene conto non tanto dei risultati perfetti
quanto delle nostre perfette intenzioni che talvolta non vanno a buon fine.
Tiene conto della nostra insistenza nel praticare il bene soprattutto.
A questo punto s’introduce la seconda sorgente di pace nel
mio cuore: la perseveranza.
Leggendo, infatti, più avanti la parabola delle Dieci
Vergini che aspettano lo sposo, mi viene in mente quando aspetto che torni mio marito per
stare con lui un po' di tempo. E’ una sensazione di trepida attesa dell’amore.
Ma è anche quella certezza che devo prepararmi, organizzarmi, munirmi sempre di
nuova pazienza, di dolcezza, delle parole giuste, di ascolto; tutte cose
preziose messe in piccoli vasi accanto a me a portata di mano, cui attingere
continuamente per tenere accesa la lampada del matrimonio. Spesso poi qualcosa va
storto (come tutti ben sappiamo) e l’amore non arriva, e occorrono parecchi
vasetti!
La perseveranza nel lottare per il bene, nella preghiera,
nel mettere tutto l’intelletto e l’impegno, nell’essere disposti ad aspettare
scomodi, seduti per terra, assaliti dalla stanchezza. Senza perdersi d’animo.
Forse è questo che da pace: che ai vasetti ho pensato, ce li
ho qui con me e li vado utilizzando, non solo nel matrimonio ma in tutti gli
scorci della mia esistenza. E la consapevolezza che lo Spirito Santo interviene
in mia difesa, sostenendo la mia buona volontà con la sua forza.
Ho il sospetto che molti sposi si scordino di portarsi i
vasetti di quest’olio perché confidano nella fiamma del loro amore. In realtà
quella è solo una scintilla, l’inizio di tutto, come in un motore a scoppio, dove
poi occorre un bel po' di carburante taniche di riserva da attingere soltanto
tramite lo Spirito Santo.
Così per la fiamma della fede, della prima conversione: non
basta.
D’altra parte anche San Paolo dice che di tutte le virtù una
sola rimarrà: la speranza finirà e persino la fede, solo la Caritas resterà,
cioè l’amore.
Ci vuole tanta riserva di amore, addirittura occorre
inventarlo, per poter oleare l’esistenza. La perseveranza è un volto dell’amore.
Una sposa o uno sposo lo sanno; una madre o un padre anche.
Perseverare nella pazienza, nella dolcezza, nell’ingegno,
nella preghiera. Sempre.
Sapere che giungerà la fine di questa interminabile lotta e
inizierà da lì un Regno di Amore, mi fa trasalire di gioia, mi riempie di pace
e m’incoraggia a…perseverare!
lunedì 4 giugno 2018
ARTISTI: SENSUALI MISTICI
Stavo a una mostra pittorica e
mi guardavo attorno; essendo mattina presto non arrivavano molti visitatori,
così presi il mio rosario e cominciai a pregare: è sempre un ristoro stare con
Loro Lassù!
Mentre pregavo e osservavo ora i fiori dipinti, ora gli
alberi fuori dalla finestra, mi venne una singolare riflessione.
Il pittore, come probabilmente ogni genere di artista, si
lascia toccare i sensi dalla bellezza, e poi cerca di trasmettere questo
piacere interiore agli altri perché quando hai qualcosa di bello da raccontare
devi assolutamente farlo!
Sono proprio i sensi che vengono toccati e vanno a
risvegliare l’anima, non il corpo soltanto. Per esempio se vedo il colore dell’onda
che s’infrange sulla spiaggia, il senso della vista provoca un piacere
inspiegabile che deve passare dentro l’anima per riuscire a esprimersi e
tradurre il tutto in pittura.
Così pensavo che ogni senso che il Signore ci ha donato sia
semplicemente un mezzo per riaccendere l’anima e riscoprire un pezzetto di
bellezza creata da Lui e quindi di Cielo.
Perché altrimenti il buon Dio ci avrebbe fornito di cinque
sensi? Solo per dannarci la vita? Io non credo a un Dio così: credo invece a un
Padre che ha fatto perfetta ogni cosa e che ha lasciato nel nostro intero
essere tutti gli indizi giusti per tornare a Lui.
