Mi sono spesso chiesta perchè solo le cattive notizie facciano parlare tanto le persone...for
lunedì 24 novembre 2014
CONCERTO DI VIOLONCELLO
Questo è un breve filmato di Stanlio e Ollio che mette davvero di buon umore. Lo comincio a seguire seria e finisco col ridere di cuore. E' una comicità molto ingenua...eppure efficace! Auguro a tutti che vi faccia il mio stesso effetto!!
domenica 23 novembre 2014
CREPE PREZIOSE
Un mio amico mi ha raccontato una storia molto bella e ve la voglio trasmettere, chiedendovi di riflettere sul fatto che alle volte ci si sente dei vasi rotti!!
Ecco invece come ci vede Dio!! Ascoltate!!
Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un procedimento sofisticato che prende il nome di “tecnica Kintsugi“.Questa tecnica, come il nome stesso suggerisce, prevede la riparazione di vasellame rotto, attraverso l’unione dei cocci con della resina (che fa da collante) mista a oro, argento o platino.
Il significato di questa tecnica diventata ormai arte è davvero profondo. Secondo i Giapponesi infatti, il vaso rotto e riparato con quelle deliziose venature dorate che sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, starebbe a significare la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti, non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. E proprio come spesso noi siamo orgogliosi di aver superato con successo delle impreviste difficoltà, così anche il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica.
Se mentre noi europei diciamo “un vaso rotto non sarà mai come prima” per dire che quando spezzi un legame non riavrai mai più ciò che c’era prima, i Giapponesi dicono “un vaso rotto sarà più bello di prima”, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza. Diciamo che si tratta di una filosofia ben più ottimistica della nostra
Christy Bartlett, esperto di cultura orientale, parla così di questa tecnica:“Non solo non c’è alcun tentativo di nascondere il danno, ma anzi la riparazione del vaso viene letteralmente illuminata di una nuova luce. Le vicissitudini dell’esistenza in effetti, sono messe in risalto proprio grazie alle rotture che esse comportano.”
C’è poi anche una vera e propria storia dietro a tutto questo:
Si racconta che nel Quindicesimo secolo, uno shogun avesse mandato a riparare in Cina una teiera rotta. Quest’ultima tuttavia, fu miseramente riparata con dei fili di metallo e rimandata allo shogun, il quale insoddisfatto del lavoro, commissionò a degli artigiani giapponesi il compito di migliorare il livello estetico di quella teiera. Il risultato fu proprio quello di cui in questo esatto istante stiamo parlando: una meravigliosa teiera rifinita con sontuose venature dorate all’altezza delle crepe.
Ecco invece come ci vede Dio!! Ascoltate!!
Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un procedimento sofisticato che prende il nome di “tecnica Kintsugi“.Questa tecnica, come il nome stesso suggerisce, prevede la riparazione di vasellame rotto, attraverso l’unione dei cocci con della resina (che fa da collante) mista a oro, argento o platino.
Il significato di questa tecnica diventata ormai arte è davvero profondo. Secondo i Giapponesi infatti, il vaso rotto e riparato con quelle deliziose venature dorate che sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, starebbe a significare la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti, non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. E proprio come spesso noi siamo orgogliosi di aver superato con successo delle impreviste difficoltà, così anche il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica.
Se mentre noi europei diciamo “un vaso rotto non sarà mai come prima” per dire che quando spezzi un legame non riavrai mai più ciò che c’era prima, i Giapponesi dicono “un vaso rotto sarà più bello di prima”, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza. Diciamo che si tratta di una filosofia ben più ottimistica della nostra
Christy Bartlett, esperto di cultura orientale, parla così di questa tecnica:“Non solo non c’è alcun tentativo di nascondere il danno, ma anzi la riparazione del vaso viene letteralmente illuminata di una nuova luce. Le vicissitudini dell’esistenza in effetti, sono messe in risalto proprio grazie alle rotture che esse comportano.”
C’è poi anche una vera e propria storia dietro a tutto questo:
Si racconta che nel Quindicesimo secolo, uno shogun avesse mandato a riparare in Cina una teiera rotta. Quest’ultima tuttavia, fu miseramente riparata con dei fili di metallo e rimandata allo shogun, il quale insoddisfatto del lavoro, commissionò a degli artigiani giapponesi il compito di migliorare il livello estetico di quella teiera. Il risultato fu proprio quello di cui in questo esatto istante stiamo parlando: una meravigliosa teiera rifinita con sontuose venature dorate all’altezza delle crepe.
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La nostra anima imperfetta |
venerdì 14 novembre 2014
PANE DEL CIELO
Il sangue è vita; chi non ha abbastanza sangue non riesce a
vivere. Il sangue rappresenta la vita, sta a indicare che posso respirare,
muovermi, ridere, parlare. Se poi il sangue è buono, godo di ottima salute.
Il pane è nutrimento; si trasforma in sangue che mi dà la
vita. Il pane è buono da mangiare e rinfranca quando si ha fame. Gesù si è
fatto pane per nutrirci e produrre in noi un ottimo sangue. Sangue che però
scorre nell’uomo nuovo: quello dello spirito; perciò è un sangue che non si può
analizzare nei laboratori clinici.
Perché il Pane consacrato, divenuto Gesù, non segue lo
stesso percorso dell’altro cibo: Esso va a fare buon sangue all’anima. Così
come l’altra forma dell’Eucarestia, il vino, che dà gioia. Il vino, infatti,
porta al corpo rilassamento e una certa tendenza a veder tutto più roseo. Gesù
vuole proprio questo! E’ come se ci dicesse: “Stai allegro! Di che ti angosci?
