“Scusi, lei sta facendo la fila?”, chiedo a un signore al
supermercato posizionato in modo dubbio nei pressi della cassa. La risposta che
ricevo è: “ E che non si vede?” con un tono decisamente spazientito e senza
voltarsi verso di me. Il mio sorriso si accascia di colpo e sento un brividino
lungo la schiena. Resto in silenzio e mi nascondo dietro a uno scaffale con la
netta sensazione che sarebbe meglio non doverla mai fare la spesa.
Ma il buon umore e la pace persistono in me e riprendo in
pochi secondi la fiducia nel mondo.
Esco felice dei miei acquisti meditando già di preparare un
bel dolce per il fine settimana e sognando lo stupore dei miei cari quando lo
porterò a tavola.
Mi accingo a svoltare nella mia via ma attendo il momento ideale
per immettermi con l’auto senza provocare incidenti. Appena riesco a farlo, mi
giunge all’orecchio un epiteto poco grazioso e un invito ad andare in visita in
paesi poco raccomandabili, che proviene dall’auto dietro la mia. Quasi non
posso credere di aver arrecato tanto danno interiore all’ameno individuo che se
ne va.
Arrivo a casa sconcertata e chiedendomi cosa succeda agli animi.
Sicuramente non sono la persona più simpatica dell’universo,
ma esistono delle regole civili e umane che dovrebbero impedire al prossimo di
aggredire verbalmente una signora anche solo per il fatto che è una signora. E
anche fossi un uomo, non arrivo a comprendere il perché ci si debba trattare
così tra fratelli.
Forse è questo il punto. Che siamo fratelli. Nessuno può
davvero comprendere questa realtà se non la contempla dall’ottica del Cielo.
Siamo fratelli non perché siamo tutti uguali: non è vero,
siamo diversissimi l’uno dall’altro.
Siamo fratelli non perché abbiamo le stesse idee e le stesse
abitudini; non è vero: abbiamo punti di vista differenti e veniamo da famiglie
umane differenti che ci hanno abituato a cose completamente diverse l’uno
dall’altro.
Siamo fratelli non perché tutti figli di uno stesso padre
terreno, ma di uno stesso padre Celeste: Dio.
Il nostro essere fratelli non riguarda l’aspetto, l’età, la
famiglia, l’epoca in cui viviamo; riguarda una cosa molto più importante perché
è la sostanza che ci mantiene in vita, che ci ha permesso di nascere e
respirare: l’anima.
Quindi siamo fratelli perché un solo Padre ha regalato a
tutti la stessa cosa: un cuore, un’anima divina in grado di toccare con un dito
l’onnipotenza del proprio creatore. Cioè la sua capacità di amare
sconfinatamente: amare chiunque incontriamo. Proprio perché anch’esso “amato
immensamente da Dio”.
Quando ami una persona e sai per esempio che gli piace la
torta al cioccolato, cerchi di fargli proprio quella torta, per renderlo
felice! Se ognuno di noi si ricordasse, guardando Dio, che ogni essere umano è
figlio Suo, (ognuno è una torta al cioccolato), non tratteremo così gli altri.
Cercheremo di rivolgerci a loro con attenzione, con considerazione, con
civiltà. Al di là del fatto che qualcuno ci sia simpatico oppure no; che abbia
le nostre stesse idee oppure no; che sia poco intelligente oppure no. Non
importa nulla di tutto ciò.
Per riuscire a calarsi in questa splendida realtà, però, occorre
credere che esista un Dio capace di amare persino me quando io stessa non so
perdonarmi, non so piacermi, non so essere come vorrei, non sono una “figlia di
Dio” meritevole di questo nome. Questa è la fede vera. Se ci pensiamo un
momento è proprio la cosa più difficile da fare: non è poi così difficile
credere che esista un Dio (questo lo crede anche il diavolo, ma tal fatto non
lo aiuta!!).
La fede è credere che Dio possa amarmi così imperfetta e che
può amare anche il signore poco gentile che mi ha mandato a quel paese. Ma c’è
di più.
Fede è credere che anche se Lui non mi ha difeso davanti a
un’ingiustizia, ciò non significa che non mi sta amando. E’ facile aspettarsi
che Dio debba intervenire per essere mio testimone in quel che credo. Vorremmo che
Dio dimostrasse il suo amore per noi in questo modo. Questo non è altro che un
paradosso.
Siamo noi, suoi figli, che a immagine e somiglianza Sua,
diventiamo capaci di folgorare di amore le persone, tanto da testimoniare che
Lui esiste e li ama.
Abbiamo le idee confuse invece. La nostra fede è una gran
bella auto lasciata in garage. Non riusciamo proprio a credere che Dio ci ami
personalmente e che ci abbia concesso la facoltà di amare i fratelli in modo
celeste. Ci rifugiamo nella preoccupazione che Lui non ci difenda in un mondo
arido che va al contrario e siamo assolutamente convinti che il nostro lavoro,
il nostro sforzo, non cambierà nulla.
Il mondo ha tanto bisogno della nostra fede. Anche e
soprattutto i signori scorbutici al supermercato o altri apparentemente sereni
che non credono più in nulla. Dio ha già fatto qualcosa per mettere in giro il
Suo amore che salva: ha mandato noi che già lo amiamo. Noi con le nostre
imperfezioni.
E’ ora di fare la nostra parte: Essere Amore Folgorante!
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Nel buio dell'indifferenza, un sorriso porta luce |