L’artista è un sensuale che usa i sensi insieme all’anima
per raccontare la Bellezza infinita e quindi per raccontare Dio al prossimo, ma
anche per riscoprire personalmente la bontà di questo Papà.
Ogni senso del nostro corpo ci indica chi siamo, da dove
veniamo e come potremmo tornarci!
Siamo soliti credere che i sensi siano qualcosa che ci
allontana da Dio, invece ci sono stati donati sicuramente per assicurarci la
sopravvivenza su questo bel pianeta, ma per ritrovare il nostro Vero Regno, e
credo anche per renderci piacevole il passaggio in un regno che non è proprio
nostro.
Non voglio giocare con le parole, ma facciamoci caso
insieme: si può essere sensuali tanto da diventare ancora più mistici.
Per esempio riflettiamo sul tatto: a chi non piace essere
accarezzato o tenere la mano del proprio figlio o ritrovarsi al sicuro fra le
braccia di una persona cara? Cosa ci dice questo? Che siamo figli dell’Amore,
che ci sentiamo davvero bene solo quando siamo con chi ci ama…accanto, dentro l’abbraccio
di Dio. Che indicazione ci da questo senso che va a risvegliare nell’anima un
pezzetto di Paradiso? Che devo amare! Che sono fragile se non sono con l’altro;
che da solo non mi sembra di camminare bene. Che sono appagato completamente se
sto con i fratelli.
L’udito: quanto è piacevole il primo cinguettio di quel
minuscolo uccellino sul ramo, appena ci si sveglia! Come fa sussultare la voce
della mamma che chiama o il canto della propria figlia! Qualsiasi momento della
giornata diventa pace e le rughe si distendono nell’ascoltare determinati suoni.
Suscita quasi un canto interiore o il desiderio di suonare uno strumento
(reazione dell’artista per esempio). Che indicazione ci da l’udito stimolato
positivamente? Che sono belli i suoni che creano pace interiore perché noi
veniamo da lì: dal Regno della Pace. Allora godiamo della pace, procuriamo
viverci dentro e facciamo in modo che regni perché solo così mi sento felice.
Da questa felicità infinita scoperta dal canto di un passero, può uscire una
poesia dalla mia anima o un canto…un dipinto che illustri quel che non so descrivere a parole…e tanto altro.
Così diventiamo artisti senza saperlo. Ognuno di noi può
esserlo, proprio perché se si coglie qualcosa del Cielo e dal senso si fa vibrare
fra le corde dell’anima, ne esce una gioia tale da doverla tradurre in qualche
modo. Un po' come ha fatto in Principio il più grande artista del mondo: il
Creatore.
Che dopo aver dipinto il nostro splendido pianeta, il cuore
gli ha sussultato tanto da voler creare l’uomo, come suo figlio, per farlo
godere del creato e sentirsi immensamente amato e amarlo a sua volta
rallegrandosi della sua gioia! “Rimanete nel mio amore…..affinché la vostra
gioia sia piena…” come dice Gesù.(Gio 15)
I sensi non ci portano lontano da Dio, ma anzi lo portano
ancora più vicino e vivo! Rallegriamoci della vita, rallegriamoci di noi,
rallegriamoci di ogni cosa che è in noi perché è cosa buona e giusta se vissuta
attraverso l’anima: nostra parte divina.
Ed ecco nascere un altro meraviglioso senso: la gioia di
dire Grazie a Dio!
domenica 29 aprile 2018
AMA
Ama il prossimo tuo come te stesso, dice Gesù.
Ma io mi amo? Vuoi vedere che il nocciolo della questione è
proprio questo?
Alle volte capita di notare in persone anche molto garbate e
socievoli, improvvisi cambiamenti di atteggiamento; come se una porta si
chiudesse nell’anima e non volessero più far entrare gli altri.
Nei peggiori dei casi alcune anime diventano quasi
aggressive a costo di assicurarsi di tenere lontano chi gli parla.
E’ facile concludere che siano persone ferite, che sono state giudicate, non comprese da qualche poco attento ascoltatore. Il fatto è
che la loro auto-stima è scesa e si sono arroccate dietro a scaltre fughe o, peggio,
a brusche risposte.
Se non si comunica più il cuore, non si riceve neanche più
il cuore dell’altro. E tutto si ferma. Resta solo dolore represso, grida
interiori soffocate dalla forza di volontà estrema per cancellarsi.