So di chiederti cose difficili da fare, ma ti do anche il giusto nutrimento, ti
do i mezzi per farle. Anche se tutto andasse male nella tua vita, io ti amerò,
ti sosterrò, ti resterò accanto e ti darò una pace che non è di questo mondo.
Una pace incomprensibile agli uomini ma più vera e duratura di qualsiasi altra
pace. Neanche la morte ti farà più paura.”
Quando si sta male fisicamente si fanno delle analisi e dai
risultati si cerca di scoprire cosa è venuto a mancare nel sangue. Scopertolo,
si prescrivono medicinali, diete alimentari o altro per ristabilire
l’equilibrio dell’organismo e restituire la salute all’individuo. In genere si
hanno dei buoni risultati: si migliora. Eppure il corpo alla fine muore, si
rompe, cessa di funzionare, proprio come un’auto usata, indipendentemente dal
fatto che io me ne sia occupata con tanta attenzione.
Allo stesso modo, quando si sta male moralmente o
spiritualmente, dovrei ricorrere a delle analisi, magari non di laboratorio, ma
di riflessione. Se sono sempre arrabbiato, nervoso, teso, triste, depresso e
insoddisfatto dovrei chiedermi che mi succede: cosa mi manca? Se a questo punto
si potesse estrarre il sangue spirituale dell’anima, si troverebbe con certezza
uno stato di “Anemia perniciosa di Cielo”. Già, perché il Cielo è la sostanza
fondamentale di cui è fatta l’anima e ne va della sua sopravvivenza. Forse
dovrei assumere pillole di Cielo, Pane del Cielo con un buon bicchiere di Vino
di Cristo ogni giorno nel tentativo di tirare su la pressione della mia povera
anima che langue e giace senza forza, ormai esangue.
L’Eucarestia è il Pane e il Vino celesti e le Pillole di
Cielo sono tutte le parole che escono dalla bocca di Dio. Elementi che mi danno
quella sferzata di vita e pace che mi consentono di andare avanti in questo
passaggio che è la mia esistenza terrena.
Il bello di questa efficace cura è che l’anima si
rinvigorisce sempre più, tenendo in vita persino il corpo qualora questo non
riuscisse a trovare un equilibrio nel suo stato di salute. Ciò avviene perché
il Pane del Cielo contiene tutte le sostanze necessarie alla Vita Vera!
Mentre il povero e semplice pane della terra ha un suo
limite: non potrà mai portare il corpo a vivere per sempre, né tantomeno
portare l’anima in Cielo. Il Pane Celeste, in quanto corpo di Cristo, invece,
sarà in grado di portare in Cielo la mia anima e alla fine anche il corpo…che
trasformerà in glorioso e incorruttibile.
Che aspettiamo a nutrirci di questo Pane?
mercoledì 5 novembre 2014
PEZZO A INCASTRO
“Chi si vanta, si vanti nel Signore”: tutta la sapienza ci è
data da Lui. Ogni giorno si fa più chiaro il concetto.
Contemplo Dio nella
sua bellezza, bontà e giustizia e non appena mi stacco da Lui, sono costretta a
contemplare le mie brutture, malignità e ingiustizie. Quando poi ascolto la mia
voce parlare di Dio, avverto stridere qualcosa dentro. Vorrei profondamente e
sinceramente essere come Lui desidera, ma vedo che non lo sono; eppure quando
parlo di Lui, mi ricolma di doni: la facilità di parole, la sapienza e la sua
luce. Tutto emana da me soltanto per quel “vorrei”.
E’ come se avessi un pezzo a incastro da mettere nel puzzle
della Volontà di Dio che però è tutto spigoloso: la forma è più o meno quella e
desidero metterlo al suo posto perché voglio aderire alla sua volontà. Ma non s’incastra,
così devo limarlo, toglierne dei pezzetti, poi riprovarci e smussarlo ancora.
Io sono quel pezzetto! Quel dolore di vedermi storta è il
lavoro di limatura sulla mia anima per riuscire ad aderire perfettamente alla
volontà di Dio. E’ un segno incoraggiante questo senso di disagio, significa il
mio lavoro interiore. Se non sentissi niente, significherebbe che non starei
neanche tentando di entrare nel Suo piano, ma starei solo guardando e pensando:
“Tanto è troppo difficile, non si può proprio fare”.
Questo mio unico merito di provarci senza sosta, accende la
fiducia di Dio in me, che sono stolta per il mondo, e fa sì che mi regali i
suoi enormi poteri. Ecco perché una stolta come me parla di Dio e fa luce a chi
ha intorno.
Ma qual è poi questa volontà di Dio? È semplice: essere
operatore di pace, essere mite, puro di cuore, affamato di giustizia, umile,
povero in spirito. Anche questo piano, per il mondo, è un piano stolto.
Invece secondo il parere di Dio, chi è mite si merita di
ereditare la terra, chi è umile, di avere il Regno di Dio.
Sapere di non sapere, fa sì che Lui ci riempia del Suo
sapere! Se siamo vuoti, può entrare qualcosa; se siamo pieni, che può darci
Dio?
In fondo siamo dei lottatori di grande valore e i più grandi
sognatori del mondo. In più il nostro sogno si realizzerà. Già si vede quando
notiamo dei miglioramenti nella nostra anima dopo tanto limare e limare.
E’ Lui stesso che ci assicura la riuscita di questo piano
attraverso la nostra buona volontà, lo fa capire nelle Beatitudini quando a
ogni sforzo unisce il contraccambio. ..e conclude col chiamarci “beati”!
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