Diventiamo isole. Isole di reclusione, tipo Alcatraz, con
tanto di guardie intransigenti ferme sulla porta. Ci mettiamo in carcere con le
nostre stesse mani.
Siamo sicuri che questo corrisponda a “amare se stessi”? O è
solo un’estenuante difesa dal probabile dolore? e siamo sicuri che difendersi
dal dolore ad ogni costo sia amarsi? Se una madre ragionasse così, non vedrebbe
mai il viso di suo figlio: il parto è amore .
Poi ci sono quelle persone che nel dialogo spesso
intercalano con “io sono molto duro con me stesso”…e il sorriso di chi ascolta
si gela bluastro sulle labbra. Ecco un’altra battuta di arresto al dialogo: chi
ascolta si spaventa, o nei peggiori dei casi avverte rigidità anche verso di sè
e tende a chiudere le porte. Perché questa dichiarazione? Per annunciare in un
modo “carino” e legittimato che non sono in grado di perdonare se stessi quando
sbagliano.
Quindi se non mi perdono, mi sto amando tanto? O è solo un
pianto straziante sui miei limiti, che non riesco ad asciugare?
Forse quel ripetere che si è tanto duri con se stessi è solo
una velatissima richiesta d’aiuto all’altro: “Ti prego, trova tu un modo
affinché io smetta di condannarmi!" Perdonami tu…così forse mi salvo!”….E
non è proprio questo che è venuto a fare Gesù?
Percepisco questo
lamento nel prossimo, e alle volte anche in me. Ciò mi rattrista perché è segno
che non riusciamo ad amare noi stessi. Di riflesso, diventa difficile amare gli
altri.
Allora cala il silenzio, cresce la diffidenza, si tende a
non aprire il cuore all’altro; e se non scorre amore fra due persone, non sta scorrendo
la vita, non si và da nessuna parte; ci si sente vuoti e forse anche arrabbiati
o inclini al litigio.
Ho voluto fare solo due esempi di disamore verso se
stessi, ma è facile trovarne molti
altri.
E se non amiamo noi stessi e ci torturiamo in ogni modo
senza pietà, come possiamo ritenerci adatti ad amare il prossimo? Soprattutto speriamo
di non farlo usando i parametri che abbiamo verso di noi, perché allora s’incorrerebbe
in vere guerre!
Come mai non ci riteniamo degni neanche del nostro amore?
C’è da una parte il Figlio di Dio che dalla pace e armonia
di un Cielo splendido è sceso in questo caos che è la nostra esistenza per
portare la Sua pace e la Sua armonia e si è lasciato morire in croce per
entrare nella morte e farla diventare Vita.
E’ sceso per stare fra le nostre braccia come se non gli
bastassero le braccia del Padre. Si è fatto nostro cibo per essere certo di non
essere separato da noi in nessun momento e per poterci sostenere ogni giorno
nelle nostre lotte.
Ci ha amato per primo, senza aspettare che noi diventassimo
San Francesco d’Assisi o Santa Teresa di Calcutta. Ci vuole e basta.
E dall’altra parte ci siamo noi che per dimostrare che
stiamo lottando in nome del bene, odiamo profondamente noi stessi e non
vogliamo perdonarci. Qualcosa non funziona!
Perché noi non ci amiamo? Siamo più grandi di Dio? Più bravi
a giudicare? Pensiamo che la nostra intransigenza verso di noi sia migliore
dell’amore misericordioso del Padre per guarire dalle colpe?
Pensiamo che Dio abbia “sbagliato” a farci così? O forse
siamo solo tanto arrabbiati perché non riusciamo a cambiarci da soli?
La santità non è uno sforzo titanico della nostra volontà, ed
io aggiungo, “menomale”! La santità è amore: una potenza divina dell’amore che
ci viene regalata con lo Spirito Santo. La santità è un lungo cammino che si fa
su quella Via insieme a Gesù, con la spensieratezza e l’allegria del bambino
che trotterella per mano al suo Papà, riponendo tutta la fiducia in Lui.
Forse crediamo che non amandoci, ci cambiamo in meglio e che
non perdonandoci, ci puniamo in modo corretto e i nostri peccati si cancelleranno.
Invece se non mi perdono,
i miei peccati mi restano sempre davanti a impedirmi il cammino. Io non sono in
grado di cancellarli: devo farmi perdonare da Dio che sa come spazzarli via;
così dopo potrò ricominciare a camminare.
Questo è l’amore che devo a me stesso. Questo è l’amore che
è bello dare al prossimo! Questo è l’inizio della Santità: “Ama il prossimo
tuo…COME TE STESSO”! Allora “Siate perfetti come il Padre mio è perfetto”
significa questo: AMA! Perché Lui ti ama. Gli errori, i difetti, i peccati, te
li leva Lui, i tuoi e quelli del tuo prossimo; tu intanto AMA!
Perché solo l’amore guarisce, restaura, edifica…..salva.
venerdì 30 marzo 2018
QUANDO UN FIGLIO SORRIDE
Quando un figlio sorride, il mondo si accende di colori, l'aria si può respirare e te ne puoi riempire i polmoni, la vista funziona anche se l'età te ne ha tolto una parte.
Quando un figlio sorride, inizia qualunque storia, si dipana la nebbia nel cuore, e puoi mettere un passo davanti all'altro, senza timore di sentire le ginocchia fragili non reggere il peso.
Quando un figlio sorride, ti puoi rilassare, senti scendere le spalle finalmente distese mentre lasciano in terra cadere un fardello, e puoi persino sederti e chiudere gli occhi un momento.
Quando un figlio sorride, puoi lasciare scendere le lacrime a lavarti dal buio e dal deambulare incerto che ha un cieco in un luogo sconosciuto.
Quando un figlio sorride, fosse anche per poco, puoi distogliere lo sguardo dalle tue preoccupazioni per lui, e girare la testa verso il sole che batte sulle tende della finestra e far nascere un "grazie" verso il Cielo che sempre assiste.
Quando un figlio sorride....puoi dirti per un istante che è tutto compiuto perchè quello era lo scopo, quella la meta, quello il senso della tua vita.
Quando finisce il suo sorriso.....devi ricominciare, fino al prossimo sospiro, fino a che ce la puoi fare.....
Quando un figlio sorride, inizia qualunque storia, si dipana la nebbia nel cuore, e puoi mettere un passo davanti all'altro, senza timore di sentire le ginocchia fragili non reggere il peso.
Quando un figlio sorride, ti puoi rilassare, senti scendere le spalle finalmente distese mentre lasciano in terra cadere un fardello, e puoi persino sederti e chiudere gli occhi un momento.
Quando un figlio sorride, puoi lasciare scendere le lacrime a lavarti dal buio e dal deambulare incerto che ha un cieco in un luogo sconosciuto.
Quando un figlio sorride, fosse anche per poco, puoi distogliere lo sguardo dalle tue preoccupazioni per lui, e girare la testa verso il sole che batte sulle tende della finestra e far nascere un "grazie" verso il Cielo che sempre assiste.
Quando un figlio sorride....puoi dirti per un istante che è tutto compiuto perchè quello era lo scopo, quella la meta, quello il senso della tua vita.
Quando finisce il suo sorriso.....devi ricominciare, fino al prossimo sospiro, fino a che ce la puoi fare.....
martedì 27 marzo 2018
venerdì 9 marzo 2018
UN CANONE DI PACE ( canzone)
Questa è un'altra canzone di mia figlia che è stata composta, scritta, suonata, arrangiata totalmente da lei.
Ma la cosa bella è che pur non capendo tutte le parole (il mio inglese lascia a desiderare!) sono riuscita a coglierne il senso.
La sua capacità di trasmettere un sentimento ed una forte emozione attraverso la sua voce è davvero interessante e stupefacente.
Vi auguro di...ascoltarla!
Ma la cosa bella è che pur non capendo tutte le parole (il mio inglese lascia a desiderare!) sono riuscita a coglierne il senso.
La sua capacità di trasmettere un sentimento ed una forte emozione attraverso la sua voce è davvero interessante e stupefacente.
Vi auguro di...ascoltarla!
giovedì 1 febbraio 2018
KAIROS E KRONOS
In un brano del Vangelo di San Giovanni, all’improvviso
risuona la voce di un greco che incontra un apostolo e gli dice: “Vogliamo
vedere Gesù!”
Sì: anch’io voglio vedere Gesù, voglio vedere il suo volto.
Sento che mi basterebbe, che mi riporterebbe a casa. Come quando ti ricordi del
viso di tua madre o tuo padre e dovunque tu sia, ti senti di nuovo in un posto
sicuro. A me capita una sensazione simile anche quando rivedo dei volti
simpatici in TV di personaggi ben conosciuti che mi ricordano quando ero più
giovane e mi riportano alla mente istanti che sembravano dimenticati, momenti
di un passato che mi appartiene e mi suscita un misto di allegria e tristezza.
I volti di chi ami sono come dei codificatori della tua
vita: hai la necessità di vederli per ritrovare il meglio di te stesso.
Così urge vedere il volto di Gesù, per ricordarsi da dove
veniamo, dove sta casa e come ci si torna.
Questa vita è piena di cose senza senso, di malvagità, d’inganni,
disamore e atti di non-carità: tutto ciò stanca, confonde e strema la mia
essenza. Arrivo a pensare di essere io quella fuori luogo. Allora devo fermarmi
e guardare una foto di mamma per trovare un sorriso buono e sentir risuonare
dentro le sue parole e la voce che calma.
Questa vita è colma di KRONOS (in greco: tempo che si
sussegue): d’istanti che passano, si rincorrono, con gli impegni che vanno
assolutamente assolti. Tempo che si lascia dietro uno stressante tic-tac che mi
batte in testa come la sveglia inghiottita dal coccodrillo in Peter Pan!
Eppure gli attimi che ricordo di più e rimangono indelebili
scolpiti nel cuore sono quelli del KAIROS (in greco: tempo nel mezzo, tempo
speciale) quindi il tempo delle cose belle, gli eventi che fanno sì che la vita
sia degna di essere vissuta; come dice la definizione: momenti in mezzo, nel
mezzo del KRONOS, in mezzo quasi a interrompere il tic-tac, come luci
improvvise che danno splendore alla vita e ti fanno risentire il battito del
cuore: unico ticchettio che dovremmo ascoltare e seguire.
Essi sono tutti legati a un volto amato: il momento in cui
ho visto per la prima volta il visetto dei miei figli; quel giorno in cui ho
fatto tanto ridere mamma o quando papà ha cercato il mio sguardo prima di
lasciarmi il braccio all’altare; l’espressione dei miei ragazzi a catechismo
quando scoprono che Dio è buono; lo sguardo trepidante di un’amica che non vedi
da troppo, mentre ti corre incontro; i momenti di preghiera quando sento di
aver capito qualcosa di nuovo.
Tutto questo è il volto di Gesù. Questi momenti che ti
sorprendono nel bel mezzo della vita ordinaria e la rendono bellissima, dandole
un senso. Sono il KAIROS della mia vita: il tempo determinante che va
costruendo la mia vera storia.
Ma c’è di più. Ci sono altri momenti speciali nella nostra
vita, che capitano nel bel mezzo del susseguirsi della routine: momenti di
sofferenza, di grandi e piccoli dolori che anch’essi ricorderemo per molto tempo.
Eppure anche questi sono il Kairos della vita, perché sono quei momenti che
segnano una crescita personale, che ci fanno vedere anche il solito tran tran
di tutti i giorni come una grazia speciale, ci illuminano la mente e il cuore
insegnandoci dal buio dove sta la luce: in ogni singolo istante del nostro
vivere. Ho fatto personalmente questa esperienza il periodo in cui ho avuto dei
dolori così forti a una gamba da non poter stare in piedi e allora mi sembrava
grandioso e persino divertente l’idea di stare in fila al supermercato se solo
l’avessi potuto fare! Questi momenti di dolore sono quelli che ti fanno capire
come la bellezza sia nascosta anche nel semplice KRONOS.
Tramite Dio, si comprende che tutto è KAIROS…tutti i tic tac
della vita lo sono perché il volto di Dio è sempre su di noi, infatti, se solo
si voltasse un istante distraendosi da noi, cascheremmo tutti in terra come
pere troppo mature.
Se il volto di Dio è su di noi, allora stiamo sempre vedendo
Dio: negli occhi dei figli, al supermercato guardando il nonnino che non trova
il tonno, nel sorriso dell’amico, nella ruga che compare allo specchio…ogni istante
è oro. Potremmo dire che per il cristiano il tempo è un susseguirsi di KAIROS,
di momenti speciali, che ci tengono di continuo al centro della vita, perché il
Regno di Dio è già in mezzo a noi.
Sì…posso vedere Gesù..anche da qui.
mercoledì 10 gennaio 2018
PACE...NON CERTO DI QUESTO MONDO
Ho letto su una di queste frasi che circolano su internet che far uscire il proprio dolore alle volte può aiutare a non far scoppiare il cuore e magari a rendere il tutto più sopportabile senza finire col cuore indurito. Ci ho riflettuto e credo proprio che sia vero. Così stasera, differentemente da tutte le altre volte che ho scritto su questo blog, voglio tirare fuori il mio dolore.
Sono costretta a prendere atto che alcune persone si sono approfittate della mia bontà e buona fede e mi hanno trattata in un modo che certamente non induce a sentirsi amati. Ma tutt'altro: rifiutati.
Nella mia abitudine a voler giustificare e guardare al lato positivo degli altri, capisco che ciò è stato fatto per motivi precisi che non vertono a farmi volontariamente del male, si tratta di comportamenti egoistici e di chiusura verso il prossimo. Quindi diciamo che "li giustifico" ma resto lo stesso attonita e basita.
Davanti al dolore della vita, alla morte, alla malattia, in genere l'essere umano si ferma a riflettere su cosa conta e cosa no. A me perlomeno capita. E di sovente gli avvenimenti tristi mi inducono a pensare che le cose che hanno davvero importanza sono poche e sono a portata di realizzazione di tutti: usare il tempo per amare, per sorridere, per architettare la felicità propria e degli altri, senza risparmiarsi. Sicuramente non sono sempre capace di agire con perfezione, ma lo sforzo è costante...forse perchè di brutte fini "evitate" per un pelo, ne ho viste tante nella mia vita.
Ora, vedere che di fronte a eventi che rammentano quanto sia fugace il tempo e quanto siano inutili molte delle cose che ci preoccupano...mi rattrista ancora di più dell'evento triste. Mi spiego?
In questa constatazione di essere rifiutata e non amata, mi nasce comunque in cuore un pensiero assolutamente avulso da rancore: che lo sforzo immane che si fà nella vita per essere buoni e umanamente "divini", quello sforzo che alle volte pare essere totalmente inefficace, la solita lotta contro i mulini a vento....invece produce dei frutti inaspettati che emergono proprio in queste difficili occasioni: non sentire rancore, pur non capendo e non condividendo le idee degli altri; per non parlare della immensa pace che proviene da un profondo inperscrutabile e inspiegabile; pace che resta ferma pur dentro il dolore. L'idea che quella è la presenza di Dio.
Ecco, questa è la mia esperienza colma di tristezza eppure colma di pace. Una pace non certo di questo mondo.
Buona serata a tutti
Sono costretta a prendere atto che alcune persone si sono approfittate della mia bontà e buona fede e mi hanno trattata in un modo che certamente non induce a sentirsi amati. Ma tutt'altro: rifiutati.
Nella mia abitudine a voler giustificare e guardare al lato positivo degli altri, capisco che ciò è stato fatto per motivi precisi che non vertono a farmi volontariamente del male, si tratta di comportamenti egoistici e di chiusura verso il prossimo. Quindi diciamo che "li giustifico" ma resto lo stesso attonita e basita.
Davanti al dolore della vita, alla morte, alla malattia, in genere l'essere umano si ferma a riflettere su cosa conta e cosa no. A me perlomeno capita. E di sovente gli avvenimenti tristi mi inducono a pensare che le cose che hanno davvero importanza sono poche e sono a portata di realizzazione di tutti: usare il tempo per amare, per sorridere, per architettare la felicità propria e degli altri, senza risparmiarsi. Sicuramente non sono sempre capace di agire con perfezione, ma lo sforzo è costante...forse perchè di brutte fini "evitate" per un pelo, ne ho viste tante nella mia vita.
Ora, vedere che di fronte a eventi che rammentano quanto sia fugace il tempo e quanto siano inutili molte delle cose che ci preoccupano...mi rattrista ancora di più dell'evento triste. Mi spiego?
In questa constatazione di essere rifiutata e non amata, mi nasce comunque in cuore un pensiero assolutamente avulso da rancore: che lo sforzo immane che si fà nella vita per essere buoni e umanamente "divini", quello sforzo che alle volte pare essere totalmente inefficace, la solita lotta contro i mulini a vento....invece produce dei frutti inaspettati che emergono proprio in queste difficili occasioni: non sentire rancore, pur non capendo e non condividendo le idee degli altri; per non parlare della immensa pace che proviene da un profondo inperscrutabile e inspiegabile; pace che resta ferma pur dentro il dolore. L'idea che quella è la presenza di Dio.
Ecco, questa è la mia esperienza colma di tristezza eppure colma di pace. Una pace non certo di questo mondo.
Buona serata a tutti
martedì 12 dicembre 2017
TEMPO STRAORDINARIO
Eccoci di nuovo in un tempo “straordinario”: tempo di festa,
di luci per le strade, di vetrine addobbate, di negozi talmente riforniti di
novità da confondere quelle poche idee che avevi in testa per fare i regali;
tempo in cui i pensieri saltano impazziti da “cosa devo cucinare per il 24?” a
“Oh mamma mia…e cosa prendiamo per zia?”, e mentre acquisti distrattamente il
salmone…mediti di scappare in Alaska per evitare brutte figure sotto l’albero
ma ti ricredi subito pensando che già non sopporti il freddo
italiano…figuriamoci quello della tundra!
Tempo straordinario, durante il quale soffri di sbalzi
d’umore e passi rapidamente dall’euforia di tornare bambina attaccando
decorazioni all’albero canticchiando e sistemando personaggi strani nel
Presepe, alla perdita quasi totale di entusiasmo buttata sul divano, al
pensiero che invece non potrai giocare a niente perché sei troppo “adulta” e
nessun altro vorrà giocare con te a Natale perché saranno tutti troppo stanchi
e….adulti.
Tempo fuori dall’ordinario, in cui ti chiedi se è giusto
essere allegro come un’innocente quando là fuori la gente muore. Mentre in un
tempo ordinario, ti guarderesti bene dal far festa.
Insomma un tempo in cui a uno che guarda da fuori e non sa
cosa è il Natale, sembreresti uno schizzofrenico con doppia personalità e poca
capacità di connettere comunque. Ma cosa c’è di straordinario davvero?
Straordinario è un Dio che da un mondo di armonia, pace e
amore, scende in questo nostro ordinario e poco armonico mondo per portarci il
profumo del suo Cielo. Scende per dirci che possiamo essere bambini, anzi, che
dobbiamo esserlo per tornare a godere del suo regno. Scende a portare una luce
che non è intermittente a seconda se siamo o non siamo coerenti, ma brilla fedele
sul nostro cammino per non farci perdere il sentiero giusto, neanche quando
siamo finiti in un fosso.
Scende per dirci che con Lui la vita sarà Vita per sempre e
chi è morto non lo è davvero e lo rivedremo, perché Lui ha avuto il coraggio di
entrare nella morte. Scende per prendersi i nostri regali che per quanto
inadatti siano o bruttini come i nostri peccati, Lui li riceverà con un
sorriso, li porterà via con sé, lasciandoci quel dolce sapore di essere
accettati, perdonati e graditi nonostante tutto.
Ecco perché tutto è straordinario: perché è divinamente
meraviglioso. E’ la gioia che vado cercando da sempre.
Allora posso sentirmi bambina, posso giocare, posso
sbagliare regalo, posso essere “io” perché conta solo che Dio mi ama e ama la
mia Vita. Posso sorridere e non sentirmi in colpa perché il sorriso è
esattamente quello che Gesù stava cercando in me: la voglia di amare tutti, la
voglia di lottare per far vincere il bene, il desiderio di essere quell’uomo a
immagine e somiglianza con Dio. Questo fa sorridere a Natale! Perché torna vivo
in noi il desiderio di essere amore…non importa cosa mangeremo, cosa ci
regaleremo, conta che Gesù mi ama, perciò io posso essere felice.
E’ inspiegabile come riusciamo a dimenticarlo ogni tanto.
Abbiamo bisogno del Natale per ricordarci che la Vita è nata per noi….per
rendere tutto straordinario. Ora. Sempre.
Buon Natale fratelli
Paola Buccheri
![]() |
| Luminaria..straordinaria! |
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